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INTERVENTO DEL CONS. REG. PAOLO LUCCHI AL CONGRESSO DEL PRI DI CESENA

     Giugno 27, 2017   No Comments

Vi ringrazio dell’opportunità che mi concessa e spiego le due ragioni che mi hanno portato a chiedere di rubarvi alcuni minuti con un intervento.

La prima delle ragioni è tutta di carattere personale. Per me, infatti, un grande onore potere intervenire nella sala intitolata a Silvio Severini.

Conoscevo Severini sin dai tempi del Liceo, non solo come padre amatissimo della mia amica Letizia, ma soprattutto come uomo capace di dedicarsi – con profitto, estro, attenzione – all’attività sindacale, a quella dellassociazionismo sportivo e culturale.

A me pare che, intitolandogli una delle sale che fanno la storia non solo recente di Cesena, voi abbiate scelto di ricordare i tanti cesenati che, con il loro impegno, sono quotidianamente protagonisti, spesso sconosciuti, di un sistema sociale e di relazioni del quale dobbiamo essere orgogliosi.

E forse la vostra scelta evidenzia, più di ogni altro giudizio, come il PRI, in questo territorio ed in questa città, sia radicato e protagonista, poichè da sempre mette in campo – in politica, nel sindacato, così come nell’associazionismo economico, culturale, sportivo, sociale – donne ed uomini di qualità.

La seconda delle ragioni del mio intervento è, invece, naturalmente legata al ruolo pro-tempore di Consigliere regionale che sono stato chiamato a svolgere dal 2005.

Stando un po’ di più a Bologna, non posso fare a meno di notare come la nostra Regione rappresenti una sorta di “caso nazionale”.

Se, infatti, chiedessimo agli italiani in quale luogo amerebbero vivere, da moltissimi ci sentiremmo rispondere: “in Emilia-Romagna”.

Si tratta di un giudizio implicito sulla nostra Regione che a me pare essere conseguente ad un percorso iniziato da lungo tempo e frutto di un mix virtuoso di sensibilità messe in campo da più culture: soprattutto quella della sinistra riformista, quella cattolico-progressista e quella laico-repubblicana.

Molti, dunque, nel corso degli anni, in Emilia-Romagna hanno contribuito a costruire un sistema regione che regge meglio di altri un processo mondiale di concorrenza economica e di disgregazione sociale che ha reso tutti più deboli.

Ma neppure l’Emilia-Romagna può ritenersi più un modello e fermarci ad un giudizio superficiale di autosufficienza, sarebbe oggi più che miope.

Anche da noi, infatti, le tensioni sociali stanno crescendo, la costruzione di una società motivatamente multietnica e multireligiosa ci sta impegnando ben oltre quanto, sino a pochi anni fa ritenevamo possibile, il nostro sistema imprenditoriale sta reagendo con forza e capacità innovativa, ma nel prossimo futuro, per la nostra economia, neppure questo sarà sufficiente.

Negli anni a venire, servirà, invece,  che le culture politiche che hanno fatto la storia del nostro territorio siano tutte convintamente presenti per aggiornare il nostro modo di essere, per ragionare di grandi progetti di sviluppo ed innovazione, per confrontarsi su un modello di equilibrio sociale al quale non dovremo mai rinunciare.

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Errani, da tempo sta lanciando un appello in questo senso ed io so bene come il PRI cesenate sarà capace di “stare in campo” nell’avvio di un processo che, altro non èse non la continuazione di una tradizione di dialogo e di confronto non ideologico, senza steccati preconcetti al quale dobbiamo molto.

Anche il PD di questo territorio sa bene come l’errore più grave sarebbe quello di aprirsi ai cittadini ed ai giovani – come abbiamo fatto con le primarie ed ancor prima scegliendo di far contaminare tra di loro culture e storie molto diverse – ma cullandosi in un inutile sogno autoreferenziale.

Siamo consapevoli, infatti, di come potremo candidarci a governare questo territorio anche in futuro, soprattutto se saremo aperti al confronto e capaci di scatenare una positiva competizione tra idee e progetti, in grado di coinvolgere chi ha cultura amministrativa vera e senso non urlato delle istituzioni, con l’obiettivo di giungere ad una sintesi che possa tratteggiare le coordinate di sviluppo del territorio cesenate per il futuro non solo più prossimo.

E poichè intendo provare ad offrire un contributo in questo senso, mi permetto allora di suggerire alcuni titoli, sapendo bene come in questa sala vi siano molte delle teste pensanti con le quali, per il PD, sarà indispensabile confrontarsi.

Lo farò, anche in segno di rispetto del mio amico Mario Guidazzi il quale, in questi mesi ha chiesto a gran voce di avviare un percorso di dialogo e confronto.

Vorrei però ricordare a Mario come il dialogo dell’oggi e del domani, per molte cose, dovrà essere diverso da quello dei Consigli comunali che, negli anni ’80 e ’90, ci hanno visti, assieme, assistere e partecipare a confronti di alto livello politico e culturale.

In quegli anni a me, giovane entusiasta della politica, caratterizzato – lo so bene, oggi – da troppe rigidità, non sempre piaceva quel modo duramente ideologico di sfidarsi.

E forse varrebbe la pena che, assieme, ricordassimo, oltre che le cose buone e stimolanti di quel periodo, anche i passaggi volutamente non superabili che ci imponevamo. E ciò per evitarli nel prossimo futuro, facendo prevalere la competizione tra idee.

Anticipavo alcuni titoli. Eccoli.

Tutti siamo consapevoli di come servirà avviare un confronto sulla Cesena del futuro non solo immediato.

