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Investire per la sicurezza

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Corrado Augusto Patrignani*

Nella nostra città, dal centro storico alla periferia, si sta riproponendo un serio problema legato alla sicurezza dei cittadini, dei negozianti e degli imprenditori.

La questione è ovviamente generale perché quando si affronta la questione della criminalità, dei furti, delle spaccate e delle rapine, a essere attaccata è l’intera comunità e con lei la percezione del senso di sicurezza e inviolabilità fondamentali per la qualità della vita e per la coesione sociale del territorio.

Come presidente di Confcommercio cesenate, un’organizzazione radicata ormai da 70 anni in questa città, vorrei proporre una riflessione partendo dall’ottica di negozianti e imprenditori che, nel contesto di una situazione difficilissima determinata dalla recrudescenza della crisi economica e dal credito congelato, si trovano a dover affrontare anche queste nuove ondate di criminalità.

Adopero volutamente il termine criminalità, in luogo della parola fuorviante microcriminalità che a lungo ha dominato in certi stantii dibattiti: quel prefisso micro, infatti, significando piccola o addirittura minuscola sembra far apparire non particolarmente grave, bensì quasi fisiologica e quindi gestibile – quasi fosse una sorta di costo sociale per intenderci – la criminalità di una città tutto sommato tranquilla come Cesena.

Ricordo anche certe malintese osservazioni di chi ha a lungo sostenuto che il nostro territorio era e resta un’isola felice, rapportato ad altri luoghi d’Italia dove lì sì che imperano il crimine e la malavita organizzata.

Non è un modo di ragionare che ci piace questo, perché spinge alla minimizzazione e all’immobilismo. Noi dobbiamo guardare a casa nostra e la percezione è che le cose vadano peggio di qualche tempo fa, riguardo alla sicurezza: basta pensare al fatto che si sono moltiplicati furti, spaccate e rapine, anche contro attività commerciali, in centro come in periferia. Ad esempio, solo per citare gli ultimi casi nel quartiere Ravennate e Cervese. Ma, aggiungo, un po’ in tutti i quartieri, come monitorano i nostri presidenti Confcommercio, con danni a serrande, vetrine, interni provocati dalle effrazioni oltreché danni economici laddove siano state asportate somme di danaro.

Ma non solo: certe strade buie dei nostri quartieri sono diventate veramente disdicevoli e pericolose, e persino in centro storico si possono sempre più fare brutti incontri. Non è sintomatico che nel cuore della città, una nota libreria sia stata indotta ad affiggere in vetrina un sarcastico invito ai ladri a non incunearsi dentro il negozio per la sesta volta (dopo cinque azioni criminose in due mesi), visto che tanto in cassa non vengono neppure tenuti gli spiccioli?

Cittadini e negozianti molto preoccupati. Per certi versi angosciati. Dal centro alla periferia.

Questa è la situazione e prima di correre ai ripari occorre avere la onestà intellettuale di riconoscerla senza minimizzarla.

Detto questo, servono interventi tempestivi e mirati.

Certo: la dotazione di organici più aderenti alle necessità delle forze dell’ordine è un imperativo categorico, così come una collaborazione fattiva, già peraltro in essere, fra i vari corpi. La Confcommercio la richiede da più lustri, essendo questa una carenza annosa. Va detto che le nostre forze dell’ordine impiegate sul campo sono esemplari ed efficienti, anche se potrebbero fare di più se le risorse fossero maggiori.

Spetta anche alla politica, in tutti i suoi livelli partendo dai nostri parlamentari locali, muoversi su questo binario per ottenere più sostanziosi organici, facendo valere le ragioni del nostro territorio.

Anche l’amministrazione comunale può e deve fare di più. Riconoscendo che il problema esiste e inserendolo tra le sue priorità di intervento.

Come? Ad esempio investendo danaro invece che per Sirio (il sistema di televigilanza per scovare eventuali auto che accedono in centro senza il permesso: costo di 370 mila euro!) per un più logico, realistico e soprattutto necessario sistema di telecamere da installare nel centro storico che fungano da deterrente contro furti, spaccate e rapine. Piuttosto che disincentivare l’accesso in centro, pensiamo a rendere più sicura la vita di chi vi abita, lavora e va a fare shopping.

Da parte sua la Confcommercio continua fare opera di sensibilizzazione sulle imprese invitandole a dotarsi dei sistemi di antifurto, ma occorre anche che arrivi una risposta perentoria da parte degli amministratori, i quali debbono sforzarsi di assicurare condizioni di maggiore sicurezza.

Il discorso vale anche per i quartieri, dove i nostri presidenti intendono pungolare i consigli circoscrizionali affinché tra gli interventi richiesti all’amministrazione figurino prioritariamente azioni e dispositivi per contrastare la criminalità che sta crescendo. In tempi di crisi economica e malessere sociale, d’altronde, ciò è purtroppo quasi inevitabile, ma quando ciò si verifica, chi amministra ha il dovere di proteggere di più e meglio la comunità con azioni mirate e incisive.

Fra queste ci spiace si sia abbassata la guardia sulla vecchia, ma non per questo sorpassata esigenza di istituire il poliziotto di quartiere, una sorta di bobby all’inglese, che cura il presidio del territorio e anche con la sua semplice presenza fisica funge da elemento di rassicurazione per la comunità e di deterrente per i criminali. L’esperienza dei vigili di quartiere, promossa solo in certe realtà, ci sembra d’altro canto che sia piuttosto svaporata.
*Presidente Confcommercio Cesena

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:38 am
  •   In The Categories Of : Cultura Società Economia

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