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Legge sul biotestamento, un passo avanti

     Novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Legge sul biotestamento, un passo avanti

di Enzo Lattuca (Deputato)

La legge sul biotestamento approvata dalla Camera dopo un anno intenso di lavoro in Commissione Affari Sociali e adesso all’esame del Senato ha il grande pregio di essere pienamente conforme alla Costituzione e rispettosa del principio di laicità. Gli stessi articoli della Carta (2, 3, 13 e 32) richiamati da chi si oppone
all’approvazione di questa legge esigono un intervento attivo del legislatore in questa materia. La XVII Legislatura si avvia al termine, ma vi sono ancora le condizioni affinché il Parlamento risponda all’esigenza di colmare una lacuna legislativa che rischia, questa sì, di porre il nostro ordinamento e la nostra responsabilità di legislatori di fronte ad un conclamato conflitto con i princìpi della Costituzione.

 Non vi è infatti alcun ragionevole dubbio nel ritenere che il contenuto dell’art. 32 della Carta fondamentale della Repubblica si traduca nel diritto del paziente, nel pieno possesso delle proprie facoltà intellettive, di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, anche quando sottraendosi è consapevole di andare incontro
alla morte.

Ma quando il paziente si trova nella condizione, reversibile o irreversibile, di incapacità di intendere e di volere, il nostro ordinamento non consente ad oggi condizioni di eguaglianza e di effettività nell’esercizio del diritto sancito dall’articolo 32.

Con questa legge si introduce la possibilità di proiettare nel futuro le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento, ovvero, come intuito in maniera lungimirante da Denis Ugolini nel corso della sua esperienza alla Camera a metà degli anni ‘90, si estende il principio del consenso informato ai casi in cui il paziente non è più in grado di esprimere la propria volontà.

L’Italia è ormai l’unico tra i Paesi contraenti la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione di Oviedo in materia di biomedicina a non avere strumenti normativi che garantiscano tali diritti. Fino ad oggi, infatti, solo la giurisprudenza della corte di Cassazione ha riconosciuto per casi specifici la  ricostruzione in via presuntiva delle volontà del paziente non più cosciente. Con questo provvedimento, a ben vedere, si vuol far vivere fino in fondo quanto previsto dalla Costituzione. E cioè: il diritto alla vita e il diritto alle cure che mai può trasformarsi in un “dovere coercibile di vita o di cura” (per utilizzare le parole
di Giovanni Maria Flick); il rispetto della dignità umana, che non può che passare dal principio di autodeterminazione della persona; il diritto alla libertà personale che si sostanzia in diritto all’intangibilità del proprio corpo e della propria integrità fisica.

Per quanto riguarda la nutrizione e l’idratazione artificiale, la giurisprudenza e la quasi totalità della comunità medicoscientifica concordano sulla necessità di assimilarli a trattamenti terapeutici in senso stretto, per via del loro carattere invasivo e delle procedure sanitarie indispensabili per essere posti in essere. Per questo rientrano pienamente fra i trattamenti che sono nella piena disponibilità del paziente. Infine, è davvero difficile pensare alla configurazione di un diritto all’obiezione di coscienza del personale
medico rispetto a condotte omissive, ovvero di fronte alla legittima richiesta del paziente di non essere sottoposto a cure non desiderate.

Dunque, il testo già approvato dalla Camera consente a ciascuno di determinare la propria esistenza scegliendo i trattamenti a cui essere sottoposto, con l’assicurazione che la propria volontà, al pari di quando si è pienamente in grado di intendere e di volere, venga rispettata anche se non la si può esprimere coscientemente. Pur rendendomi conto della sensibilità della materia che si sta affrontando penso che, arrivati a questo punto con colpevole ritardo, non possiamo sottrarci dalla responsabilità di legiferare con
cautela, lucidità e senza indugio.

Trovo oltremodo offensivi, verso tutti coloro, noti e meno noti, che quotidianamente vivono con dolore la condizione insopportabile di essere sottoposti, contro la propria volontà, a trattamenti terapeutici, gli argomenti dei “benaltristi” che tentano di spiegare come vi siano “altre priorità”. Non vi è dubbio che la situazione sociale ed economica richieda ampio spazio nell’agenda politica di questi mesi, ma porre su un piano di alternativa, o addirittura di conflitto, i diritti di libertà con i diritti sociali nasconde in realtà una posizione ideologica strettamente conservatrice. L’avanzamento della cultura giuridica e della stessa società si regge su entrambe le categorie. Ormai da cinque mesi questa proposta di legge è bloccata al Senato dall’ostruzionismo di alcune forze politiche.

L’auspicio è che autorevoli appelli – come quello del Presidente emerito Giorgio Napolitano e dei senatori a vita – riescano, insieme alla determinazione di tutti i riformisti, a vincere le resistenze, consentendo così al Parlamento di riscattare parte del proprio onore di fronte ai cittadini, “trattandoli da adulti e lasciando loro a fine legislatura, come un prezioso legato, il riconoscimento di questo spazio incomprimibile di libertà e responsabilità”.

  •   Published On : 3 anni ago on Novembre 29, 2017
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  •   Last Updated : Novembre 29, 2017 @ 2:44 pm
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