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VERSO LE ELEZIONI REGIONALI. RIPRESA LENTA. CREARE RICCHEZZA E COMPETERE

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Davide Buratti

CESENA. Regionali: è il momento delle decisioni. Alle porte della primavera si voterà per rieleggere i consigli regionali. Nonostante la scadenza sia piuttosto vicina diverse decisioni devono ancora essere prese. In primo piano c’è il tema delle alleanze.

Ma il primo vero quesito riguarda l’affluenza. E’ una delle prime volte che le regionali non hanno il “traino” di altre consultazioni. Come risponderanno gli elettori? Il “fascino” della Regione è lo stesso che hanno le amministrazioni locali?

Registrare un’alta affluenza sarebbe importantissimo. Ma non perché per qualcuno devono essere una rivincita, oppure perché si deve partecipare ad un referendum su Berlusconi. Qui in ballo c’è molto di più. C’è da decidere il governo regionale. Ha già molti poteri e con il federalismo in arrivo ne avrà ancora molti di più. Quindi dovrà essere la squadra che ci dovrà trascinare fuori da una crisi che ancora si fa sentire. E’ vero che la fase più acuta è stata superata. Ma questo non significa che siamo guariti. Il malato ha solo preso un brodino. La ripresa sarà lenta, molto lenta. Confindustria ha previsto che ci vorranno una decina di anni a ritornare alla situazione pre crisi. Nel frattempo saranno passati due lustri e altre economie (Cina, India e Brasile su tutte) avranno volato.

Una conferma arriva anche da Tito Boeri, editorialista de “Il sole 24 ore” e da quello che ha detto in un’intervista rilasciata a Laici.it: “Mi sembra che si vada verso un 2010 un po’ alla “giapponese”, cioè uno scenario in cui le economie ripartono lentamente verso una fase di stagnazione economica e con i Paesi emergenti come la Cina e l’India che, invece, riprenderanno ad andare assai velocemente”.

Inoltre dobbiamo fare i conti con una perdita di potere d’acquisto. L’Istat ha calcolato che è diminuito dell’1,6% in soli dodici mesi. La propensione al risparmio è aumentata di 0,2 punti percentuali su base congiunturale e di 0,4 punti su anno. Il reddito disponibile (in valori correnti) è diminuito dello 0,4% congiunturale e dell’1% su anno, la spesa per consumi ancora di più: dell’1,5% tendenziale e dello 0,6% congiunturale. Ma anche le imprese soffrono la crisi: la quota di profitto delle società non finanziarie, nel periodo che va da ottobre 2008 a settembre 2009, è calata di 2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. La quota di profitto, precisa l’Istat, è stata pari al 40,9% e che si è ridotta dello 0,3% su base congiunturale.

Tutti con il segno negativo anche gli indicatori per le piccole imprese e l’artigianato dell’ Emilia-Romagna nel 2009. A certificare il dato è l’indagine congiunturale svolta dal Centro Studi “Sintesi” per conto di Confartigianato Emilia-Romagna che fra il 23 novembre ed il 4 dicembre ha tastato il polso a 900 imprese con meno di venti dipendenti. La produzione è scesa del 3,9% su base congiunturale e del 5,2% sul tendenziale annuo; numeri non molto dissimili per fatturato (-3,1% e -5,5%) e occupazione (-1% e -1,8%). Il problema non sono i consumi interni. Quelli, pur non andando benissimo, non sono crollati. Ad aver perso terreno sono le esportazioni. E’ sotto questo aspetto che le aziende devono lavorare. Per guadagnare terreno è fondamentale supportare imprese tecnologicamente avanzate.

Comunque bisogna essere chiari: nel dopo crisi nulla sarà più come prima. Soprattutto ci troveremo di fronte ad una situazione a macchia di leopardo. Complice anche la cresciuta concorrenza internazionale, non tutti i territori cresceranno allo stesso modo. Quindi saranno fondamentali le scelte delle amministrazioni locali. Ed una regione che avrà un margine di manovra sempre più alto sarà molto importante. Quindi è lecito aspettarsi delle risposte precise da parte dei candidati. In lizza dovrebbero essere quattro: Errani per il centrosinistra, Mazzucca per il centro destra. Poi ci dovrebbero essere l’Udc e la lista Grillo.

Resta da chiarire la posizione dei repubblicani. Molti preferirebbero la terza via. Quella della forza liberaldemocratica è più di una sirena. Ma i tempi sono maturi? Forse ancora no. E’ necessario lavorarci ancora un po’. Per arrivarci però è necessario che il partito sia unito. Una frammentazione romagnola non serve a nessuno. E, a dire la verità, non la vuole neanche nessuno.

E’ quello del resto che è emerso nel corso degli stati generali del Pri organizzati a Martorano. Tutti furono concordi nel dire che una forza liberal democratica laica non ha necessariamente una fissa dimora politica a sinistra piuttosto che a destra. “E’ compito del partito – è stato detto – misurarsi seriamente e definire i contenuti della propria linea politica, per poi concedersi ad un confronto a-pregiudiziale con tutte le forze politiche presenti in regione. Certo è che il partito più forte in Romagna, e non solo, è il Pd”. Poi fu un lanciato un messaggio anche per tranquillizzare i ravennati: “L’interlocutore con cui sarà più facile entrare in contatto sarà proprio il Partito Democratico”.

Ed è proprio da qui che il partito repubblicano deve partire. Ma non deve farlo con il cappello in mano. Creare ricchezza per poi ridistribuirla. E’ sempre stata questa la parola d’ordine dei repubblicani. E’ partendo da questo presupposto che il Pri dovrà intavolare delle trattative portando al tavolo quelle idee che sono sempre stata la forza dell’Edera. Burocrazia e liberalizzazioni sono due temi sui quali il partito repubblicano dovrà pretendere risposte precise e inequivocabili.

Del resto il futuro più che sul taglio delle tasse (comunque importante) si gioca sulla competitività. Su questo è stato molto chiaro anche Luigi Angeletti, segretario nazionale della Uil. Partecipando al congresso di Cesena ha detto: .

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 9:36 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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