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VERSO LE ELEZIONI REGIONALI. NECESSITA INNOVAZIONE

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Denis Ugolini

Elezioni regionali, in Marzo, fra poche settimane. Rinnovo dei presidenti e delle assemblee. I futuri governi delle nostre regioni. Voto rilevante anche per le vicende politiche nazionali. La preparazione di questa scadenza, da parte delle forze politiche, si sta dimostrando non particolarmente lineare. Chiaroscuri e confusione prevalgono. Il centrodestra ha consegnato importanti candidature a governatore alla Lega, in Piemonte ed in Veneto. Si continuano a manifestare tensioni all’interno del Pdl, fra Berlusconi e Fini. E non è solo questo il carbone che arde sotto la cenere di quello schieramento. Difficile intendere quella compagine solida e coesa, come all’inizio, pur restando formalmente stretta e identificata nel Premier.

Sull’altro fronte, il centrosinistra, le cose non sono migliori. Anzi! La risultante principale è una notevole confusione, una scarsa chiarezza di linea, molti contrasti fra forze e all’interno della maggiore forza, il Pd. Emblematico il caso pugliese. Non meno quello laziale. Il nuovo segretario del Pd, Bersani, ha molte difficoltà. Pare anche non molta forza a mettere un poco di ordine non solo nel rapporto, quasi capestro, con Di Pietro, ma anche al suo interno, fra le diverse correnti che si sono misurate nelle recenti primarie e fra le diverse anime culturali che non si sono amalgamate e contaminate, come era negli auspici iniziali della formazione di questo partito, sorto sui tronconi dei Ds, ex Pci, e della Margherita, ex Dc. Ad essere centrale nella vicenda politica è sempre Berlusconi. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà. Purtroppo. Far vincere il centrodestra e premiare così l’azione e la compagine di governo, rafforzandolo. Questo l’obiettivo di una parte. Dall’altra il tentativo di fare una larga alleanza per contendere quel primato, per difendere le maggioranze regionali che il centrosinistra ha, e per cercare di conquistarne di ulteriori. Pro o contro Berlusconi. La valenza in chiave nazionale di questo prossimo voto regionale si stringe intorno a questo. E dire che si devono eleggere i governi delle regioni italiane per i prossimi cinque anni. Sarebbe bene che al centro ci fossero le questioni vere delle nostre società regionali. Non saranno ovviamente assenti del tutto,ma saranno purtroppo molto secondari, assai obnubilati dalla contesa politica più generale. A queste problematiche regionali – non senza opportunismo – fa insistente riferimento l’Udc per valorizzare una autonomia di posizione che lo porta a fare scelte di alleanza caso per caso, oppure per presentarsi da sola alle elezioni. I famosi due forni. L’Udc si tiene nel mezzo, per così dire. E dal suo punto di vista, non ultimo quello di mirare a scardinare questo attuale tipo di bipolarismo, fa tutto sommato bene.

Nella nostra regione, l’Emilia-Romagna, il quadro delle candidature è già definito. Il centrodestra candida l’attuale parlamentare, ex direttore del Resto del Carlino, Mazzuca. Il centrosinistra continua con Vasco Errani, Presidente uscente della Regione. L’Udc corre in proprio con Galletti candidato. Chi avrà più voti vince e sarà il governatore regionale fino al 2015. Non è previsto il ballottaggio nelle elezioni regionali. Dati i rapporti di forza attualmente esistenti, facendo base su precedenti risultati elettorali, le possibilità che vinca ancora il centrosinistra sono tutt’altro che incerte. La stessa posizione assunta dall’Udc, in una regione come questa, senza sommarsi con il centrodestra, aiuta ancor più le possibilità di Errani di vincere. Ipotizzare che questa posizione dell’Udc in Emilia-Romagna sia anche il risultato di qualcosa di più di una tacita intesa con il partito maggiore che è il Pd, non è certo un azzardo. A sinistra Errani ed il Pd stanno cercando di fare la più larga ed estesa alleanza possibile. Se non temono di perdere, temono, però, di vincere male. Perdendo comunque un certo consenso. Mostrando crepe vistose sulla tenuta politica ed elettorale della regione, più di ogni altra, simbolo del sistema di governo della sinistra attuale, che è continuazione di quello di ieri del Pci. Il fatto che, nel paese, non si sia ancora aperta una fase di superamento del duro contrasto che anima la politica – ci sono stati solo timidi segnali, e ad ogni modo la vigilia di una consultazione non è proprio il momento più indicato e favorevole – significa che sarà scontro più che confronto. Prove di forza fra posizioni nazionali, più che raffronto su soluzioni di governo per i problemi della società e dell’economia regionali. Purtroppo! È la politica di questi tempi. Non quella migliore di cui vi sarebbe enorme bisogno. Quella discontinuità, quel salto di qualità culturale e civile, nella politica, nelle forze politiche, nell’elettorato, che è auspicabile da tempo, è assai improbabile che si stia dispiegando, in questo momento ed in vista di queste prossime elezioni. E restiamo a qualche considerazione inerente la nostra regione.

