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Veltroni e Berlusconi. Avanti

     Giugno 27, 2017   No Comments

C’è qualcosa di nuovo nella politica italiana? Forse. Sembrerebbe di sì.
In un modo un po’ strano si è dato vita ad un nuovo partito: il Partito democratico.
In un modo ancora più strano Berlusconi si è messo a fare un partito che non è più Forza Italia.
Un domino.
Il PD è la somma di DS e Margherita, di ex PCI ed ex DC. Hanno un forte collante nel dosaggio degli incarichi e in un Cencelli rinnovato. Si sbracciano nell’enfatizzare supposte novità di rilievo di questo PD. È probabile che ce ne siano. Per il momento a noi resta di poterle vedere e speriamo di poterle apprezzare. Aspettiamo.
Il nuovo partito di Berlusconi è sempre un partito di Berlusconi. Se ci sarà da vedere del nuovo che sia consistente e rilevante si vedrà. Aspettiamo.
Tuttavia un po’ di sparigliamento c’è stato. Non è male, vista la palude nella quale ci troviamo da non poco tempo. Sparigliamento, ma non ancora le conseguenze positive ed auspicabili di questo sparigliamento.
Quale esigenza di fondo sta muovendo la situazione?
L’attuale bipolarismo è decisamente bastardo e poco utile al Paese. Le coalizioni si sono formate al solo scopo di contrastarsi. A sinistra sono uniti per essere contro la destra e a destra per essere contro la sinistra. Il centrodestra ha potuto coagularsi intorno a Berlusconi. Il centrosinistra si è coagulato contro Berlusconi. Coalizioni siffatte quando devono affrontare i problemi ( e quanti ce ne sono!) non riescono ad andare d’accordo. Sono divise al loro interno. Sono fatte di forze politiche che non hanno una coesione apprezzabile sulle cose da fare e sul come farle. Ne è prova eclatante questo centrosinistra diviso, con forti contrasti interni. Condizionatissimo da parte della sinistra estrema e statalista. E lo si vede nelle tante cose che non riesce a fare e in quelle che fa che sono pessime, a dire poco. Sopravvive annaspando quotidianamente. È una coalizione che si tiene stretta solo in nome del potere che ha acquisito e che non vuole mollare. Il vero programma che emerge, del governo Prodi, è quello di mantenere e conservare, costi quel che costi, il potere che si sono messi in mano e fare danni al paese come in realtà stanno facendo.
Dall’altra parte il centrodestra è altrettanto diviso all’opposizione. E quando è stato al governo, nella legislatura precedente, non ha dato prova di tanto migliore, pur godendo di una maggioranza parlamentare tutt’altro che risicata e precaria.
Quindi un’esigenza di fondo è quella di poter dare al Paese maggioranze di governo che siano coese, in grado di governare, non paralizzate da contrasti interni, non condizionate dal peggio della cultura politica e di “non governo” che pure c’è in Italia, sia a destra che a sinistra.
C’è più condivisione ed omogeneità fra le parti centrali dei due schieramenti di quanto non ve ne sia all’interno dello stesso schieramento fra le parti che lo compongono.
In Germania i Socialdemocratici avrebbero potuto fare alleanza e maggioranza insieme ai Verdi e alla sinistra. Hanno scelto di fare una grande coalizione con i democraticicristiani e perfino di dare il cancellierato alla loro leader pur di non fare un governo con partiti con i quali non sarebbero riusciti a governare tante sono le differenze che hanno sulle cose da fare.
Da noi c’è un governo precario ed una governabilità pessima. Siamo ben lungi dal modo di fare tedesco ed anche da quello francese.
C’è un sistema elettorale che bisogna assolutamente cambiare. Quello che c’è non ci fa fare nessun salto di qualità rispetto alla palude attuale.
L’esigenza è oltremodo chiara. Le soluzioni dovrebbero essere corrispondenti. Ma in Italia è più facile confondere le cose chiare che risolverle.

