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Cesena, città senza Museo

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Orlando Piraccini

In quest’era dell’indistinto, dovetutto va bene e tutto va male, dove tutto è buono e tutto è cattivo, dove tuttoè bello e tutto è brutto, son tempi contradditori anche per i beni culturali.Pure qui dalle nostre parti.

A Forlì fanno grandi mostre milionariee intanto Palazzo del Merenda, storica sede della Pinacoteca e della Bibliotecaciviche, è interdetto al pubblico. E però nel “cittadone” hanno saputo tirar suda tempo il San Domenico e l’hanno riempito d’arte e appena due anni fa hannodato un palazzo intero alla Collezione Verzocchi (una delle più strepitoseraccolte di arte italiana del Novecento) e a pezzi pregiati della modernitàromagnola. A Rimini c’è un artista assessore che fa mostre lì e là, peròintanto funziona eccome, anche se ancor fermo all’ 800, il Museo della città progettatodall’ottimo Pier Giorgio Pasini (lo stesso studioso che una decina d’anni fa misea punto un piano museografico per il Sant’Agostino di Cesena, poi dimenticatoin un qualche cassetto del palazzo). Tra esposizioni e strutture museali, poi,anche Ravenna, Faenza e perfino la non lontana Imola salgono di frequente aglionori delle cronache artistiche.

E a Cesena cosa succede? Se si dicenulla si dice il vero. Qui non si fanno grandi e belle mostre né esistono museidegni di questo nome, in una città che sta buttando via la propria straordinariatradizione di luogo d’arte. E la domanda che si rivolgono quelli che voglionobene a Cesena e alla cultura (non solo quella figurativa), che non si adattanoa tale arretratezza suona più o meno così: ma è pensabile che questa città,consumato l’orgoglio per aver fatto diventare “nuova” (dicono) la propriabiblioteca (antica), continui ad essere priva di una rimarchevole strutturamuseale idonea a tutelare, conservare, valorizzare e divulgare la propriastoria, la propria civiltà, la propria arte dall’antichità ai giorni nostri?

E’ sotto gli occhi di tutti una realtà,nella quale sopravvivono malamente taluni “spezzoni” di un sistema museale“diffuso” nella città in una stagione molto diversa da quella attuale, tra lafine degli anni ’60 e quelli ’80. Basti considerare su questo:

1) lo stato di “costrizione” nel qualesi trova da tanto tempo il Museo dell’Antichità entro il comparto malatestiano;

2) l’incompatibilità oggi palese delMuseo della Civiltà Contadina con una struttura quale la Rocca Malatestiana che“pretende” di diventare quanto prima il museo di se stessa, con la sua storiadi “monumento” inserito da secoli nel cuore antico della città;

3) lo stato di abbandono dellaPinacoteca Comunale all’interno dell’ormai ex Centro Culturale del San Biagio;

4) la dimenticanza che ha investito la progettualitàvolta a “connettere” la storia urbana di Cesena con il suo territorio, segnatoda fenomeni importanti come la centuriazione romana e le miniere sulfuree.

Grave è lo stato di sofferenza che stariguardando in particolare il patrimonio artistico, in parte alloggiato indepositi incongrui all’interno della civica pinacoteca o nuovamente “disperso”nelle più diverse collocazioni, come “arredo” degli uffici comunali e di altresedi pubbliche; grave è il fatto che a una città come Cesena manchi uno spaziorappresentativo della vicenda figurativa locale della modernità, specialmentecon la sua pagina gloriosa della stagione neorealista.

In compenso, ultimamente, in occasionedelle celebrazioni serriane, si è dato lustro a una cosiddetta “casa museo”,quella natale, appunto, di Renato Serra, con facciata sul trafficatissimo vialeCarducci. Buona cosa, se non fosse un gran “falsone” ciò che è stato messo in scena all’interno di quel palazzotto, dove unappartamento preso in affitto dal Comune è stato anni addietro arredato conmobili d’epoca acquistati alla bisogna e con quadri e sculture di primo ‘900prelevati dall’interno (sezione moderna, gipsoteca, depositi) della civicapinacoteca. Altro che casa museo; in questo luogo di Serra c’è da vedere benpoco, la divisa di guerra e qualche documento, che sappia evocare lo spiritodello scrittore, che sta invece nascosto (e poco si fa per farlo rivivere) contutte le memorie che contano nella sua dimora vera, la Biblioteca Malatestiana.

Non c’è dunque tempo da perdere, a mioavviso: occorre con estrema sollecitudine decidere il “da farsi”, ripartendo daquella progettualità che era stata espressa in anni recenti, circal’opportunità di convertire in un vero e proprio “museo della città” compartidisponibili all’interno del Centro Storico: dallo stesso ex Convento di SanBiagio, al Convento di Sant’Agostino, dal monumentale Palazzo dell’OIR alsistema edilizio già occupato dal Roverella.

Nel “sistema” policentrico regionaledei musei, Cesena merita senz’altro di rientrare con tutto il peso dellapropria storia e della propria arte. Forte segno di civiltà e lascitostraordinario per le generazioni future sarebbe la creazione di un polo musealedella città interagente con una Biblioteca Malatestiana, capace anch’essa diriconoscersi come effettivo “servizio pubblico” volto a favorire, prima di ognialtra cosa ed anzi esclusivamente, la crescita culturale della nostra comunità.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:25 pm
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