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Fondamentali: regole, coerenza, trasparenza

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Lucchi

Il quesito postoci durante il Convegno del 20 settembre scorso, non lasciava scampo. E, per fortuna, Riccardo Caporali, Roberto Casalini, Sandro Gozi, Denis Ugolini ed io, non abbiamo cercato scorciatoie, affrontandolo, ognuno a partire dalla propria personalità e dalle proprie radici politico-culturali. Ne è venuto fuori un confronto che a me è parso utile, dialogato, non paludato e, soprattutto, onesto. A me, in particolare, il dibattito è servito per uscire da una analisi nazionale che, invece, paga quotidianamente dazio alla fretta imposta dai tempi dei mass media. Ed anche ad una ricerca continua del titolo ad effetto che non serve a nulla, se non ad allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica e a rinviare una elaborazione di fondo che, invece, al centrosinistra di questo Paese servirebbe come l’aria che respiriamo. Poiché non voglio – né posso, naturalmente, per rispetto di “Energie nuove” e dei suoi lettori – produrre una “articolessa” onnicomprensiva, provo allora a schematizzare il mio pensiero, premettendo che gli schemi impongono l’uso di un’accetta dialettica non sempre apprezzata ma, mi auguro, almeno accettata come prova di onestà intellettuale. Il centrosinistra dovrà rispondere all’uso coerente di almeno tre termini: regole, coerenza, trasparenza. Ciò dovrà avvenire a livello nazionale così come a livello locale, tornando così a far combaciare desiderata e scelte amministrative generali con desiderata e scelte amministrative nelle nostre città. Così come accadeva nella politica che a me piaceva più di quella attuale e così come dovrà accadere in un Paese in grado di recuperare orgoglio di appartenenza. Le regole sono declinabili attraverso la ripresa di un senso civico più diffuso di quello attuale. Per favorirlo, il centrosinistra dovrà avere il coraggio di affermare con forza (e senza le timidezze del passato) che la lotta all’evasione fiscale “è di sinistra”, che l’equità fiscale “è di sinistra”, che una netta linea di demarcazione tra amministrazioni virtuose ed amministrazioni non equilibrate “è di sinistra”. Quest’ultima affermazione ci dovrà portare non solo a condannare gli eccessi vergognosi dei vari “Lazio gate” che stanno costellando tristemente il nostro Paese, ma soprattutto ad affermare con forza che, per esempio, i Comuni che hanno sotto controllo i propri conti potranno spendere le risorse dei loro cittadini con maggior libertà, mentre alle incongruenze (ed agli sprechi) degli altri andrà posto un freno. Per riuscirci, basterebbe sancire un principio sacrosant per esempio Cesena (che ha disponibili ormai alcune decine di milioni di euro che potrebbe spendere senza problemi per rilanciare un doveroso piano di opere pubbliche, utile anche a rafforzare le nostre imprese) potrà uscire dal Patto di stabilità mentre Palermo e Roma (che da anni godono di Leggi nazionali ad hoc di aiuto), no. Oppure decidere che l’indebitamento degli enti locali va drasticamente ridimensionato. Chi ci riuscisse (nel 2009 il debito del Comune di Cesena ammontava a 47,4 milioni di euro ed i trasferimenti statali erano di 31,5 milioni; nel 2010 abbiamo ridotto il debito a 45,9 milioni e ci siamo visti ridurre i trasferimenti a 30,4 milioni; nel 2011 il debito è sceso a 40,3 milioni e i trasferimenti a 27,0) avrebbe diritto a trattenere una maggior quota di Imu; chi invece non potesse (o volesse) ridurre il debito a carico della città e dei cittadini, per forza di cose dovrebbe subirne una qualche forma di penalizzazione. Regole troppo rigide? No, semplicemente, finalmente, regole, in un Paese che negli ultimi 20 anni ha visto prevalere la cultura di chi le regole ha cercato di bypassarle in ogni occasione. Coerenza, scrivevo alcune righe fa. Declino il termine sulla base di uno dei temi più dibattuti (non sempre con chiarezza), degli ultimi mesi: quello dell’accorpamento delle