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UNA POLITICA PER CESENA : RIUSCIRANNO I REPUBBLICANI A DIVENTARE PROTAGONISTI?

     Giugno 27, 2017   No Comments

E’ inutile e superfluo fare tanti giri di parole.
La politica cesenate è in crisi, specchio e riflesso condizionato di una più generale condizione del paese.
Tanti sono i segnali che si potrebbero portare a giustificazione di questa tesi ma ne basti uno per tutti: la debolezza e autoreferenzialità con la quale questa Amministrazione sta tentando di governare la città.
In una situazione di questo tipo, una forza politica che si rispetti, soprattutto se ha l’orgoglio di un passato amministrativo, ha come obbligo quasi morale di candidarsi a punto di riferimento di un rinnovato e credibile progetto per la città.
Fuor di metafora, questa forza politica deve essere il Partito Repubblicano.
Non che i repubblicani in questo momento godano di ottima salute.
La dirigenza nazionale infatti brilla per inconcludenza e propensione ai dispettucci personali, in balìa dell’incapacità manifesta di riuscire a ritagliarsi uno spazio non per quello che si rappresenta ma per quello che si dice, e questo si riverbera inevitabilmente in periferia, dove il disorientamento regna sovrano.
Unico antidoto a questo stato di cose (ma anch’esso ormai in fase di esaurimento) è la tradizione, che permette ad alcune realtà, tra le quali la Romagna, di vedere ancora una presenza degna di tale nome.
Il problema è che, bisogna che quanto prima ce se ne convinca tutti, l’edera in quanto tale non ha più appeal, resiste ancora marginalmente come prodotto di un simbolismo che trova ospitalità ormai solo tra le generazioni più anziane, al quale però non si riesce più a legare una adesione ideale e politica.
Come a dire: l’edera c’è come pianta, sempre meno come portatrice di una visione della società sulla quale costruire e organizzare consenso.
Rifiutare questo assunto e ripiegarsi sul voto di tradizione (ma ancora per quanto?) significa concorrere scientemente alla morte del partito.
Ecco il grande dilemma degli attuali dirigenti: decidere se essere assassini o rianimatori di un paziente il cui cuore batte sempre più debolmente.
Affronto con dolore e umiltà questo argomento, in quanto, nel mio piccolissimo, anch’io sono tornato ad essere un dirigente dopo anni di lontananza, e sento il peso che deriva da una immutata passione nel fare politica unita ad un sentimento di responsabilità per le sorti repubblicane, lo ripeto, senza nessuna presunzione o vanagloria.
Non credo che Cesena sia diventata come il birillo rosso del biliardo di Foligno il centro del mondo, ritengo tuttavia che dalla nostra città possa e debba partire un’opera di ricostruzione, con l’impegno di tutti ma su patti e obiettivi ben precisi.
Sono proprio gli obiettivi ciò che manca oggi ai repubblicani: come dobbiamo organizzarci? Quali le questioni sulle quali caratterizzarci? A chi affidare la rappresentanza delle decisioni negli anni a venire?
In sintesi: come ridiventare protagonisti? Questo è il grande tema, che non accetta ulteriori dilazioni e ha necessità di essere affrontato con grande onestà intellettuale, senza per questo indulgere in processi o polemiche.
La risposta può partire esclusivamente da una rinnovata capacità di essere interlocutori politici, con idee e persone riconoscibili, in un processo che coinvolga tutte le forze presenti nel partito e che sia garantito da chi vanta maggiore militanza e esperienza.
Il primo aspetto al quale porre mano è quello organizzativo.
Non può esistere oggi una forza politica che trascuri elementi quali il sostentamento, l’organizzazione interna, la gestione del proprio patrimonio immobiliare, il rapporto con la base, la comunicazione interna e esterna, la definizione logistica delle iniziative.
Considerare secondari questi elementi significa non dotarsi degli strumenti indispensabili per irrobustire la prima gamba della futura azione repubblicana.
Il secondo aspetto, che coincide con la seconda gamba, necessaria per equilibrio e velocità, è quello legato al coinvolgimento di tutte le forze disponibili, con particolare attenzione a quelle provenienti dai giovani, avendo ben chiaro che tale impostazione non si riduce a una questione anagrafica in senso stretto ma si lega ad una possibile e auspicabile maggiore capacità di mettere mano a situazioni interne ed esterne sclerotizzatesi nel corso degli anni.
