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Centrale la crescita economica. Buona l’idea del patto

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Davide Buratti

Il momento è difficile, molto difficile. Il mondo produttivo è allo stremo. Dall’inizio della crisi il fatturato degli artigiani è diminuito del 25 per cento. Il dato è deinflazionato. Se calcoliamo anche l’inflazione il calo scende al 40 per cento circa. Nell’ultimo anno le im-prese provinciali iscritte alle Cna hanno perso mille posti di lavoro, circa l’otto per cento. Il 2012 è stato l’anno più dif-ficile e nei primi mesi del 2013 non c’è stata quell’inversione di tendenza attesa. Eppure ci sono degli elementi che possono far pensare che il bicchiere potrebbe ancora essere mezzo pieno.

Nelle banche provinciali c’è un piccolo tesoro. A fine novembre 2012 la somma depositata era di 7 miliardi e 888 milioni di euro. Il 10,1 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il dato è contenuto nel rapporto sull’economia della Camera di commercio. Le famiglie “consumatrici” hanno depositato circa il 72 per cento del totale facendo segnare un incremento del 13,8 per cento.

Dare una spiegazione non è facile soprattutto in considera-zione del fatto che questa cre-scita è maturata in un periodo caratterizzato dalla riduzione del potere d’acquisto e della relativa spesa destinata ai consumi. Secondo gli analisti dell’ente camerale un contributo potrebbe essere venuto dall’ob-bligo di aprire un conto corrente per consentire l’accredito delle pensioni superiori ai mille euro. Un’ulteriore spinta potrebbe essere venuta dalle politiche adottate dalle banche che hanno cercato di diffondere forme più appetibili come remunerazione barattandole con vincoli temporali alla riscossione. Non a caso le famiglie hanno ridotto i conti correnti del 5,5 per cento aumentando del 42,2 per cento le somme investite in buoni fruttiferi e certificati di deposito e del 541,1 per cento quelle di depositi con durata prestabilita.

Dalle rilevazioni della Camera di commercio, inoltre, emerge che le società non finanziarie (in gran parte imprese private) hanno coperto circa il 17 per cento delle somme depositate facendo registrare una crescita del due per cento. In ambito regionale solo Ravenna ha fatto peggio.

Perché? Lo scarso tono dei depositi delle imprese private potrebbe essere derivato dalla minore liquidità dovuta alla recessione, che secondo Prometeia – Unioncamere, ha colpito più pesantemente che altrove. Ma non è nemmeno da escludere un travaso verso altre forme di risparmio come sembrerebbe apparire dal forte aumento della raccolta indiretta di imprese e famiglie produttrici (+22,9 per cento a settembre).

Comunque, sono elementi che fanno capire che non siamo all’anno zero e che c’è un substrato dal quale ripartire. Il problema è come.

Per riuscire a determinare quell’inversione di tendenza necessaria alla nostra economia è fondamentale un combinato disposto nel quale anche le amministrazioni comunali diano un contributo concreto.

E’ chiaro, l’onere della mossa spetta allo Stato. Ma l’ente locale non può far finta che non sia successo niente.

Su cosa fare ognuno ha le sue ricette.

Buona è l’idea di redigere un nuovo patto sociale partendo dal presupposto che è centrale la questione della crescita economica che, inevitabilmente, deve passare dal lavoro. Bisogna partire dal presupposto che questa crisi ha abbattuto schematismi che forse erano anche ideologici. Ci riferiamo al rapporto interno nelle aziende.

Adesso gli interessi sono concomitanti: la difesa del posto di lavoro è tutt’uno con la difesa dell’azienda e le sue possibilità di sviluppo.

Quindi aziende, sindacati e amministrazione comunale devono cercare la condivisione all’interno di un patto (sociale). Nel tavolo però dovrebbero entrare anche gli istituti di credito che hanno una voce determinante per suggerire le forme e gli strumenti per fa-vorire un credito più abbor-dabile ed agevolato anche per i giovani che vogliono intra-prendere una attività.

Ma il credito è una voce impor-tante, se non fondamentale, anche per il tema legato alla casa, altro argomento che dovrebbe entrare di prepotenza nel nuovo patto sociale.

L’obiettivo dovrà essere quello di facilitare l’acquisto a quel 20 per cento circa di famiglie (a partire dalle giovani coppie) che non hanno la casa di proprietà. E’ chiaro che l’insicurezza determinata dalla crisi è un ulteriore freno.

Però anche chi ha una situazione lavorativa più tranquilla fatica ad avvicinarsi all’acquisto.

Per uscire dallo stallo serve contenere i prezzi e ridurre i tassi dei mutui. Insomma, in questo modo si creerebbero le condizioni che porterebbero all’accensione di mutui affrontabili. Rate che sostituirebbero un affitto. Per rendere l’operazione fattibile si dovrebbe fare in modo che un appartamento fra i 70 e gli 80 metri quadrati possa essere acquistato accendendo un mutuo trentennale con rate da 650 euro al mese.

Altro grosso problema è la mancanza di liquidità delle aziende. Prima del 2008 quasi il 70 per cento degli imprenditori faceva ricorso al credito bancario per finanziare gli investimenti. Adesso questa quota è scesa al 25/26 per cento. Il restante 75 lo fa per garantire liquidità alla propria azienda che, in molti casi, ha dei grossi problemi perché non riesce ad incassare. Problema che non è da addebitare solo al pubblico.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 8:48 am
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