Veltroni, leader del PD, si è messo in moto. La cosidetta vocazione maggioritaria del PD, non può non significare che occorre dare al paese un nuiovo sistema elettorale che aiuti la formazione di maggioranze coese ed omogenee il più possibile. Ha dato vita ad una fase di incontri con le forze politiche di opposizione sulle riforme possibili. Ha incontrato Berlusconi. Questioni sul tappeto: riforma elettorale, modifica dei regolamenti parlamentari, riforma istituzionale.
I partiti maggiori dei due schieramenti hanno, in realtà, interessi comuni. Se solo si accordassero fra loro farebbero le riforme e sarebbero anche le migliori possibili. Farebbero finalmente quello che avrebbero già dovuto fare fin dal 1996. Noi auspichiamo che Veltroni e Berlusconi si accordino e procedano su quell’accordo. Esso, tenendo conto dei loro reciproci e comuni interessi, dovrebbe procedere a definirsi sulla base di precise scelte. Cominciando dalle cose che devono negare.
Devono farla finita con l’attuale sistema elettorale. Consente solo situazioni come quella di oggi. Assolutamente da evitare. Evitare il condizionamento delle ali estreme e delle piccole formazioni, i loro ricatti. Evitare coalizioni che riunendosi solo per vincere contro il nemico pregiudicano la capacità di governo del paese con le loro divisioni e le paralisi conseguenti.
È probabile che si debba tenere il referendum elettorale che più di ottocentomila firme hanno richiesto. Se il referendum passa, l’attuale legge elettorale viene modificata attribuendo il premio di maggioranza che attualmente viene riconosciuto all’alleanza che ha più voti al partito che avrà il maggior numero di voti. Questa soluzione non può piacere alle formazioni minori in quanto le limita se non addirittura le esclude ( o ne esclude molte ) dalla possibilità di avere dei seggi.
Ai due maggiori partiti potrebbe anche non dispiacere, seppur extrema ratio. Ma non sarebbe la soluzione migliore. E comunque pur di impedire un simile referendum vi sarebbe chi si ingegna a far cadere prima il Governo e avviare una stagione incerta: o verso elezioni anticipate o verso soluzioni di governo temporaneo in attesa di fare le riforme che non si sono fatte prima.
Se si vuole fare qualcosa il tempo a disposizione sono questi pochi mesi che ci stanno innanzi.
Il timore è che siano più coloro che lavorano contro le riforme di quelli che sono a favore.
C’è una intesa possibile su un sistema elettorale modello tedesco, con sbarramento al 5%. Adeguamento dei regolamenti parlamentari a questo sitema così che non si facciano gruppi e partiti in parlamento, ma che si possano fare solo gruppi parlamentari da parte di quelle formazioni che si sono presentate alle elezioni e che hanno superato il quorum per avere gli eletti. Una riforma istituzionale che riduca il numero dei parlamentari, che risolva il bicameralismo attuale e che atrribuisca maggiori poteri al capo del governo.
Su queste basi possono incontrarsi Veltroni e Berlusconi, Casini e Bertinotti.
Sarebbe un bene che si procedesse. Altrimenti resteremo nella palude. E il Paese ne avrà danno.
Comunque sia, il futuro ha in sé qualcosa di definito con il quale occorrerà fare i conti: per i piccoli partiti non c’è prospettiva. I cespugli sono alleati di Prodi, in questo momento. Perché Prodi pur di restare avvinghiato alla sedia dalla quale non governa e governa male è disposto anche a far fallire i tentativi di Veltroni. Piccoli partiti e Prodi sono i nemici delle riforme necessarie. Chi prima di tutto se ne deve far carico è Veltroni e Berlusconi dovrebbe aiutarlo a riuscirvi. Sarebbe finalmente un fatto positivo e di grande responsabilità. Dovrebbe aprirsi una nuova stagione. E sarebbe un bene.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:21 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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