La preoccupazione maggiore riguarda la marginalità che avranno i temi importanti che si devono risolvere. Non troveranno luogo sufficiente ed adeguato nello scontro che si delinea fra gli schieramenti. Non riusciranno a trovare neppure precise soluzioni, precisi indirizzi risolutivi, nei programmi che pur saranno proposti dai candidati e dalle loro alleanze di supporto. Il centrodestra dirà di tutto di più per dare risalto alla necessità di cambiare il sistema di potere vigente in questa regione simbolo. Il centrosinistra esalterà la sua governabilità di tutti questi anni. Da parte di quest’ultimo, c’è il rischio che non si diano indicazioni e non si prevedano precisi e molto concreti impegni per le questioni di rilievo della nostra realtà regionale. Il timore fondato poggia su solide argomentazioni. Quando si deve dare vita ad una alleanza, che è soprattutto una somma, la più vasta possibile di sigle partitiche al fine di puntare a vincere “contro il nemico”, si sacrificano su questo altarino i problemi e le loro chiare e necessarie soluzioni. L’unione di troppe differenze e diversità programmatiche si rende possibile rendendo generico e quindi accettabile da tutti il programma. Le cose che possono dividere e differenziare si tralasciano o si annebbiano nei panegirici dei buoni e generali propositi. Il partito maggiore che in questa regione è al governo da sempre e che tira le redini dell’allenza di centrosinistra, in un quadro simile, esalta le sue capacità tattiche ad incollare comunque le sigle alleate. Per gli aspetti di governo che necessiteranno, vedrà il da farsi dopo le elezioni, durante la fase di gestione dei prossimi anni. È così che spesso si parla di governo quando sarebbe più appropriato dire gestione. Si parla di programmi quando sarebbe meglio dire gestione e conservazione del potere. Figuriamoci se questo rischio non esiste! Tuttavia i problemi ci sono, eccome! Alla distanza, neppure tanto lunga, la differenza può farsi sentire. A seconda che si affrontino e come si affrontano. E alla prova di certe necessità ed anche di certe urgenze, che non mancano mai, c’è il rischio che solo la tattica politica non riesca a dare i riscontri dovuti. Che occorra invece dare soluzioni impegnative, serie e rigorose. Ciò che risolve davvero certi problemi sconta sempre una certa impopolarità, molte resitenze conservatrici. Ma è l’onere del governo serio, capace e che davvero si occupa di corrispondere all’interesse più generale dei cittadini e della realtà in cui si opera. Ci sono esigenze di innovazione vera – non quella solo declamatoria -, di riformismo autentico. Per consentire un futuro meno problematico e non oberato di zavorre, nel quale non si accumulano, aggravandole, le difficoltà, ma si spiana una strada migliore per superarle e per affrontarne di nuove, comunque inevitabili. Scegliere implica spesso scontrarsi. Ma la responsabilità politica, il senso delle istituzioni, richiedono governo, governo vero, non sopravvivenza meramente gestionale di mera conservazione del potere. C’è soprattutto nella forza politica e nell’alleanza che hanno ancora le maggiori potenzialità di vittoria elettorale, in Emilia-Romagna, questa forte responsabilità ed una spinta siffatta? C’è la portata culturale, quella innovazione culturale che i tempi richiedono? Ovvio che a queste domande nessuno ammetterà limiti, anzi saranno risposte corali: “eccoci, siamo noi quelli giusti, i migliori e siamo pronti”.

Il dramma è che tutti fanno parte del coro. Ma i problemi non si risolvono, né si avvalgono di questo. Essi rimangono e sono lì a comprovare che il fronteggiamento adeguato che richiedono non si è ancora dispiegato. E possono anche rendere evidente con forza ed anche – spesso accade – con drammaticità che ancora non si accenna a dispiegarlo.

