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Verso le regionali

     Giugno 28, 2017   No Comments

Continuiamo a confermarci sulla avvedutezza delle nostre analisi e valutazioni della politica locale e regionale. Lo abbiamo detto e scritto prima delle elezioni amministrative di alcuni mesi fa, lo ribadiamo a maggior ragione oggi, prima delle regionali di fine novembre: si gioca solo in una metà del campo, non a tutto campo. Nell’altra metà, purtroppo, non c’è niente o quasi. Una partita tutta a sinistra e della sinistra. Da bambini giocavamo nel campetto parrocchiale a “porta americana”: due squadre a chi faceva più goals nella stessa porta. Ci saranno voti, come è ovvio, anche dall’altra parte. I contrapposti alla sinistra. Gli antagonisti ideologici e politici, le innumerevoli ragioni di malcontento e di disapprovazione. Un arcobaleno di ragioni. Con buone ragioni. Non sollecitate ed aggregate, però, da una alternativa, politica, programmatica, di una certa qualità e precisione. È questa mancanza evidente e disarmante che ci fa dire che si gioca solo da una parte del campo. Non che qui ci siano e siano emerse cose, contenuti, proposizioni, di chissà quale rilievo. Se dicono che ci sono è perché ce la raccontano. Ma siamo in Emilia-Romagna: il campo di sinistra c’è. E con quello si fanno i conti. Né adesso ci dilunghiamo nel merito di quello con le sue virtù e con i suoi vizi (in abbondante superiorità). Anche nel precedente Energie Nuove, a partire dal fondo “Renzi alla prova Emilia-Romagna”, ci siamo diffusi al riguardo. Voglio esplicitare, ne colgo l’occasione, un fatto personale (pertanto: modestissimo). Mi son detto. Va bene, giochiamo a “porta americana”. E per la prima volta sono andato a votare alle primarie del Pd. Non c’ero andato le volte precedenti quando in lizza c’era pure Renzi, verso il quale, qui, non sono mancate e non mancano le nostre ed anche le mie valutazioni e considerazioni. Se fossi andato avrei senza alcun dubbio votato Renzi. Ma non andai perché non avrei sostenuto la stessa forza politica se Renzi ne avesse perso la prova interna delle primarie. Mi pareva e mi pare un modo serio di porsi di fronte alle primarie di una parte politica. Stavolta sono andato, perché consapevole e deciso che avrei sostenuto la parte politica che svolgeva le primarie anche dopo quelle e il loro risultato. Se mi immischio nelle scelte interne che compie quella parte, non è che rifluisco in un’altra opposta parte, se il candidato di mia preferenza non prevale. A me par serio così, fine della storia. Quindi sono andato alle primarie per il candidato Presidente della Regione. Balzani vs Bonaccini. Non servirà a nulla, ma almeno mi si lasci l’illusione che quel voto, quello che seguirà, e l’impegno che esso sottende (per me è sempre così) possano in qualche modo dare un contributo almeno al processo di rinnovamento della sinistra, nel senso di una “sinistra democratica” che ancora non c’è, in particolare proprio in questa nostra regione. Tant’è! Io vado a votare. Non sto a casa. Non mi astengo. E quindi, per quanto possa appagare poco questo mio esercizio-dovere civico, politico ed elettorale, voterò a sinistra in supporta al candidato che ha vinto le primarie, Stefano Bonaccini. Ma al voto voglio cercare di dare un senso e quindi esso esprime anche un impegno, non solo nell’urna, affinchè certe cose certi processi possano avere voce.
Alle primarie ho sostenuto Balzani. Perché con lui condivido un certo habitat di cultura e tradizione. Perché avevo nutrito una certa speranza che potesse rappresentare, nelle nuove forme in cui si esplica da tempo la politica, una buona spinta a dare influenza a quella cultura. Della quale continua ad esserci tanto bisogno. Ho superato le mie delusioni al riguardo e mi sono fatto forza andando alle primarie contando che potesse e possa esserci quell’impegno a partire da quella prova anche se persa. Che non si sia esaurito con questa. Perché rappresentava il tentativo quanto meno di scardinare la continuità di quel “sistema chiuso” , regionale e di potere, che anche in altri momenti aveva preso di mira e che ancora continua ad avversare. Ho tarato le mie distinzioni da Roberto circa la sua politica, come Sindaco di Forlì, sulla sanità. Che alla fine lo hanno portato più a coadiuvare, che contrastare, il “sistema chiuso” che si è ratificato nella sanità con l’attuale direzione generale dell’Asl unica appena decollata. Speriamo in un consapevole cambiamento. Su questo fronte, che non è poco, spero che Bonaccini sia in grado e voglia dare segni di svolta positiva. Sarebbe azione di buon governo imprimere subito una svolta all’Asl unica, partendo da un nuovo capace Direttore Generale, che mettesse mano ai primi disastrosi atti di “sistemazione di posti” invece che di riorganizzazione che si sono decisi. Insomma senza farsi grandi illusioni vediamo cosa succederà. Dicevamo che Renzi (ciò che rappresenta di rinnovamento e di benefica rottura) è alla prova del governo di questa regione. Una prova che voglio sperare c’è e ci sarà. Anche se differita. E non solo perché tutti quelli del “sistema chiuso” sono diventati renziani e così si sono coperti per non essere renziani e neppure renzisti e continuare a reggere e a difendere il sistema. Anche perché lo stesso Renzi ha dovuto scegliere di “andarci piano” con questa regione. La presa interna al Pd non sarebbe stata così in discesa come è stata. Come scrive Aldo Cazzullo nel Corriere “Renzi ha ricompattato il partito chiudendo l’accordo con Errani in Emilia e con Rossi in Toscana, ha messo ai margini gli uomini del rinnovamento come Richetti”. Ma la “rivoluzione culturale” a sinistra non potrà non impattare anche qui, soprattutto qui. Bonaccini, da bersaniano a renziano, sarà il gestore di questo tempo differito? Vedremo. Se così sarà, farà difesa ma dovrà fare anche innovazione. E, ad esempio, sulla sanità lo staremo a guardare da subito e da vicino.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:12 am
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