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Banche in chiaroscuro, fra crisi economica e finanziaria

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Morelli*

In ritardo rispetto alla maggior parte delle zone italiane, anche a Cesena e in Romagna è arrivata la crisi del credito. Non è una novità che la Romagna, ma soprattutto Cesena, seguano con qualche mese di ritardo i saliscendo dei cicli economici, per cui non c’è da stupirsi più di tanto. Anzi, bisognerebbe di questo ritardo ciclico, perché ormai possiamo fare gli indovini anche senza avere la palla di vetro, ma nessuno approfitta dell’occasione.

La crisi del credito è strettamente legata alla crisi del settore immobiliare: molti operatori che si erano abituati a lavorare con i soldi delle banche vendendo gli appartamenti ancor prima di costruirli, ora si trovano col culo per terra e la testa un po’ frastornata. Così alcuni progetti, per esempio il Comparto Europa, tra la ferrovia e la via Emilia, si sono fermati o hanno allungato di molto i tempi. E le banche, che ti danno l’ombrello quando c’è il sole per togliertelo quando piove, fanno la figura degli orchi rovina

imprese. “In realtà – dice Adriano Gentili, direttore generale del Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena (oltre alla Carisp comprende anche la Banca di Romagna) – le banche continuano a fare il loro mestiere: raccolgono i risparmi delle famiglie e delle imprese, poi li impiegano prestandoli a chi ne ha bisogno, cercando di fare in modo che tornino in cassa per poterli restituire ai risparmiatori o impiegarli nuovamente. Il rallentamento dell’economia, che per fortuna non riguarda in ugual misura tutti i settori, abbinato a una stretta imposta dalla Banca d’Italia per adeguarci a standard europei, hanno fatto venire il fiatone a molti istituti di credito”.

I tempi dell’espansione continua sono finiti, e probabilmente non torneranno più. E chi ha fatto il passo più lungo della gamba ne ha pagato o ne sta pagando le conseguenze: la Cassa di Risparmio di Rimini, per esempio, che nel giro di pochi anni aveva raddoppiato gli sportelli e messo un piede a San Marino rilevando una banca, è stata commissariata e gli amministratori e dirigenti hanno pagato multe comminate dalla Banca d’Italia per oltre 800mila euro complessivi; la Banca Romagna Cooperativa, frutto di fusioni a tappe forzate, è arrivata a un passo dal commissariamento e sta faticosamente riprendendosi grazie al supporto del sistema delle Bcc, il cui fondo di garanzia è intervenuto con una trentina di milioni di euro dopo un rinnovamento condito da multe della Banca d’Italia. E gli esempi potrebbero continuare perché negli ultimi tre anni a Cesena hanno chiuso una decina di sportelli bancari (l’ultimo, se non ci sbagliamo, è quello della Carim che era in viale Matteotti). Adesso gli sportelli sono 101, ma è probabile che la tripla cifra duri ancora per poco tempo. L’universo più affollato è quello del credito cooperativo: a Cesena si contano 25 sportelli delle Bcc, molti dei quali a poche decine di metri uno dall’altro.

“Servirebbe una ristrutturazione sia della rete che delle stesse banche – dice Giancarlo Petrini, direttore generale della Banca di Cesena -, ma ogni volta che se ne parla c’è sempre qualcosa che va di traverso. Così si rimanda, e i buoni propositi tornano nel cassetto. Ma credo che ormai di margine da rosicchiare ce ne sia rimasto poco, quel che non si riuscirà a fare con la buona volontà lo farà il mercato”. “Quel che si dice in giro, che le banche hanno chiuso i rubinetti, non è vero -afferma Adriano Gentili -. Le banche continuano a erogare credito, ma sono di fronte a uno scenario mutato rispetto a qualche tempo fa: molti imprenditori chiedono soldi non per fare investimenti produttivi, ma per pagare altri debiti, il che è fortemente negativo per loro e per noi. La Carisp ha fatto un’operazione da 30 milioni di euro per anticipare i crediti che le aziende vantano nei confronti degli enti locali, pessimi pagatori a causa del patto di stabilità. E poi interveniamo dove ce n’è la possibilità: con un’azione da 50mila euro abbiamo rimesso in piedi una piccola ma storica azienda che stava per chiudere, speriamo sia sufficiente”.

Insomma, le banche hanno l’acqua e sono pronte a versarla nell’abbeveratoio, ma il cavallo non ha sete, vorrebbero bere solo i cavalli febbricitanti, mentre quelli sani rimandano. L’orizzonte delle banche, piccole o grandi che siano, è comunque piuttosto nuvoloso: l’abbassamento del rating dell’Italia non riguarda solo il debito pubblico, per cui le banche italiane sono ormai tagliate fuori dal mercato obbligazionario europeo: nessuno vuole più le obbligazioni delle banche italiane, per cui c’è stato un momento in cui è stato a rischio il rimborso delle obbligazioni in scadenza nei prossimi mesi. Fortunatamente la Banca Centrale Europea ha messo a disposizione delle banche italiane un ingente quantitativo di denaro liquido a un tasso d’interesse contenuto (complessivamente 1,75%), così tutti gli istituti, chi più, chi meno, si sono approvvigionati e possono guardare ai prossimi tre anni con maggiore serenità.
*Giornalista del Resto del Carlino

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:38 am
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