Tre questioni, come parziali, ma importanti, cartine di tornasole. Sanità. Infrastrutture. Burocrazia. La Sanità è la stragrande parte del bilancio della Regione. Che in materia ha poteri e prerogative forti e vasti. La sanità emilianoromagnola è una delle migliori sul piano nazionale. Nel suo complesso. E proprio anche per questo non le mancano problematiche critiche. In queste settimane se ne sono evidenziate con crudezza. Con il disseto finanziario dell’Asl forlivese, e con altri casi, in altre realtà. Soldi spesi con esagerazione e spesi male. Il sistema dei controlli che mostra lacune grosse. Se non fosse così quel dissesto forlivese non si sarebbe prodotto, almeno nella enormità quantitativa che lo riguarda. Ma questo è qualcosa che rafforza certe considerazioni, non le inizia. Da tempo si sta ponendo il problema impegnativo di dare nuovi e più adeguati livelli di governance alla nostra sanità regionale. Ne abbiamo avviato la discussione e la continuiamo proprio in queste nostre pagine. Con riferimento particolare – ma non unico – all’Area Vasta Romagna. Non basta che sia solo la coordinazione attuale. Si deve andare oltre. Deve esserci un governo di area vasta, voluto dalla Regione e strettamente connesso col governo sanitario regionale. Un effettivo impegno in questa precisa direzione, assunto con solennità e posto a scadenza di un serio lavoro nei primi due anni dei nuovi governanti regionali, dopo le elezioni del marzo prossimo, costituirebbe una prima e non irrilevante indicazione che qualcosa di quella cultura politica innovativa richiamata sopra esiste e vuole dare prove concrete. Basterebbe questo al momento pur avendo consapevolezza del grosso lavoro che questo necessario obiettivo richiederà. Resistenze cosrporative, egoistiche, campanilistiche; conservatorismi culturali, sindacali; questo ed altro ancora lastricherà la strada che si deve comunque percorrere. Chi già governa questa regione e questa sanità emilanoromagnola, avendo prodotto non poco ai fini di quella qualità che al nostro sistema sanitario comunque si deve ampiamente riconoscere, difficlmente può disconoscere questa incalzante esigenza. Sicuramente ne ha consapevolezza. La condizione migliore per fronteggiarla e che vi siano più forze ad averla e che vi siano forze capaci di tirare per altro verso che non quelle resistenze e quei consevatorismi. È un lavoro che deve potersi appoggiare a sponde che aiutano e che non respingono. Infrastrutture. Altra cartina di tornasole: la Via Emilia-bis. La Regione dopo le ultime decisioni dell’Anas ha in mano la possibilità di dare sblocco all’impasse di questi anni. Si può davvero avviare il percorso verso l’importante realizzazione. Impegno preciso di bilancio per la cifra definita e di spettanza regionale da sommarsi agli impieghi finanziari degli enti locali interessati, a quelli decisi dall’Anas e quelli del Project Financing. Una decisione che non ha motivo di essere rinviata e che non può risentire della eventuale contrarietà di certe visioni ideologizzate, magari malposte intorno alle problematiche ambientali, che molto si annidano in certe forze politiche. Non potranno essere queste le sponde che servono per muovere nella direzione della Via Emilia-bis. Come non potranno essere quelle forze ancora molto intrise di statalismo che potranno aiutare il processo di semplificazione burocratica al quale la nostra regione deve dedicarsi subito, soprattutto dopo avere sbagliato nel rendere ancora più limacciose le procedure ad esempio in merito di urbanistica e di regolamenti per l’edilizia.

Tre impegni importanti. Nel merito dei quali non ci si dilunga, perché in altro modo ed in sede più adeguata si potrà fare. Ma se sono concreti e veri questi sono punti programmatici ed obiettivi di una volontà politica che darebbero segno di quelle innovazioni che si richiedono per una maggiore ed adeguata qualità di governo della nostra regione. Quanti non si lasciano irretire e trascinare dalla semplice propaganda delle posizioni politiche in scontro fra loro, ma fanno delle questioni importanti la base per discernere la propria scelta elettorale, possono anche in questo modo e su queste cose muovere le proprie valutazioni. Staremo a vedere se, partendo da un simile parametro, e giudicando le proposte in campo da parte dei candidati, ci sarà motivo di soddisfazione o di delusione. E chi susciterà l’una e chi l’altra.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 9:35 pm
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