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Chiunque. Il cittadino al primo posto

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Luigi Tivelli*

In questi giorni si parla molto di problemi di file al Pronto soccorso e di liste di attesa. E’ un problema che esiste, ma è tutto sommato circoscritto. Al Pronto soccorso i codici rossi e gialli (i casi più gravi) vengono affrontati in tempi veloci: rispettivamente il tempo medio di attesa è di 4,38 e 16,98 minuti. I problemi ci sono soprattutto per i codici bianchi (la patologia meno grave) che spesso potrebbero essere risolti anche dal medico di base. Un po’ più grave è la situazione delle liste di attesa. Anche in questo caso va detto che le urgenze vengono risolte in fretta (una settimana). Però ci sono situazioni veramente molto pesanti. In questo caso però è anche giusto mettere sotto la lente d’ingrandimento il problema dell’appropriatezza della richiesta. Bene hanno fatto, in questo senso, sindaco e assessore alla Sanità del Comune di Cesena, a porre il problema. Insomma, nei due casi (Pronto soccorso e liste di attesa) è necessaria una risposta da parte dell’azienda sanitaria, ma serve anche una forma di autoregolamentazione per evitare che si debba sempre rincorrere.
Nello stesso tempo sarebbe altresì sbagliato concentrare il dibattito della sanità su questi due temi. Nel complesso sono argomenti importanti, ma non vitali per il futuro della sanità. In questo momento bisogna preoccuparsi del futuro delle nostre strutture sanitarie.
A chi non piacerebbe avere tutto e tutti alle porte di casa? Purtroppo non potrà più essere così. Le aziende sanitarie hanno gli stessi problemi delle amministrazioni pubbliche. Anzi, per le Ausl il problema è elevato all’ennesima potenza. Pur fra mille difficoltà, ancora per qualche anno chiudere i bilanci sarà possibile. Non sarebbe niente se la situazione migliorasse. Ma non sarà così. Quindi, inevitabilmente, i vertici sanitari saranno costretti a andare a toccare i servizi. Razionalizzazione resta la parola più gettonata.
In questo senso è perciò è sempre più fondamentale ragionare in un’ottica di area vasta (metodo di lavoro che non dovrebbe essere adottato solo per la sanità) romagnola e bisognerebbe farlo il più in fretta possibile. E’ per questo che appare tutto sommato inutile concentrarsi sulla fusione fra Cesena e Forlì. E’ vero, si genererebbero dei risparmi, ma si rischia di perdere tempo e in questa fase serve concentrarsi verso uno step successivo: un’azienda unica romagnola. Bisogna partire dal presupposto che il sistema sanitario, nel suo complesso, è attrezzato. Ma è pieno di difficoltà, di carenze, di limiti e di responsabilità. L’Asl unica oltre a dare risposte dal punto di vista economico sarebbe utile per determinare aggregazione e realizzazione di effettive eccellenze. Insomma, sarebbe un grande risparmio che libererebbe enormi risorse per migliorare i servizi alla salute. Inoltre sarebbe il livello ottimale di governance vera e diretta per migliorare l’organizzazione e l’efficacia. E’ anche chiaro che bisognerebbe fare il più in fretta possibile. Se fosse possibile sarebbe necessario partire già domani. Il timore però è che serva ancora del tempo. In questo frangente, quindi, è necessario portarsi avanti col lavoro. La Regione potrebbe nominare un coordinatore di Area vasta. Non dovrebbe essere necessariamente uno dei quattro direttori generali. Anzi, se è un esterno forse è meglio. Il tutto però a una condizione: non deve essere un semplice funzionario in più. Il quattro più uno è inutile. Deve essere nominato solo per lavorare per creare le condizioni per far partire l’azienda unica.
Consigliere parlamentare e scrittore

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:24 am
  •   In The Categories Of : Cultura Società Economia

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