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Renzi. Ancora una risorsa?

     Giugno 26, 2017   No Comments

Sono in pieno svolgimento le primarie che devono scegliere chi sarà il nuovo segretario nazionale del Pd. Quattro in gara: Renzi, Cuperlo, Civatti, Pittella. Fondamentalmente gara a due: Renzi, Cuperlo. Il primo, a giudicare dai risalti nei media e dai sondaggi, dovrebbe essere il sicuro vincente. Non si sa mai, però. Cuperlo è un candidato forte del sostegno della parte più ex Pci, Pds, Ds del Partito democratico. D’Alema e Bersani alle sue spalle. Renzi è il vincitore in pectore. L’uomo nuovo che può far vincere il Pd. È indubbio che Renzi sarebbe stato il vincitore delle ultime elezioni politiche se fosse stato il candidato premier del centrosinistra al posto di Bersani. Fu battuto alle primarie del 2012 da un poderoso impegno dell’organizzazione del Pd. Il Pd era sicurissimo di vincere le elezioni dello scorso febbraio, date le magre figure e il declino di Berlusconi, e la non presa elettorale di Monti che pur era sceso in campo da capo del governo. Con questa sicurezza alle spalle, il problema del Pd era quello di non consegnarsi a Renzi. La vera battaglia dei pidini fu quella delle primarie per far vincere Bersani. Così si alienarono molti voti di nuova provenienza che su Renzi sarebbero, invece, confluiti in grandi messe. Biascicarono di giaguari e di tacchini. Hanno preso una batosta che nemmeno l’obbrobrioso premio di maggioranza ottenuto alla Camera per appena una manciata di voti superiore a quelli di Berlusconi ha potuto mitigare. Il resto, quello che ne seguì, è ancora tutto lì davanti ai nostri occhi: la vicenda del tentativo di formare il governo da parte di Bersani, quella che ha portato alla riconferma alla Presidenza della Repubblica di Napolitano, quella della formazione del governo Letta delle strane, larghe intese. Insieme gli inconciliabili Pd, Pdl. Unica maggioranza possibile per avere un governo. A seguire le vicende di Berlusconi, la condanna in Cassazione, la divisione del Pdl, la sfiducia al governo poi rientrata, e tutte le contorsioni e paccottiglie di questi giorni. Tutti avvinghiati intorno al fattore Berlusconi e alle regole finalmente decise per il congresso del Pd e per le primarie per decidere il segretario del Pd. Per molti mesi questo è stato la generale politica italiana. E siamo alla gara. Queste primarie non sono come le precedenti, nelle quali il vincitore (che fu Bersani) sarebbe stato il candidato premier della coalizione di centrosinistra. Queste servono per decidere chi sarà il segretario nazionale del Pd. Non è automatico che sarebbe il candidato premier ad una prossima elezione nazionale. Anche perché al momento c’è un premier in attività che è esso stesso del Pd (era il vice di Bersani nel Partito) e che il Pd è impegnato a sostenere, almeno in facciata, più e più intensamente di altri. Comunque Renzi è il candidato forte alla segreteria che punta ad essere il candidato vero alla Presidenza del Consiglio appena si presenteranno le condizioni per nuove elezioni politiche nazionali. È a questo che punta l’attuale Sindaco di Firenze. Della tappa intermedia di queste primarie ne avrebbe fatto a meno (è nostra opinione) se non gliela avessero resa obbligata. Nel Pd dopo lo smacco bersaniano e le turbolenze che ancora lacerano la sinistra, Renzi è considerato dai più l’unica risorsa in grado di portare alla vittoria elettorale un partito che sembra vocato e tarato per perdere continuamente. Perfino molti di coloro che Renzi non solo non lo amano, ma anche non lo sopportano e non lo vorrebbero proprio, si sono affiliati nel renzismo perché persuasi che è l’unico che può farli vincere. Lui si è dato da fare parecchio (ha girato in lungo e in largo tutte le feste con gran successo) per conquistare gran parte di quegli iscritti e di base del partito che gli furono contro alle precedenti primarie. Ovviamente ha anche dovuto modulare alla bisogna parte delle sue posizioni che ne contraddistinguevano la candidatura precedente e che avrebbero motivato l’afflusso di un elettorato nuovo, non di sinistra, a sinistra. Molta base pidina, con grande spontaneità e sicuramente in buona fede, visti i precedenti, si