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La ricchezza di internet e lo strano caso di Cesena

     maggio 15, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

La ricchezza di internet e lo strano caso di Cesena

di Franco Pedrelli

Internet possiede per le nazioni la stessa valenza che ha l’acqua per i territori aridi, le fa fiorire, crea vita e sviluppo. Per questo è sempre più indicato come bene universale, lo stesso motivo per il quale l’Unione Europea ha da anni promosso l’abbattimento del digital divide, prima accontentandosi di comunicazioni a bassa velocità, ora dandosi obiettivi di banda ultralarga, ovvero in fibra ottica. Serve correre, la nuova tecnologia di trasmissione via etere 5G è già arrivata, il mondo subirà una nuova rivoluzione tecnologica, saranno riprogettati i dispositivi di comunicazione, miliardi di sensori saranno in rete, per comunicare costantemente i diversi stati di servizio, l’Industria 4.0 degli altri paesi ci indica i nuovi paradigmi di processo di produzione del valore, gli smartphone permetteranno di fruire in streaming contenuti di intrattenimento di altissimo livello, per non parlare del pc-monitor di casa, volgarmente chiamato televisore, finestra interattiva sul mondo globale.

L’Italia negli anni ’90 si era data obiettivi ambiziosi, cablare il territorio nazionale con la fibra ottica tramite il progetto Socrate, 13 mila miliardi di lire, di cui spesi circa la metà per poi abbandonare tutto. Problemi finanziari, politici e tecnologici, quell’avvento della Adsl che ha ridato fiato, e speranza, alla vecchia, consunta, ma pur sempre capillare, rete in rame di proprietà Telecom. Gli anni sono corsi veloci, assieme alle vicissitudini del monopolista, di fatto non scalfito dall’ingresso di nuovi operatori, in quanto la rete con cui raggiungere i clienti di tutti era di sua proprietà, poteva disporne con una certa libertà, quella che l’autorità garante consentiva: parliamo dell’ultimo miglio in rame. Se Telecom non investiva sul riammordernamento del rame, la politica considerava quest’ultimo un asset strategico superato dalla telefonia mobile, vera mucca da mungere per tutti gli operatori di telecomunicazione. Sino a quando lo sviluppo dei servizi su internet ha iniziato a spiazzare tutti, comprese le stesse compagnie telefoniche: il loro grasso futuro ora passa attraverso la vendita di contenuti multimediali in streaming, serve necessariamente la fibra, perché nelle case dei millenials ciascun componente è abituato a guardarsi il suo programma, servizio. Oggi 100 megabyte possono servire, domani potrebbero servirne altrettanti per ogni utente.

Che fare, con un monopolista in casa, che non ha nessuna intenzione di cedere l’asset della rete se non a caro prezzo? La mossa del governo Renzi è stata astuta, costruire l’alternativa con la nascita di Open Fiber, partecipata da Cassa Depositi e Prestiti ed Enel, mettere a gara il piano di riduzione del digital divide in fibra ottica gestito da Infratel, la società in house del Ministero dello Sviluppo Economico. I lotti relativi alle aree bianche (quelle a fallimento di mercato) sono stati vinti da Open Fiber, con grande sgomento del monopolista Telecom, subito pronta ad investire ben 11 miliardi di euro per mantenere alta la sua autorevolezza, confermando che la sana concorrenza aiuta le imprese e i cittadini.

Da notare inoltre che la tecnologia adottata da Open Fiber prevede di portare la fibra ottica direttamente nelle abitazioni, saltando il punto critico finale dell’ultimo miglio in rame, che crea cadute di velocità: l’ultrabanda in casa è quella reale. Tuttavia Open Fiber ha deciso di perseguire il suo piano di portare la fibra ottica anche nelle aree nere, quelle dove sono già presenti altri operatori di telecomunicazioni, creando la basi per la futura concorrenza per tutti quegli operatori che vorranno utilizzare l’infrastruttura realizzata: Open Fiber realizza le reti in fibra ottica, poi le affitta a chi vuole perseguire la propria idea di business. In questo contesto la Regione Emilia Romagna, tramite la sua partecipata Lepida, ha stretto un accordo con Open Fiber per cablare gratuitamente 10 città, di cui 4 in Romagna: Forlì, Ravenna, Cesena e Rimini.  Ebbene Forlì e Ravenna hanno sottoscritto la convenzione con Open Fiber e i lavori sono iniziati, Rimini nicchia non si sa bene perché, Cesena ha detto “no, grazie”, i motivi non si conoscono, sta di fatto che le oltre 42.000 abitazioni cesenati dovranno accontentarsi di quel che passa il convento attuale, non certo il massimo se si guarda al futuro.

