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CesenaLab sta riscrivendo il proprio futuro

     novembre 29, 2017   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2017

CesenaLab sta riscrivendo il proprio futuro

di Franco Pedrelli

La stipula della nuova convenzione, di cui la determina dirigenziale n.1173/2017 pubblicata il 19 settembre 2017, cambia non poco la fisionomia di CesenaLab, l’incubatore d’impresa con sede a Cesena, nei locali messi a disposizione a titolo gratuito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena. La convenzione non aggiunge oneri al bilancio, per cui a norma di legge è il dirigente Branchetti Roberto (ndr: quello di Habenas?) a firmare: un elemento tanto importante della politica del lavoro giovanile lasciato passare quasi sottotono.

Partiamo da CesenaLab in quanto tale, non ha un profilo giuridico, esiste nella pratica grazie al supporto di Serinar, che ne cura la gestione, divenendo di fatto una entità al suo interno. Serinar riceve i contributi per la sua missione originaria dagli enti locali del territorio (principalmente Cesena 42,73% di quota di possesso, Forlì 40,67%), dove Cesena ha contribuito nel 2015 con 644 mila €; oltre a questi soldi, Cesena contribuisce per CesenaLab con 100 mila € annui. Ne consegue che all’interno di Serinar esiste questa entità denominata CesenaLab, gestita da un comitato direttivo in cui non compare alcun elemento nominato da Serinar stessa. Una gestione, quella di CesenaLab, molto personale, da cui non traspare un bilancio di gestione, perché non ha corrispettivo giuridico, ne potrebbe averlo essendoci già quello di Serinar, la quale non si cura di farlo apparire pubblicamente sotto il profilo prudenziale economico di un suo centro di costo.

La convenzione citata segue la precedente n.383/2016 (che non si ritrova più pubblicata tra i documenti on line, alla faccia della legge sulla trasparenza), la cui data di scadenza risulta il 6 aprile 2019: tutte le successive convenzioni su CesebaLab riportano la medesima scadenza, connaturata al termine della sindacatura attuale.

Ma la nuova convenzione che dice? Si parla di “potenziare e riorganizzare l’incubatore di impresa CesenaLab operando attivamente con i soggetti del territorio (Fondazione CRC, Università, Imprese, Associazioni di categoria)”. Sono anticipati cambiamenti, i cui dettagli sono esplicitati più avanti nelle frasi

“di procedere al potenziamento dei servizi e delle attività dell’incubatore volte alla divulgazione, formazione specialistica ed anche al servizio di attività terze ed imprese. In particolare:

  1. corsi di formazione specialistici rivolti allo sviluppo dell’attività di impresa;
  2. supporto alle imprese volto all’innovazione di processo basata su di un utilizzo

innovativo degli strumenti digitali;

  1. servizi di consulenza specifica circa la collaborazione tra imprese del territorio e

startup innovative, volta alla crescita dell’attività di impresa ed all’identificazione di nuovimercati”.

In pratica si costruiscono nuove missioni, si espandono i settori di attività, quasi a voler giustificare il mantenimento di una esperienza che tende al declino: incubare start up oggi non è più la panacea di qualche anno fa, domani lo sarà ancora meno. Per avvalorare l’obiettivo, mantenere “viva” CesenaLab occorre sì allargare l’orizzonte di attività, ma occorre anche giustificarlo coinvolgendo il mondo più vasto dell’associazionismo, sino a ieri lasciato in disparte perché poteva fare ombra a qualcuno. Ecco imbarcare nella compagine da buon ultimi CIA Agricoltori Italiani Forlì-Cesena, Coldiretti Federazione Provinciale Forlì-Cesena, Confagricoltura di Forlì-Cesena e di Rimini, in modo da coinvolgere anche il mondo agricolo. La convenzione era stata sottoscritta anche da Campus di Cesena – Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, Camera di Commercio della Romagna – Forlì Cesena e Rimini, CNA, Confartigianato Federimpresa Cesena, Confcommercio Imprese per l’Italia Comprensorio Cesenate, Confcooperative Unione Provinciale Forlì-Cesena, Confesercenti Cesenate, Lega Coop, Rete PMI Romagna, Unindustria Forlì-Cesena. Praticamente tutto il mondo associativo, che sinora ha giocato alle start up ognuno per conto proprio, e ora si ritrovano uniti attorno ad un unico tavolo, senza tuttavia far confluire, od oggi, le loro attività e forze sulle imprese innovative, quale il territorio necessiterebbe.

Tra le righe della convenzione viene inserita anche la frase “ l’attuale assetto organizzativo di CesenaLab, basato su un accordo convenzionale tra soggetti promotori, possa essere indicato, senza meno, per una fase sperimentale e di avvio progettuale, ma che in un successivo step di consolidamento di tale esperienza, la stessa debba necessariamente essere “traghettata” verso una nuova strutturazione che possa garantire maggiore autonomia ideativa, progettuale, operativa e gestionale”. Si sta profilando qualcosa di nuovo, senza definire contorni precisi, tantomeno obiettivi e costi preventivati e a carico di chi.

Nel frattempo la convenzione in corso impegna il Comune di Cesena per l’ammontare massimo di 100 mila € annui, senza specificare se le attività di supporto propsettate a carico dell’ente, nonché le eventuali consulenze da ricercarsi sul mercato, siano o meno comprese in quell’importo, il che contraddirebbe l’asserto iniziale della determina 1173/2017 di non provocare impatti sul bilancio dell’ente (DATO ATTO che la presente determina non comporta effetti diretti o indiretti né sul bilancio finanziario né sullo stato patrimoniale dell’Ente, in quanto mero atto di gestione

non patrimoniale, per cui non è necessario, ai sensi dell’art. 49 così come modificato dal D.L. 174 del 10/10/2012, il parere di regolarità contabile).

Sempre sul fronte degli impegni economici, la Fondazione non prevede alcun impegno, se non di supporto e di collaborazione: lei ci ha messo i locali, e tale rimane l’impegno. L’Università dal canto suo ci mette il Responsabile Scientifico e il supporto alle azioni, il fronte economico continua a rimanere assente. Infine tutti gli altri enti si prestano a fornire una lunga serie di servizi di supporto e/o di formazione, senza indicare se a titolo oneroso o meno. Particolare interessante è l’art.13 della convenzione che indica la sede dell’incubatore e che recita la frase “Le parti si impegnano a collaborare all’individuazione di una sede idonea alla scadenza di validità del contratto di comodato di cui al paragrafo precedente, qualora detti locali non fossero più disponibili”. Sottotraccia si inserisce la necessità futura di individuare una nuova sede per l’incubatore, molto probabilmente in quanto la Fondazione avrà necessità di rientrare nella piena disponibilità dell’immobile, vista la sua precaria situazione finanziaria, presente e futura.

In conclusione, siamo in presenza della creazione di una nuova entità riedizione di Centuria, dove diverse delle stesse associazioni sono già socie, lo si fa in sordina, senza aprire un dialogo aperto rivolto all’intero territorio, lasciato ai soliti referenti a cui piace declinare a modo loro innovazione e lavoro giovanile. Un modello da contrastare apertamente, sino ad istituire il dibattito pubblico.

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