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Una politica fiscale al servizio del cittadino

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Sanzio Scarpellini

I problemi del nostro paese sono diversi, ma nella fase di estrema difficoltà in cui si trova l’economia, una particolare attenzione alla politica fiscale diventa inevitabile.

Si racconta ed io lo raccontavo ai miei studenti, che R. Reagan, eletto presidente, abbia invitato a cena alcuni economisti di tendenza liberale fra cui Arthur Laffer per confrontarsi sui problemi economici ed in particolare su come diminuire il peso fiscale senza ridurne il gettito. Il medesimo problema che si trova ad affrontare il nostro paese. L’economista Laffer si fece portare un foglietto di carta ed una matita e disegnò un semplice grafico (la cosiddetta curva di Laffer): sull’asse delle ascisse il gettito tributario e sull’ordinata le aliquote fiscali medie. Ad aliquota zero, gettito zero – spiegò – di contro, ad aliquota 100%, gettito nullo in quanto nessuno è disposto a produrre un reddito che venga interamente versato all’erario. Dal grafico, spiegò poi l’economista, si evince come il gettito tributario aumenti all’aumentare dell’aliquota media fino ad un certo punto per poi decrescere progressivamente. E’ evidente, quindi, che gettito ed aliquote medie siano legate da una proporzionalità inversa. Alla domanda quale fosse l’aliquota “ideale” l’economista non rispose: tuttavia fece notare che il grafico mostrava come aliquote del 35% e del 65% dessero lo stesso gettito fiscale e quindi come fosse inutile aumentare le aliquote oltre una certa misura in quanto si sarebbe manifestato un effetto negativo (34% / 36% rappresenterebbero il limite oltre il quale il gettito decresce). Nelle attuali condizioni economiche del nostro paese è assolutamente impensabile e deleterio diminuire il debito pubblico con nuove imposizioni fiscali. Non si combatte l’evasione con l’aumento delle aliquote. All’università, il professore di finanza diceva sempre: aliquote elevate comportano evasione ed elusione elevate, aliquote basse evasione ed elusione minime. Non giriamo attorno al problema, questa è una verità lapalissiana.

La situazione fiscale del nostro paese è troppo seria per non intervenire al più presto su una riduzione delle aliquote. Se la pressione fiscale diminuisce, specialmente sul lavoro e sulle imprese, gli imprenditori sono stimolati ad investire e produrre maggior reddito e quindi ad aumentare la base imponibile. La diminuzione delle aliquote, compensata da un aumento della base imponibile, non farebbe diminuire le entrate tributarie e si avrebbero effetti positivi sull’aumento del reddito nazionale. La teoria di A.Laffer non è certamente nuova ma è sicuramente da tenere presente in questo grave momento di difficoltà. Anche l’OCSE, nei suoi ultimi studi, ha evidenziato che una riduzione delle aliquote può stimolare la ripresa economica mantenendo invariato il gettito tributario. Nel lontano 1776 l’economista A. Smith elaborò tre principi tecnico-amministrativi attraverso i quali qualsiasi governo deve attenersi se vuole affrontare con raziocinio il problema fiscale: principio della certezza, della comodità e della economicità. Regole che non necessitano di particolari spiegazioni ma che dobbiamo sempre tenere presente se si vuole una efficiente gestione tributaria al servizio del cittadino. L’economista suggerì un quarto principio, a carattere giuridico: quello della giustizia. Tutti i cittadini devono contribuire alla spesa pubblica in base alle proprie possibilità. A differenza dell’articolo 53 della nostra Costituzione, Smith pensava ad una aliquota proporzionale e non progressiva come giustamente è prevista dalla nostra Costituzione. Diminuire il debito pubblico come ci richiede l’Europa è un obiettivo che non si può più rinviare, necessita quindi affrontarlo con determinazione. Sia il governo Berlusconi, sia il governo Monti, sia il governo Letta hanno subìto troppo passivamente i vincoli che la comunità europea ha imposto ai nostri conti pubblici. Rientrare nei parametri di Maastrich deve essere un obiettivo inderogabile, ma come procedere per raggiungerli? Siamo sicuri che questi obblighi così stringenti (austerità) aiutino veramente a superare l’attuale momento di difficoltà? Il vincolo del 2,9% fin dal 2013 allontana la ripresa se non addirittura la esclude. Perché alla Francia è concesso lo sforamento del 3%? Entro la prima quindicina di ottobre il governo dovrà presentare la legge di stabilità atta a contenere gli indirizzi di politica economica dei prossimi anni. Speriamo vengano elencati pochi punti incisivi e radicali, realizzabili in un tempo abbastanza breve: misure per una diminuzione del cuneo fiscale (sia per i lavoratori sia per le imprese); elenco degli investimenti che permettano al nostro paese di poter sforare il bilancio comunitario grazie ai benefici della “Golden Rule”; diminuzione dei costi energetici (sia per le imprese sia per le famiglie); riordino di tutte le agevolazioni fiscali a costo zero; eliminazione in maniera definitiva delle province e conseguente limite alle spese di comuni e regioni, anche quelle a statuto speciale (ha ancora senso mantenere le regioni a statuto speciale? In più di 60 anni non sono forse venute meno le condizioni socio-politiche e geografiche di quella scelta?). Infine, ma non certo per importanza, la semplificazione burocratica con un alleggerimento ed una facilitazione degli iter. Problemi risolvibili dalle istituzioni locali troppo spesso assenti. Per raggiungere questi risultati bisogna comunque diminuire la spesa pubblica. Non esiste altra soluzione. È chiaro che quest’ultimo obiettivo risulta il più ostico per la classe politica di governo. Certo non si dovranno operare tagli indiscriminati su tutti i capitoli di spesa; si dovrà essere selettivi nel tentativo di aiutare la crescita. Avere chiari gli obiettivi è assolutamente prioritario, ma la spesa pubblica deve diminuire; non sussistono alternative. I conti pubblici in ordine sono una necessità se si vuole crescere.

Mentre scrivo non so quale sarà la sorte del governo Letta. Se è vero che sussistono spiragli incoraggianti per uscire dalla recessione, la crisi di governo renderebbe alquanto problematico, se non impossibile, la ripresa economica.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:32 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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