Province. Se noi continueremo a discutere di questioni che personalmente giudico poco rilevanti come quelle connesse con la sede della nuova Provincia della Romagna, evidenzieremo una coerenza ridotta. Se invece, come mi pare stia accadendo per molti, inizieremo a ragionare di funzioni della Provincia e dei Comuni, di risorse disponibili e, in sintesi, di servizi per i cittadini, allora dimostreremo una coerenza certa. Rafforzata dalla volontà che mi auguro sia resa ancor più evidente, di approfittare di questa fase di evoluzione organizzativa delle istanze dello Stato, per mettere in campo una riduzione dei livelli amministrativi – una sburocratizzazione vera, quindi – in grado di favorire in particolare la competitività del nostro sistema imprenditoriale. Poichè negli ultimi mesi il confronto sulle Province ha dato vita ad una non sempre edificante “sagra della chiacchiera libera” le forze di centrosinistra del nostro territorio, dovrebbero quindi distinguersi affrontando questi temi con forza. E forse, grazie a questo, scoprirebbero di avere valori in comune con molti cittadini ed anche con altre sensibilità politiche. Non ultima quella del Pri, che ci ha spesso sfidati su questo e che relativamente ai temi connessi con la semplificazione amministrativa, la sburocratizzazione, la fusione tra le Ausl romagnole, per esempio, ha portato al dibattito un contributo non certo irrilevante. La trasparenza necessaria al centrosinistra non può che essere letta passando attraverso le Primarie. Non parlo di quelle in corso, ma dei principi collegati in generale alle Primarie. Il sottoscritto – da giovane segretario cittadino – le organizzò a Cesena nel 1990 (allora fummo indicati come un caso nazionale di innovazione politica), quando il Pds selezionò il proprio capolista (che a quei tempi, nei fatti, significava il probabile Sindaco della città) e ampia parte della lista; così come nel novembre 2008 mi è capitato di essere indicato come candidato Sindaco per Cesena dopo Primarie durante le quali il Pd scelse anche i tre quarti della propria lista. Più di altri (anche nel mio Partito attuale…) posso quindi parlare in libertà di Primarie, senza il timore che chicchessia mi possa tacciare di una posizione impaurita dalle stesse. Ebbene, io ritengo che le Primarie siano ormai divenute una malattia più che la cura della stessa. Il confronto di oggi è infatti quasi solo basato sulla personalità, le famiglie, i gusti personali – e naturalmente sull’età, sulla capacità dialettica, sul look e sull’uso dei social network – e quasi mai suoi valori messi in campo dai candidati. Le Primarie sono quindi una sorta di “giochino” ad uso e consumo dei mass media e non lo strumento per selezionare programmi, valori di fondo, risposte chiave alle scelte che il nostro Paese – così come ogni città italiana – dovrà dolorosamente fare nel corso dei prossimi anni. Trasparenza, quindi, per il sottoscritto, significherà essere capaci di spiegare ai cittadini le ricette del centrosinistra per i prossimi anni, non semplicisticamente grazie alla presenza di un leader (giovane o anzianotto, bello o meno gradevole, alto o basso) ma avendo il coraggio di condividere un orizzonte possibile. A Cesena in questi anni ci abbiamo provato e proprio per questo, forse, Pd, Italia dei Valori e Sel in Consiglio comunale (ed in Giunta) hanno votato nello stesso modo nel 99% dei casi. Ed è accaduto non per la “militarizzazione” che caratterizza una modalità di rapporto possibile tra le forze politiche, ma per la coesione che nella nostra città caratterizza donne ed uomini legati tra di loro da valori veri e condivisi. Senza troppa prosopopea, per il centronistra del dopodomani forse varrebbe la pena di ripartire dal di qui: non da programmi di 260 pagine utili a fingere accordi, né leader salvifici, ma da valori comuni da tenere stretti all’interno del cuore e del cervello nostro e di tutti i cittadini.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:41 am
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