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Valorizzare e custodire il sacro

     Dicembre 27, 2018   No Comments



Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2018

Valorizzare e custodire il sacro

di Francesca Rossi

Per comprendere l’importanza dei beni culturali religiosi in Italia, nel panorama socio politico attuale, occorre individuare le tappe storiche più rilevanti che hanno fornito le basi per la nascita di una consapevolezza comune circa la tutela dei beni culturali di carattere religioso. Presso i popoli antichi, nella cultura greca per esempio, la tutela e la valorizzazione degli spazi venerati erano collegati ad un obbligo nei confronti della divinità, depositi delle origini della civiltà greca e custodi delle memorie degli dei. Con la nascita della polis il rispetto di queste memorie viene istituzionalizzato.

In epoca romana la capitale diventa il centro di raccolta di opere d’arte provenienti dalle regioni conquistate. Si diffonde il collezionismo e successivamente si delineano le iniziative pubbliche per far nascere nei cittadini la consapevolezza del proprio patrimonio, per esempio Asinio Pollione, noto militare e uomo politico di cultura, istituisce la prima biblioteca pubblica di Roma aperta ai cittadini.

Emerge la necessità di tutelare e tramandare alle generazioni future la memoria collettiva. Nel IV secolo, con l’affermarsi del cristianesimo come religione dominante, viene istituita una prima legislazione in difesa dei templi pagani che dovevano essere conservati non per il loro valore religioso ma per le loro qualità artistiche.

Per tutto il V secolo si moltiplicano le disposizioni imperiali che vietano qualsiasi forma di demolizione dei templi. Con la disgregazione dell’impero romano, il patrimonio occidentale vive un periodo di forte crisi, che mantiene però viva negli uomini di cultura l’importanza di valorizzare e preservare il patrimonio culturale. Sarà poi con Francesco Petrarca che il concetto di monumento riceve un nuovo impulso. È in tale clima culturale che a Roma si registra una prima legislazione di tutela da parte dei papi destinata a diventare un modello di riferimento per i secoli successivi. Una delle testimonianze più significative dei principi di tutela è la bolla Cum almam nostram urbem emanata da Pio II Piccolomini nel 1462 che vieta di demolire e danneggiare i monumenti e nel 1474 Sisto IV promulga la bolla Cum provida sanctorum patrum che non tutelava il patrimonio antico ma specificatamente le chiese di Roma. Il 1471 viene ufficialmente ricordata come data di nascita dei Musei Capitolini. In epoca rinascimentale troviamo un importante documento risalente al 1519: si tratta della lettera a Leone X redatta da Baldassar Castiglione e da Raffaello sull’impegno per la salvaguardia dei monumenti antichi di Roma e la necessità di mettere in campo strumenti tecnici adeguati. In epoca rinascimentale nascono le più importanti biblioteche aperte al pubblico ma allo stesso tempo in nessun periodo storico come quello rinascimentale si bruciano così tanti libri. Moltissime opere sono andate perdute con la Riforma Protestante in seguito alla soppressione dei monasteri e conventi. Nel 1734 papa Clemente XII inaugura il nuovo museo capitolino. Il tema del patrimonio ritorna ad essere al centro dell’attenzione pubblica alla vigilia dell’unità nazionale. Per “fare gli italiani” è necessario ritrovare quelle tracce primordiali e così si inizia a mostrare un’attenzione particolare ai beni librari e solo successivamente anche ai beni mobili e immobili religiosi, artistici e archeologici. Con un salto cronologico arriviamo alla fine del 1900 perché solo con l’accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana che apporta modificazioni al concordato lateranense del 1984 all’articolo 12 si afferma che: “La Santa Sede e la Repubblica Italiana, nel rispettivo ordine, collaborano per la tutela del patrimonio storico ed artistico. Al fine di armonizzare l’applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso, gli organi competenti delle due Parti concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni ecclesiastiche. […]”. Questa è la prima volta che si trova nella legislazione italiana il termine “bene culturale di interesse religioso”. Come scrive Papa Paolo VI per progredire realmente, e non decadere, occorre avere il senso storico della nostra esperienza. Questo è vero nel campo delle realtà umane e specialmente nel campo della cultura. Lo è in quella della nostra religione che è tutta una tradizione proveniente da Cristo.

In questo brevissimo e per ovvie ragioni sommario excursus su quelle che a mio avviso risultano essere le tappe più significative, emerge il fatto che la tutela dei beni culturali religiosi è una questione lontana dal concetto di fede che invece si può maturare con l’esperienza. Come si evince dalle parole di Papa Paolo VI la nostra tradizione proviene da Cristo al di là del credo di ognuno di noi. Possiamo leggere la storia della Chiesa secondo due modalità: possiamo analizzare lo sviluppo della storia del cristianesimo strettamente legata ad un discorso personale, oppure possiamo leggere la storia della chiesa come processo evolutivo di quella cultura identitaria necessaria per non perdere di vista le nostre origini. I beni culturali religiosi diventano un mezzo di trasmissione di quei valori che possiamo contemplare e meditare anche nelle opere d’arte esposte nelle chiese. La vita di Cristo per esempio educa a quelle virtù importanti utili alla vita. Si impara ad amare solo conoscendo e purtroppo o per motivi personali oppure terminato il periodo del catechismo molte persone non entrano più in Chiesa perché si allontanano sempre più dalla fede. Andare in chiesa può essere un’azione non solamente collegata ad un atto di fede ma è anche una modalità per conoscere la storia del nostro passato. Cesena, cosiddetta la città dei tre papi, ha dato i natali a due importanti papi: Papa Pio VI e Papa Pio VII, ha ospitato il vescovado di Papa Pio VIII e Benedetto XII. È una città strettamente legata alla storia dello Stato della Chiesa dove sono presenti decine di chiese, anche per questo è importante far emergere in ogni cesenate la consapevolezza di questa ricchezza attraverso iniziative di carattere informativo e culturale. Bisogna trasmettere la conoscenza della storia e del nostro patrimonio per non permettere che il tempo cancelli la memoria di una tradizione che mai come oggi merita di essere tutelata e valorizzata.



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