è spostata su Renzi. Non con spontaneità, ma per calcolo e senza buona fede, anche molti degli avversari renziani di ieri si sono trasferiti armi e bagagli con Renzi. Pronti a salire sul carro del vincitore. Renzi dice che il carro deve essere spinto e non servire solo per salirci sopra. Ad ogni modo dovrebbe conoscerli bene quelli. Avrà fatto anche lui i suoi conti. Certo è che tutto questo rende l’immagine di Renzi oggi, non proprio uguale a quella di Renzi ieri. Meglio quest’ultima. Tuttavia consideriamo ancora Renzi una risorsa di rinnovamento. Nel panorama politico italiano povero come è, è anche di spicco particolare. Il Renzi del suo libro “Fuori” è molto migliore di quello di “Oltre la rottamazione”. Decisamente. Sarà anche per questo che molti dei suoi acerrimi avversari interni di ieri sono diventati i suoi sostenitori di oggi. Riconfermiamo un gesto di fiducia e di speranza, anche se un poco più attenuato. Vogliamo confidare che la rottamazione che ci ha sempre intrigato, quella culturale, non sia del tutto dismessa. Quella sinistra liberale che ci ha fatto balenare innanzi nei mesi scorsi, speriamo sia ancora un obiettivo vero dell’impegno renziano. Non vorremmo che tutto si intruppasse nel battutismo che pare espandersi ultimamente. Il renzismo che possiamo leggere attraverso l’articolo di Federico Bracci, in questo numero, come nell’altro del numero precedente di Energie Nuove, pur non assecondandoli in toto, ci piace. Ci piace assai di più di quello che in controluce siamo chiamati a decifrare secondo le nuove adesioni al renzismo che anche a livello locale si sono dichiarate. Secondo noi c’è una differenza notevole. Sarà un metro di paragone e di raffronto significativo se il prosieguo dell’impegno di Renzi dovesse, speriamo di no, deludere di più i Bracci che non i dirigenti del Pd anche locali intruppati nell’ultima ora. Questi il carro non lo spingono. Ci vogliono salire sopra. Renzi non ne ha fatto mistero in passato che il modello di Tony Blair lo trovava interessante: come Blair ha cambiato il Labor per poi portarsi al governo durevolmente, così Renzi sta cercando di cambiare il Pd per poi andare alla premiership del governo? Possiamo augurarglielo. Ma l’Italia non è l’Inghilterra, gli italiani non sono gli inglesi, la sinistra inglese non è la sinistra italiana. Il sistema istituzionale e costituzionale non sono gli stessi. Nemmeno il sistema politico e quello elettorale. Nella pochezza del panorama politico italiano Renzi può essere ancora una speranza. Anche nostra. Soprattutto se riscontrassimo almeno in buona parte quanto già il 3 giugno scrivevamo in “Renzi e il semipresidenzialismo alla francese” (vedi cesenainfo.it).

… Se Matteo Renzi fosse prevalso alle primarie del Pd del 2012, …lo avremmo votato. Ripeto quanto dissi allora…. Nel complesso lo consideriamo una risorsa molto positiva. Ne condividiamo molti obiettivi di rinnovamento. Adesso ha scritto “Oltre la rottamazione”. ..Ribadiamo l’interesse e la condivisione per la rottamazione lungi dall’essersi compiuta di carattere culturale. ..La rottamazione culturale volta a fare una sinistra moderna, democratica e liberale.. ..Il “fenomeno Renzi” vissuto nei mesi scorsi, non è più, però, il “fenomeno Renzi” di adesso. … Deve tenersi lontano, da qualsiasi espediente e/o motivo che possa muovere nella direzione di far saltare questo governo e interromperne l’azione. ..la ragione di risulta sarebbe quella di volersi liberare di un temibile concorrente (l’attuale Presidente del consiglio Enrico Letta) per la guida del centrosinistra in nuove eventuali ravvicinate elezioni politiche… A meno che Letta non ne esca malissimo. Il che non è augurabile da parte di alcuno. Nel suo stesso partito, il Pd, peraltro, Renzi ha più avversari e contrari che seguaci e sostenitori. Anche fra molti di coloro che sembrano siano stati folgorati sulla via di damasco … C’è molto retaggio vetero, culturale e di classe dirigente (e non facciamo riferimenti anagrafici). Non solo fra le appartenenze ex comuniste, anche fra quelle ex democristiane, che Renzi dovrebbe conoscere ancora meglio. Adesso saranno in molti a cercare di risucchiarlo nel campo che potrebbe risultargli il più scomodo: quello