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La ripresa: dobbiamo crederci

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Sanzio Scarpellini

La quantità di moneta che circola in unpaese ha effetti rilevanti sull’economia; ciò significa che sussiste unostretto legame tra le grandezze monetarie (domanda e offerta) e le grandezzereali (produzione, investimenti, reddito, etc). La quantità di monetacircolante in un paese in un determinato momento si definisce offerta dimoneta. La  domanda di moneta è laquantità di moneta che le persone detengono in forma liquida per far fronte aipropri bisogni. Sottolineo: non rappresenta la quantità di ricchezza richiestadagli individui (la domanda sarebbe scontata) ma quanta moneta essipreferiscono tenere in forma liquida ossia immediatamente disponibile nelportafoglio o in depositi bancari non vincolati piuttosto che in titoli,immobili, depositi vincolati.  Laquestione è, da un punto di vista economico, assai rilevante: tenere presso disé moneta significa non impiegarla in investimenti fruttiferi (come titoli distato, azioni ed obbligazioni di società, fondi di investimento) con leconseguenze negative sul sistema economico che oggi tutti constatiamo.Ritornando alla affermazione iniziale, la quantità di moneta in circolazionecome può influenzare o condizionare le grandezze macroeconomiche reali (investimenti,produzione, reddito, consumi)? La politica monetaria utilizza le variabiliquantità di moneta offerta e  tassod’interesse per controllare gli aggregati reali ed in particolare il livellogenerale dei prezzi. Nella sostanza, aumentando la liquidità si vuole stimolareil credito e quindi gli investimenti, il consumo e di conseguenza anche ilreddito.   Viceversa, diminuendola liquidità, si mira a ridurre il credito e quindi una contrazione degliinvestimenti con l’obiettivo di diminuire la crescita della produzione e delreddito nel caso in cui il sistema sia sottoposto ad un processo inflattivo. Suquesti temi gli studiosi di politica monetaria hanno sempre discusso avendoopinioni divergenti. Per i keynesiani la politica monetaria è ”povera dirisorse” rispetto al problema della disoccupazione specialmente in un periododi depressione economica come quello che stiamo attraversando. La BCE ha in piùmomenti diminuito il tasso d’interesse fino a raggiungere livelli impensabili(0.05%) nella speranza di stimolare gli investimenti e quindi la ripresa; irisultati purtroppo non sono stati incoraggianti. Se in una situazione diprocesso inflattivo l’aumento del tasso d’interesse può raggiungere alcuniobiettivi di breve termine, in una situazione di grave congiuntura, la politicamonetaria è assai meno efficace perché gli operatori economici sono restii adinvestire a causa delle negative prospettive di rendimento. Anche gliimprenditori, nonostante il denaro costi poco o pochissimo come in questoperiodo, investono solo se intravedono per il medio periodo opportunità perfuturi utili. Keynes spiegava che il tasso d’interesse manifesta, in periodi didepressione, poca efficacia sugli investimenti; sono le aspettative di guadagnoche influenzano gli imprenditori. I keynesiani la chiamano “bassa efficienzamarginale del capitale”. In questo periodo quindi la politica monetaria da solanon è in grado di rilanciare la domanda globale; occorre sia integrata conaltre politiche per far fronte agli squilibri del sistema. “Il coordinamentotra politica monetaria e altre politiche è necessario e auspicabile per lacondotta economica del paese” (CIAMPI. “scienze ed arte del banchiere centrale”Mulino).

