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Ius soli. Il mondo va avanti

     Novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

Ius soli. Il mondo va avanti

di Alberto Maria Ugolini

Di pregnante significato, il dibattito sullo “Ius Soli” si è preso prepotentemente la scena di recente.
Sorvolando su quanto, nuovamente e dolorosamente, la politica italiana si sia dimostrata di una lentezza snervante e imbarazzante su un tema che dovrebbe essere affrontato e appianato il prima possibile (legge approvata alla Camera alla fine del 2015, N.B.), forse conviene più soffermarsi sul lato umano della questione e dal punto di vista “evolutivo” della nostra società. Ma andiamo con ordine.

L’attuale legge, datata 1992, prevede lo “Ius Sanguinis”, Diritto di Sangue: un individuo viene considerato cittadino italiano se almeno uno dei due genitori è italiano. Un individuo nato da genitori stranieri, anche se nato sul suolo Italiano, può richiedere la cittadinanza all’età di 18 anni solo se ha vissuto ininterrottamente fino a quel momento in Italia, il che presenta ovviamente non indifferenti problemi con la questione dei permessi di soggiorno dei genitori.

La nuova normativa prevede, invece, due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18: lo Ius Soli temperato (diritto legato al territorio) e lo Ius Culturae (riguardante l’istruzione). Il primo prevede che un individuo ottenga la cittadinanza se almeno uno dei due genitori si trova sul territorio legalmente da almeno 5 anni; se il genitore non proviene da un paese facente parte della UE, devono essere presenti altri tre criteri: deve avere un reddito non inferiore al quantitativo previsto dall’assegno sociale, deve disporre di un alloggio a norma di legge e deve superare un test di conoscenza della lingua italiana. In base allo Ius Culturae, invece, potranno richiedere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro il dodicesimo anno di età  che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno 5 anni e terminato un ciclo scolastico. Coloro invece nati all’estero aventi tra i 12 e i 18 anni di età potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per sei anni e aver completato un ciclo scolastico.

Inutile ribadire come tale questione, oltre ad aver riportato alla luce la ormai tristemente nota lentezza del nostro iter legislativo, sia arrivata a fungere quasi come banco di prova per le solite partitelle a scacchi tra i gruppi politici. Chi ha sempre detto di sì continua a dire sì, giocando nel frattempo al deposito del “patrocinio” dell’idea, e chi ha sempre detto no continua a dire no. Peculiare la posizione di chi inneggiava al cambiamento e invece, sul più bello, si astiene. Comodo.

Forse conviene però soffermarsi sul discorso “evolutivo” che coinvolge la nostra società. Può piacere o non piacere, ma il Mondo non torna mai indietro. Va solo avanti. E noi, in quanto esseri umani e “passeggeri”, non possiamo fare altro che adeguarci. Il cambiamento della situazione geopolitica mondiale impone questo cambiamento, in quanto non vi sono alternative concrete. O meglio, ci sarebbero, ma non a breve termine…e probabilmente non attuabili a causa della nostra stessa condizione di esseri umani. Non è scadere in una miope visione delle cose o in una utopica visione pacifista della società, ma unicamente cercare di trarre il meglio possibile per il paese da una situazione che non può cambiare e che di certo non si presenta come reversibile. L’integrazione è una faccia della medaglia della Globalizzazione. Ovviamente essa deve essere regolamentata, e tali regole vanno scrupolosamente rispettate. Ma non si può procedere per partito preso in termini di protezione di un certo tipo di civiltà e di un certo tipo di valori che, in tutta onestà e purtroppo, e ribadisco purtroppo, non esistono più. Su questo punto di vista mi trovo davvero d’accordo con l’idea dello Ius Culturae. Esso si spera possa portare a un rinvigorimento di un’educazione di base, di uno spirito civico e di uno spirito critico che è essenziale per la formazione delle nuove generazioni. I quali, al giorno d’oggi, scarseggiano e non solo nei “nuovi” o nei “prossimi cittadini”, cosa ben più grave.

Insomma, bisogna accettare questo tipo di decorso storico come inoppugnabile e senza alternative, poiché è l’impronta stessa che noi abbiamo dato alla storia  che porta a questa evoluzione. E ben venga! Se vi sono dei pro saremo ben contenti di averli creati, e se vi saranno dei contro dovremo comunque essere in grado di accettarli come difettosi prodotti del nostro stesso lavoro.

  •   Published On : 3 anni ago on Novembre 29, 2017
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  •   Last Updated : Novembre 29, 2017 @ 2:47 pm
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