del prossimo congresso del Pd. La questione che sarà posta è questa: si deve rinnovare il Pd. Il congresso sarà il momento culmine di arrivo e di ripartenza di questo processo rinnovatore. L’altra faccia della questione sarà: chi guida il partito è il candidato premier nelle elezioni politiche. Renzi deve conquistare la guida del partito. Ce la può fare vista la situazione in cui si trova il Pd,. ..Non basta. A condizioni esterne inalterate, Renzi potrebbe vincere il congresso del Pd (comunque non facile), potrebbe essere il futuro candidato premier (anche questo non facile, c’ anche la questione Letta in mezzo), potrebbe vincere le elezioni e diventare davvero premier (anche questo non è strada spianata), ma farebbe molta fatica a governare. Non tanto per il contrasto con quella che sarebbe l’opposizione, ma soprattutto per i contrasti che smettendo di sonnecchiare si sprigionerebbero dall’interno del suo stesso partito e della sua stessa coalizione. A meno che non fosse riuscito a fare una tale “rottamazione” ed un tale repulisti al suo interno dal portarsi in Parlamento una squadra, un monolite, a sua immagine e somiglianza, che non gli creasse alcun problema (come quelli che hanno avuto i suoi predecessori). Impresa ardua. Ha di fronte a sé la scadenza di un congresso impegnativo. Di un partito imploso, diviso, non privo di rancori, conflitti e competizioni esasperati. Dopo il Congresso – stiamo dando scontato che non ci siano sconquassi del quadro politico nazionale attuale – ci saranno le elezioni amministrative che riguarderanno anche il Comune di Firenze. Ci siamo fatti l’opinione che siano molti quelli che desidererebbero un flop dell’attuale Sindaco. Non che perdesse, ma che non vincesse bene, così da svettargli la cresta. Oggi, dicevamo, l’”effetto Renzi” non è lo stesso che nel più recente passato, quello delle primarie con Bersani…Se la sua battaglia si manterrà …merita di essere sostenuta. Ma ..andremmo anche ad un ancor maggiore sostegno e ad una piena adesione se Renzi patrocinasse e assumesse esplicitamente l’obiettivo e la battaglia della riforma costituzionale. Che non si ferma solo alla riduzione dei parlamentari e al monocameralismo. Che cambia la forma di governo. Per realizzare in Italia il modello francese: il semipresidenzialismo, con annesso sistema maggioritario uninominale di doppio turno. Noi, questa preferenza e questa convinzione le abbiamo da tempo e corrispondono ad una visione del rafforzamento e dello sviluppo della nostra democrazia. A prescindere da qualsiasi destino personale o di leadership. Nei frangenti in cui ci troviamo non possiamo non vedere, ad ogni modo, come quella prospettiva, così utile al paese, potrebbe anche attagliarsi alle aspettative di rinnovamento profondo alle quali dice di volersi dedicare Matteo Renzi. E anche alle sue personali attese di leader di quel processo rinnovatore. Se in un auspicabile ravvicinatissimo futuro fossimo chiamati ad eleggere, come cittadini, il Presidente (alla francese).. sono persuaso che Renzi avrebbe ottime changes… Per quella candidatura sarebbe superabile anche il problema di chi fosse il Presidente del consiglio in carica. Per sette anni di sicura maggiore stabilità politica. Anche se il Parlamento fosse senza quel monolite di supporto che altrimenti gli sarebbe necessario (a lui come a qualsiasi altro premier che nelle attuali condizioni volesse governare un minimo). Renzi ha parlato spesso del modello del “Sindaco d’Italia”. Il Pd, o almeno gran parte ed il meglio di quello, ha sostenuto spesso la proposta di un semipresidenzialismo modello francese. Oggi su queste posizioni c’è anche gran parte del centrodestra. Che si aspetta a fare questa riforma? Che aspetta Renzi a mettersi avanti a questa proposta e a questa battaglia ancor più direttamente ed esplicitamente? A farla nel paese e nel suo partito. Ne facesse il punto di forza, dirimente della sua battaglia politica, siamo persuasi che avrebbe un ancor maggiore successo. Maggiore consenso, maggiori adesioni, maggior sostegno. Dentro cui annovereremmo la nostra modesta, attiva, partecipazione.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:33 pm
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