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Sapro. La responsabilità dei Comuni. Risorse tolte a imprese e credito

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Luigi Di Placido*

Sapro è una società che svolge la funzione pubblica di acquisizione e urbanizzazione di aree industriali dai Comuni soci. Soci di Sapro sono per il 33% il Comune di Forlì, il 33% il Comune di Cesena, il 16% la Provincia di Forlì-Cesena, il 6% la Camera di Commercio, il 6% il Comune di Forlimpopoli, il 6% il Comune di Bertinoro, più minuscole partecipazioni dei comuni di Santa Sofia e Galeata.
La Società nasce dalla trasformazione del Consorzio delle aree industriali nel 1995, i cui soci erano gli attuali; la trasformazione in SPA avvenne tramite il conferimento di beni stimati in 4.540.000 di Euro.
La mission di tenere calmierato il prezzo delle aree industriali e valorizzare il territorio dei Comuni soci, ha purtroppo progressivamente lasciato il passo a divergenze di vedute sugli indirizzi gestionali che hanno portato Sapro ad accumulare un ingente debito verso istituti di credito e fornitori. Tale situazione non è certamente nuova: si era a conoscenza già dal 2008 degli oltre100 milioni di Euro di debiti accumulati dalla società e dei relativi interessi passivi, cosiccome si era già a conoscenza dei problemi interni che hanno poi portato al licenziamento del Direttore Generale.
Sono degli inizi del 2009 dichiarazioni dell’allora vice-Sindaco del Comune di Forlì del tenore “Siamo preoccupati, ma non c’è alcun rischio di fallimento per Sapro….Il Consiglio ci sta tenendo informati e non ci sono particolari problematicità”, seguite dalle lettere di patronage (una sorta di garanzia) ufficializzate dai Comuni di Forlì e Cesena, che ora rischiano di cadere come una pesante mannaia sui rispettivi bilanci.
Fino ad arrivare alla richiesta di fallimento avanzata dalla magistratura al Tribunale di Forlì, che ha peraltro respinto la prima ipotesi di ristrutturazione del debito.
Dagli ultimi documenti del consiglio di amministrazione, che rifanno una sorta di cronistoria: balza subito agli occhi, per fare l’esempio del Comune di Cesena, che nel corso degli anni chi lo ha rappresentato all’interno di Sapro risponde al nome di Preger arch. Edoardo, Andreucci, avv.to Giorgio, Belli, geom. Leonardo, Gasperoni dott. Lorenzo, ovvero Sindaci, Vice-Sindaci o Assessori delle giunte che hanno amministrato la città. Le stesse Associazioni di categoria erano molto ben rappresentate.
La prima considerazione quindi viene spontanea: la politica ha decisamente sottovalutato quelli che erano i problemi di Sapro e che si andavano gonfiando nel corso degli anni. Non si arriva ad un indebitamento di 100 milioni di euro a causa del destino cinico e baro, e nemmeno si può addossare la responsabilità solamente alla crisi globale che ha investito anche il nostro territorio.
Qualcuno sottolinea come i tempi delle urbanizzazioni e della disponibilità effettiva sul mercato dei terreni abbiano scontato i colpevoli ritardi legati alla pesante burocrazia che attanaglia i nostri comuni, ma neanche questo può bastare a spiegare lo stato attuale.
Non vorremmo che qualcuno dimenticasse le divergenze strategiche che hanno colpito Sapro, vista da alcuni come una società immobiliare e da altri come una società di servizi, in una parabola che l’ha portata da azienda di urbanizzazione industriale (comprare aree, urbanizzarle e rimetterle sul mercato a prezzi più bassi di quelli di mercato) ad un’azienda a cui sono stati affidati nel tempo interventi più “pubblici”, con investimenti pesanti e tempi di ritorno più lunghi, come la scelta di urbanizzare aree industriali nelle vallate pur in assenza di una vera e propria domanda o acquisire aree a vocazione non produttiva.
Gli enti soci, se da una parte reclamavano nei confronti dei CdA una maggiore snellezza nella gestione e un maggiore impegno nello svincolare i terreni di proprietà, dall’altra (e ce ne sono prove lampanti), chiedevano continuamente con insistenza che nuovi territori e nuove lottizzazioni venissero inseriti all’interno del “portafoglio”, creando quello che è stato, a mio modo di vedere, uno dei problemi fondamentali, e cioè che Sapro è piano piano uscita da quella che era la sua mission iniziale, dovendo prendere in considerazione anche vocazioni che non erano prettamente industriali per rispondere alle pressanti richieste degli enti soci.
A Cesena il Sindaco afferma che il fallimento è una iattura, che bisogna mettere in moto tutte le azioni perché esso venga evitato; a Forlì, 16 chilometri di distanza, ci sono altre posizioni, che fanno peraltro riferimento alla stessa maggioranza politica.
E’ necessario un chiarimento prima di tutto da questo punto di vista, perchè i 100 milioni di debitii di Sapro sono una spada di Damocle che pende sul capo di tutti.
E’ consolidata in me la convinzione che, come nel privato il fallimento è inevitabile di fronte ad una incapacità di reggere le sfide del mercato, così deve accadere quando il pubblico, spesso debordando dai suoi compiti precipui, dimostra scarsa capacità di lungimiranza.
Ma questa è una situazione nella quale occorre avere grande responsabilità, e non abbandonarsi ai proclami e ai dogmi.
Sapro non può fallire.
Quei 100 milioni di euro cadrebbero come una mannaia sugli enti soci e su un sistema bancario locale che, inevitabilmente, farebbe ricadere la medesima mannaia sui correntisti, sulle imprese, sulle necessità di indebitamento dei Comuni.
I terreni ancora nelle disponibilità di Sapro, in caso di fallimento, rischierebbero di diventare un cerino acceso nelle mani degli istituti bancari i quali, pur di realizzare e rientrare almeno parzialmente della loro esposizione, potrebbero dare vita, seppure involontariamente, ad una spirale speculativa e distorsiva del mercato: terreni a prezzi più bassi, con qualche disinteressato “salvatore della patria” pronto ad acquistarli, magari ponendo come condizione modifiche ai piani o alle destinazioni esistenti.
Tutti scenari che occorre cercare di evitare, senza però chiudere gli occhi rispetto a tutto quello che è successo fino ad oggi, accertando responsabilità, omissioni, negligenze e valutando tutte le azioni di rivalsa del caso.
Sarebbe un errore pensare che il problema sia solamente quello del debito dei 100 milioni di euro: in realtà il problema è il sistema che ha creato quel debito, e la sua scarsa dimestichezza a leggere le esigenze delle nostre realtà.
Non esiste, infatti, solo un problema specifico della singola vicenda, bensì un problema più generale che investe le istituzioni del nostro territorio.
*Consigliere comunale

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:23 pm
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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