Lo dobbiamo alla ormai conclusa realizzazione di molti dei progetti strategici (la secante ed un sistema della viabilità delineato, una struttura sanitaria e del welfare diffusa ed in grado di identificare punti di eccellenza certi, un consolidamento del sistema imprenditoriale di alto livello, legato alla filiera agroindustriale, ma anche di quello fatto di piccole e medie imprese agricole, commerciali, turistiche ed artigianali), sognati e programmati da amministratori locali lungimiranti nel corso degli anni ’80 e ’90 e gestiti, a me pare con grande capacità, negli ultimi anni dal Sindaco Conti.

Ma l’avvio di un confronto non superficiale è imposto anche dal mutare dei rapporti tra cittadini, da un lato, e pubblici amministratori, rappresentanze politiche, imprenditoriali e sindacali, dall’altro.

Personalmente ritengo che le coordinate della Cesena del futuro dovranno essere individuate grazie ad una consapevolezza di fondo: lo sviluppo economico al quale è indispensabile lavorare in una virtuosa connessione tra sistema imprenditoriale, amministrazione pubblica, decisori politici – fatto di occasioni per le imprese, riduzione della pressione burocratica, percorsi facilitati, confronto continuo, sensibilità vera del sistema creditizio – dovrà essere articolato come parte fondamentale della coesione sociale.

Questa è la caratteristica più evidente del nostro territorio, nel quale non è identificabile semplicemente un rassicurante sistema a rete del welfare nè solo un sistema economico vivace, diffuso, basato sulla capacità d’innovazione. L’uno e l’altro, infatti, per tutti sono indissolubilmente legati ed insieme costituiscono parte di un modello di sviluppo del quale oggi è sin troppo facile andare orgogliosi. Bene, quindi, lo sviluppo del sistema economico ed imprenditoriale, ma intendendolo anche come lo strumento per rafforzare una coesione sociale fatta di gratificanti opportunità occupazionali, disoccupazione non oltre la soglia fisiologica, modalità di lavoro “a misura” di giovani e donne, sistema di servizi per le famiglie e gli anziani.

Vi poi, a mio parere, la necessità di ragionare del futuro di Cesena, anche attraverso un non rinviabile dibattito articolato a partire da almeno tre elementi aggiuntivi: lo sviluppo dei quartieri e delle periferie di Cesena, i servizi da garantire negli stessi, la loro equilibrata connessione con il centro città; la capacità di Cesena di svolgere un ruolo trainante di Comune capocomprensorio, soprattutto nella predisposizione strategica di un “piano territoriale ed avanzato dei servizi”; la collocazione di Cesena al centro di un sistema di viabilità che ci elegge a piattaforma logistica naturale per l’intero nord-est d’Italia.

Aggiungo a questi titoli, anche quello relativo al “Patto per l’autoriforma tra le istituzioni dell’Emilia-Romagna”, sottoscritto nelle scorse settimane da Regione, Province e Comuni.

Il Patto – che prevede l’aumento delle Unioni di Comuni per aggregarne le funzioni, la riduzione del numero delle Comunità montane, semplificazione ed innovazione degli iter amministrativi – è traducibile anche sul territorio cesenate, con l’obiettivo di creare vantaggi percepibili per cittadini ed imprese?

Credo di si, ma solo se sapremo affrontare la sfida più difficile: quella per la semplificazione burocratica.

Oggi in Italia i costi amministrativi ammontano al 4,6% del P.i.l. ed una loro riduzione del 25% porterebbe ad un aumento del P.i.l. dell1,7%. In sintesi, intervenire concretamente sulla macchina burocratica italiana, significherebbe produrre gli stessi effetti di una splendida ed inedita Legge Finanziaria nazionale.

Per uscire dalla teoria e giungere alla pratica, tutti dovremmo guardare alle esperienze più innovative tra quelle in atto. In particolare a quella del Comune di Reggio Emilia che si propone, entro il 2009, di misurare e ridurre del 20% gli oneri amministrativi derivanti dalla propria attività, definire con certezza i tempi dei procedimenti e ridurli di almeno il 10%, introdurre indennizzi economici in caso di mancato rispetto dei tempi prefissati.

Su questo versante la città di Cesena deve giocare un ruolo decisivo, caratterizzato da modestia, capacità d’ascolto e volontà innovativa. Di qui e cioè dalla possibilità di individuare soluzioni e di farle divenire prassi concreta per un territorio che, su scala regionale, ha la necessità di identificarsi sempre più per dinamicità, passa molta della nostra possibilità di divenire quel Comune capocomprensorio che dobbiamo essere.

Questi temi – e i tanti altri che so fare parte della vostra piattaforma congressuale – sono senza dubbio fondamentali per disegnare la Cesena del futuro, ma anche per verificare quanto sia possibile un ricambio generazionale basato sulle idee e non, semplicisticamente, sulle persone. Non credo, infatti, ad un giovanilismo di facciata che, solo per ragioni di nascita, stabilisca aprioristicamente che il nuovo va “comunque bene”.

Credo, piuttosto, serva misurarci sulle idee, sui progetti, sui sogni per la Cesena del domani, sui valori etici e personali, sulla capacità di impegnarsi per una politica laicamente rispettosa delle libertà di tutti, e, solo sulla base di questo, stabilire se in campo vi potrà essere una generazione in grado di garantire a Cesena uno sviluppo degno erede di quello che da molti anni caratterizza la nostra città e l’intero cesenate.

Ma su questo sono ottimista, perchè mi pare evidente come nel nostro territorio – tra i cittadini impegnati nel sociale, nel volontariato, nel mondo dell’economia, tra gli appassionati di politica e, per fortuna, tra i dirigenti giovani e meno giovani del PRI, del Partito Democratico e di altre forze politiche – vi sia chi può provare ad essere degno di questo impegno.

I migliori auguri di buon lavoro.

 

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 8:57 pm
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