“Oggicomunque quasi tutti gli esperti di economia e politiche monetarie sonoconcordi nel ritenere che in un periodo di deflazione sia necessarioimplementare politiche di sviluppo finanziate dalla banca centrale europea.”Nonostante gli sforzi del presidente della BCE, è  risultato assai  difficoltoso ritrovare una certa armoniad’intenti fra i 29 paesi della comunità. Tuttavia dal 10 marzo fino alsettembre del 2016 la BCE ha acquistato e acquisterà titoli per 65 miliardi almese aumentando di fatto la liquidità all’interno del mercato.  L’obiettivo è e sarà quello di promuoveresviluppo aumentando l’inflazione verso il 2%. Questa immensa liquidità dovrebbefar sì che le banche si dimostrino “più generose” con le imprese e soprattuttole famiglie. Come ha ricordato il presidente della BCE queste misure nonsaranno tuttavia efficaci se non verranno accompagnate da misure specifiche deiprincipali governi dell’unione. Il rischio è che queste iniezioni diliquidità  rimangano “dormienti” nellebanche e quindi non vengano attuate politiche di sviluppo. Il nostro presidentedel consiglio deve avere più coraggio nei confronti di quella parte di paesieuropei che chiedono austerità e bilanci in pareggio. Sforare il 3% delbilancio non significa non mantenere gli impegni. Il nostro paese ha semprefatto fronte ai propri obblighi pagando regolarmente gli interessi. E’ pur veroche abbiamo un debito pubblico assai elevato ma per quanto riguarda l’avanzoprimario cioè la differenza fra entrate e spese al netto degli interessi siamoai primi posti nella classifica europea. Il governo deve far sì le riforme maha pure l’obbligo improcrastinabile di rilanciare l’economia. La pessimariforma del senato, l’incompiuta riforma delle province, la politica degliannunci, le imprudenti notizie sul TFR e l’esosa tassazione, gli ottanta euroelargiti a livello propagandistico e non utilizzati in maniera fruttuosa, ilmilione di posti di lavoro del ministro Poletti smentiti alcuni giorni dopo daidati negativi dell’ISTAT, la pressione fiscale che nell’ultimo trimestre sembrasia salita al 50,3%,  il tesoretto“utilizzato come arma di distrazione di massa” (“24 ore” del 14 aprile), lasentenza della consulta sulla incostituzionalità della legge Fornero e ilconseguente costoso reintegro non sono  certamentedi aiuto e non servono a ridare fiducia al nostro paese.  Il denaro che potremmo utilizzare dallosforamento del 3% non deve essere utilizzato quindi per spese improduttive comepurtroppo è accaduto nel passato ma convogliato alla diminuzione dellapressione fiscale sulle imprese, sul lavoro e sulle famiglie in difficoltà. E’pur vero che Keynes portava come esempi le bottiglie piene di banconotenascoste nelle miniere di carbone e “si lasciasse all’iniziativa privata discavar fuori di nuovo i biglietti”, ma affermava che “sarebbe più sensatocostruire case e simili”. Utilizzava questo ed altri paradossi per meglio farcapire che con  investimenti pubblici sisarebbero avviati sia un processo di nuova occupazione, sia un aumento delreddito e della domanda di beni di consumo secondo quel meccanismo che lo stessoKeynes chiamava “moltiplicatore del reddito”. Affermava inoltre che  l’intervento statale non è alternativo all’iniziativaprivata e di mercato anzi, deve essere un innesco per il processod’investimento.

E’ pur vero che alcuni interventi delgoverno quali la riduzione dei contributi per i nuovi assunti a tempoindeterminato, la parziale diminuzione dell’IRAP, la seppur contraddittoriamodifica dell’articolo 18 con l’emanazione dei decreti attuativi mostrano lavolontà di affrontare in termini positivi alcune difficoltà che opprimono ilnostro sistema produttivo. Tutto questo non è sufficiente. Mai come orasussistono le condizioni per uscire abbastanza velocemente da questa triennalerecessione e quindi non accontentarsi di una crescita modesta. Una smisurataquantità di liquidità (Quantitative Easing), la diminuzione del prezzo delgreggio, la quasi parità col dollaro (con il conseguente aumento delleesportazioni), la notevole riduzione dello spread tra Bot e Bund e da ultimo l’Exposono opportunità economiche che difficilmente potranno ripetersicontemporaneamente.  Il Governo deveporre in essere azioni  che offrano alleaziende, unico motore del paese, opportunità favorevoli per la crescita.Quattro sono i capitoli sui quali necessita operare speditamente: 1)intervenire sui vincoli che limitano la nostra economia (eccessiva burocrazia, incertezzadel diritto, riduzione delle imposte, etc); 2) operare affinchè gli operatoristranieri (multinazionali, fondi internazionali, banche estere) investano nelnostro bellissimo paese; 3) aiutare le nostre aziende medie e piccole arinnovarsi diventando esportatrici usuali non solo in Europa, ma anche alivello internazionale;  4) operare contrasparenza e grande coraggio sul debito (questa pesantissima zavorra che ciaccompagna da diversi lustri e che incide per circa ottanta miliardi di euroogni anno sul bilancio dello stato) che non può essere diminuito allontanando ilcommissario straordinario e  nascondendoin misteriosi cassetti le sue  propostedi revisione della spesa pubblica.

Il nostro paese ha le capacità peruscire dalla crisi, dobbiamo (solo) avere fiducia.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:10 pm
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