Coinvolgimento e capacità decisionale sono i due perni sui quali costruire un nuovo gruppo dirigente che, forte dell’esperienza e del contributo di uomini rappresentativi, si adoperi per ampliare la geografia di riferimento repubblicana.
Il terzo aspetto, ultimo in quanto inutile senza i primi due ma primario nella riuscita del progetto, è la testa, ovvero le idee e le proposte con le quali sostanziare una rinnovata presenza che si prefigga di incidere sulla vita politica cittadina.
Il materiale sul quale lavorare non manca, vista la debolezza politica amministrativa, ma quest’ultima non basta a definire una posizione che rischia di essere solo “contro” in maniera aprioristica, che non cerca il dialogo sulla base di proposte ragionate, discusse e avanzate.
E’ su questo aspetto che si appuntano i maggiori timori, figli di posizioni passate e presunzioni di superiorità che hanno bloccato e rischiano di continuare a bloccare il processo di elaborazione programmatica.
Occorre essere molto chiari, finanche al punto di farsi del male, i repubblicani hanno perso la capacità del dialogo, del confronto, dello stimolo anche irriguardoso, abbandonandosi alla denuncia dei limiti altrui, peraltro evidentissimi e acclarati.
Da questo punto di vista il percorso è tanto semplice quanto potenzialmente complicato, a seconda di quanta convinzione ci si infonda: una ravvicinata stagione di congressi, dai quali far uscire un gruppo dirigente scelto in base alla capacità riconosciuta di essere portatore di linee programmatiche chiare e definite che i repubblicani decideranno essere la loro stella polare da quel giorno alle prossime elezioni amministrative del 2009, vero spartiacque per il futuro del partito.
Già, le elezioni del 2009.
In che condizioni intendono arrivarci i repubblicani? Come interlocutori che prendono l’iniziativa del confronto politico, qualsiasi ne sia l’esito, o come spettatori di scenari da altri prefigurati e gestiti?
Questo è quello che oggi ci manca, la forza e l’autorevolezza per imporci nel dibattito politico cittadino come un convitato che non può essere ignorato, anche quando tollerato se non sgradito, perchè porta la forza delle idee e la forza delle persone che le rappresentano, indisponibili a svendite perchè con una schiena che non può essere piegata.
I segnali più preoccupanti sono quelli che mostrano una assuefazione alla marginalità repubblicana, vissuta come ineludibile processo storico e anticamera del disimpegno e dell’allontanamento, come testimonia la delusione dei tanti amici tra i quali quelli confluiti dall’esperienza di Cesena Cambia convinti che l’esperienza delle lista civica avesse fatto il suo tempo ma potesse trovare nel Partito Repubblicano una ideale e convinta prosecuzione, alla quale anch’essi avrebbero voluto contribuire.
Abbiamo il dovere morale e politico, se veramente ci consideriamo dirigenti, di dare una prospettiva a tutte quelle persone che hanno creduto o continuano a credere nella necessità di una forza laica senza pregiudizi, in grado di affrontare i problemi con il taglio della modernità e della lungimiranza, capace di confrontarsi e di far prevalere le proprie idee con la forza che le deriva dai contenuti prima che dai voti, conscia della propria indispensabilità per il dibattito cittadino, forte di un bagaglio ideale e programmatico sul quale chiedere consenso perchè capace di disegnare uno scenario di sviluppo credibile, a prescindere dalle collocazioni.
Riusciranno i repubblicani a riconquistare ciò che, fino a 15 anni fa, era il loro naturale ambito d’azione?
Riusciranno i repubblicani a sconfiggere quella autoreferenzialità nella quale rischiano di rinchiudersi che tanto e giustamente condannano negli altri?
E’ la mia speranza, per la quale continuerò ad impegnarmi, con grande umiltà ma grandissima convinzione, la convinzione che deriva dal rifiutare il pensiero della ineluttabilità di una irreversibile decadenza.
Luigi Di Placido

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 8:32 pm
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