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Il meno peggio del peggio

     Giugno 27, 2017   No Comments

Chi votare? Non è facile. O meglio, non lo è per alcuni. È facilissimo invece per i “partigiani”, per coloro che sentono di appartenere a questo o quel partito o raggruppamento o nuova formazione. Per coloro a cui risulta non facile la scelta elettorale sono molte e diverse le ragioni. Chi non crede nella politica. Chi ci credeva ed ha smesso di farlo. Chi non ha più fiducia in questa classe politica che da anni dà di se stessa prove decisamente negative. C’è molta antipolitica, come si dice oggi. Ma scegliere non è facile anche per chi, invece, ha passione ed impegno per la politica. Per chi ha e sente forte il senso delle istituzioni ed ha una concezione della politica la cui bontà si misura in relazione al fatto che essa corrisponda davvero all’interesse generale del paese e non sia soltanto la rappresentanza dell’interesse personale e di piccolo cabottaggio. A tanti capita di essere molto indecisi. In primo luogo a chi è davvero democratico spiace alquanto che si vada a votare con un sistema elettorale che è una vera e propria schifezza. Un insulto alla democrazia. Un simulacro pericoloso di democrazia. Se si diffonde e se si radicalizza il pensiero che anche questa è una forma di democrazia allora siamo in presenza di una pericolosa fase di involuzione del processo democratico e della cultura democratica nel nostro paese. Sotto questo punto di vista bisognerebbe non andare a votare per segnalare in massa la nostra disapprovazione. Ma noi siamo di quelli che vanno a votare comunque perché è l’esercizio della nostra decisione politica, e perché ci sentiamo nel dovere civico di compierlo sempre. Anche andando a votare si possono segnalare i disappunti di fondo che si nutrono. E nel merito delle scelte dei concorrenti in campo? Si tratta di scegliere semmai il meno peggio. Il meno peggio del peggio, del peggio, del peggio. Valga qualche indirizzo.

Il Governo Prodi è stato uno dei peggiori governi della storia di questa nostra Repubblica italiana.

Quelle forze che ne hanno fatto parte hanno demeritato tantissimo. È vero c’è qualche novità nel panorama politico. Per esempio il Partito Democratico. Veltroni si sbraccia per essere credibile e nuovo. Gli riesce male sia l’uno che l’altro sforzo. Al mutamento cosmetico ed estetico ancora non corrisponde nulla sul piano sostanziale. Anzi emerge con chiarezza la molta ipocrisia con la quale si vogliono coprire tutti i limiti culturali e politici di quel partito. Che ancora permangono solidi e robusti. Veltroni non solo continua a difendere gente come Bassolino e la Iervolino, che sono vere monnezze del panorama politico, ma tollera che quelli e tanti altri come quelli siano lo zoccolo forte e duro della dirigenza del PD. Veltroni dice e propone cose che stridono tremendamente a confronto con la realtà. Vuole dare l’idea di una formazione politica rinnovata. E quel che dice e propone è l’esatto contrario di quello che è il modo di agire e di operare del suo partito. A livello periferico e qui da noi dove rappresentano un vero sistema di potere è oltremodo palpabile questa poderosa contraddizione. Cambieranno sull’onda di quel che dice Veltroni? Se è così sarebbe un bene. O cambierà Veltroni? O cambieranno lui stesso con un altro? Da non  escludere.

E Berlusconi? Se quando ha governato per cinque anni avesse fatto quel che prometteva sarebbe molto credibile. Invece lo è poco. Noi parametriamo a poche cose la nostra valutazione per scegliere. Uno: una politica estera occidentale, chiaramente occidentale, in rapporto con la grande democrazia americana, a sostegno dell’unica democrazia mediorientale, Israele. Chiaramente in questo contesto il rafforzamento dell’iniziativa e della politica dell’Europa. Due: la laicità dello Stato da difendere, salvaguardare e sviluppare. Contro la palese e strisciante e forte volontà di rinnovato confessionalismo che vuole permeare di sé le istituzioni e l’attività legislativa dell’Italia.

Tre: vere liberalizzazioni. Contro i monopoli di categoria e di ordini professionali, gli oligopoli commerciali. Per la privatizzazione delle società che erogano i servizi principali dell’energia, del gas, dell’acqua, della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Per la liberalizzazione di questi servizi. Per non avere monopoli prevaricanti come Hera. Quattro: il ritorno all’energia nucleare. Quinto: la realizzazione delle infrastrutture necessarie ad un paese moderno, quali la TAV e i termovalorizzatori. Sesto: riduzione sensibile delle tasse ed intervento energico di riduzione e qualificazione della spesa pubblica, quella locale anche e soprattutto. Settimo: abolizione delle province e riassetto profondo della struttura dello Stato a livello periferico. Onestamente a parametrarsi a questi punti, se si è rigidi, si finisce per non votare alcuno. O comunque alcuno li rappresenta nel loro insieme e con la chiarezza necessaria. Tuttavia a noi serviranno per cercare di capire chi davvero può essere il meno peggio del peggio, del peggio.

L.Montanari

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:23 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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