Sicuramente Cesena ha altri atout nella manica, magari quella rete Man da 10 milioni di euro con sembianze di videosorveglianza, con le sue 480 telecamere e 146 km di fibra ottica, che potrebbe dare anche connettività al territorio, non si sa in che forma organica e a che costi. Certo, il progetto è stato approvato dalle Forze dell’Ordine, le stesse che nel settembre 2016 decisero di affidare a Lepida la messa in sicurezza di oltre 50 km di E45 col monitoraggio con telecamere intelligenti, da Verghereto a Cesena Nord, il tutto per la somma totale di 133 mila euro. Già, quella stessa Lepida che su incarico della Regione stipulò il 21 dicembre 2009 con un operatore locale cesenate un contratto di progettazione esecutiva per la rete Man di Cesena, poi abbandonato per gli alti costi subentrati per nuovi scavi di posa dei cavi, quando si scoprì l’indisponibilità dei cavidotti dell’illuminazione pubblica precedentemente venduti alla multiutility Hera. Da notare che nello stesso anno, siamo al febbraio 2009, fu stipulata la Convenzione  tra la Regione, la Provincia di Forlì-Cesena e gli enti interessati del territorio per la realizzazione di 15 reti Man, a cui si sono aggiunte le 15 della Provincia di Ravenna. Tutte le Man sono state completate, per un costo complessivo per quelle della Provincia di Forlì-Cesena pari a 700 mila euro, di cui 200 mila a carico della Regione. Per quelle di Ravenna il costo complessivo fu di circa 2 milioni di euro, di cui circa 540 mila a carico della Regione.

E così siamo giunti al 2015, dove sull’onda del sempre più crescente sentimento di insicurezza, la Giunta di Cesena decise, senza interpellare Lepida, come dichiarato da quest’ultima, di affidare al Dirigente ai LL.PP., notoriamente laureato in architettura, l’incarico di selezionare sul mercato la società più confacente per progettare la rete Man, a cui collegare le 480 telecamere. Un affidamento diretto, per un importo sotto i 40 mila euro come prevede la legge, per un progetto ben più corposo.

Eh già, quella Lepida venuta comoda altre volte, vedi l’importante rete Man Iperbole realizzata Bologna, 246 km in fibra ottica, con servizi di connettività progettati sin dall’inizio per rispondere alle necessità dell’intero territorio, che si è trovato a vivere ancor più unito, in rete. Costo totale di 4 milioni euro, di cui privati ed enti si sono fatti carico di poco più della metà. Cesena ne spenderà per la sola infrastruttura di rete, la Man per intenderci, approssimativamente circa 8 milioni di euro, per non parlare dei costi manutentivi annui dell’intera realizzazione, stimati in 200-300 mila euro. Questi sono tutti soldi dei cesenati.

Il futuro corre veloce, non attende chi si attarda in giochi di retroguardia, penalizzando lo sviluppo del territorio e il futuro delle nuove generazioni.

Nel concludere, se a qualcuno trovasse mancante qualche riferimento al sistema delle imprese, alle loro associazioni, non è per caso, è pari all’interesse che questi attori riservano ad internet e a tutto ciò che abbiamo detto sopra riguardo il futuro. Dove c’è interesse, visione, la soluzione la si trova, senza siano gli altri a farlo: guardate nel suo piccolo l’area industriale della Panighina, hanno cablato in fibra ottica il territorio, dando connettività alle imprese e alle famiglie.

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