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Un patto sociale per la crescita

     Giugno 28, 2017   No Comments

È crescente e continuo il richiamo, dalle più svariate parti (istituzionali, politiche, sociali, economiche e culturali, giornalistiche e di stampa), per mettere al centro, di attenzione e di impegno, la questione lavoro (che soprattutto significa fare i conti con la crescente disoccupazione). Tutti incitano tutti ad essere concreti, operativi. Un grande clamore di esortazioni, di dichiarazioni, di annunci. Risultati? Nessuno. Al momento: nessuno. Il Consiglio comunale ha dibattuto un così detto “pacchetto lavoro”. Iniziativa buona, soprattutto perché conferma la centralità della problematica da doversi affrontare subito. E per davvero, con concretezza. A quest’ultimo riguardo, però, è ancora ritardo e molta evanescenza. Indicazioni positive ne sono state date. Ma la comunicazione e gli annunci, di per se stessi, bastano a niente. Anzi, alimentano attese che se non concretizzate, sortiscono disillusioni e tensioni. I dati da cui partire e sui quali si vanno soffermando da mesi (autorevolmente) il Sindaco, i sindacati, la Camera di Commercio, le organizzazioni economiche, dicono l’allarmante e crescente numero dei disoccupati (che hanno perduto e stanno perdendo il lavoro; che non riescono a trovare occupazione); la crisi di diverse aziende, parecchie delle quali hanno cessato la loro attività, altre che l’hanno ridotta, altre che vivono il disagio di essere impedite ad assecondare uno sviluppo di adattamento alle esigenze del loro mercato e, quindi, entrano in sofferenza di attività con conseguenze sui loro livelli occupazionali. A differenza dei momenti nei quali si evidenzia che Cesena marcava differenze positive rispetto alle altre realtà della nostra stessa regione, oggi i dati relativi alla situazione occupazionale e di difficoltà del sistema delle imprese, evidenziano una situazione cesenate anche molto più critica e problematica che altrove. Spesso si sono richiamate le classifiche del Sole 24 Ore sui posizionamenti del nostro territorio a proposito di tante cose. Quella da tenere particolarmente in conto non ha avuto il necessario rilievo. In questi ultimi tempi un certo declinare ha riguardato Cesena. Nella classifica della vivibilità del Sole 24 Ore, Forlì-Cesena è passata dal 12esimo posto del 2011 al 25esimo posto nel 2012, la peggiore performance della Regione e una delle peggiori del centro-nord Italia. È un bollettino drammatico e quotidiano quello delle ore di Cassa Integrazione che oggi, e sempre più di frequente, svolgono un ruolo non più di momentanea gestione di una crisi aziendale, ma di vera e propria sostituzione alla retribuzione “ordinaria” e alla occupazione dei lavoratori del nostro tessuto produttivo. Gli ammortizzatori sociali sono sempre meno ammortizzatori e sempre più vero e proprio accompagnamento all’uscita dal lavoro. Non sappiamo se i circa cinquecento posti di lavoro di cui si vocifera in questi giorni (auspichiamo che non sia una similitudine con la berlusconata del milione di posti di lavoro di altri tempi) saranno una realtà o un altro vacuo annuncio. Confidiamo che poggino su elementi di solidità. Di sicuro intravediamo comunque –se dovessero essere veri – uno spettro di precarietà temporale in queste possibilità occupazionali, per come vengono dichiarate. Da non escludere, che possano anche essere fattibili, visto che si avvicinano tempi elettorali. Sia chiaro. Se ci sono possibilità di qualche impiego anche se temporaneo è sempre un bene, in questi momenti. Ma i tamponi non sono soluzioni e neppure indici di politiche concrete volte a quella centralità della problematica del fronteggiamento della crisi così tanto sbandierata da tutti. Non positiva sarebbe una distorsione di spesa in termini meramente assistenzialistico-elettoralistici. La Uil di Cesena insiste da tempo sull’esigenza di un patto operativo che ponga argini agli effetti della crisi dell’occupazione e della tenuta del nostro sistema imprenditoriale, guardando oltre a semplici interventi “tampone”. La Uil di Cesena ha proposto un “Patto per la crescita”. Di assai comune e convergente impostazione è la proposta di “Patto sociale” avanzata e sollecitata nei mesi scorsi dall’Associazione Energie Nuove. I nominalismi non dividono. Quel che conveniamo è che occorre un Patto, fra più soggetti, Istituzioni, forze economiche, sociali e culturali, Istituti di credito e Fondazioni. Perché, con concretezza e coerenza di impegno di ciascuno – ognuno per le proprie possibilità, prerogative e funzioni che può attivare – si possano conseguire alcuni veri concreti solidi risultati.

Uno. Agire sull’organizzazione per velocizzare realmente le risposte dell’Amministrazione alle esigenze e alle domande delle imprese. Non si chiede a chi non ne ha la possibilità di cambiare le regole e le norme che alimentano la limacciosità e la lentezza burocratiche. Queste richieste vanno comunque rivolte alle istituzioni che ne hanno competenza. Al Comune si chiede di intervenire nell’organizzazione del proprio funzionamento che può essere “forzato” per rispondere alle esigenze di una maggiore efficienza e velocità di risposta alla “domanda” delle imprese.

Due. Dare spinta e realizzazione allo strumento operativo proposto dalla Fondazione Crc per intervenire nel capitale di rischio di nuove imprese e di imprese innovative. Un venture-capital per aiutare i giovani e per favorire qualità di nuova impresa.

Tre. Mettere in condizione il privato sociale di poter compartecipare in modo più strutturato al sistema di welfare così da garantire da un lato quanto già erogato dal sistema pubblico andandolo al contempo ad integrare ed ampliare, non a sostituire, nel rispetto della pubblicità del nostro sistema di servizi e in un ottica di garanzia del mantenimento dello standard qualitativo-quantitativo del welfare emiliano romagnolo.

Quattro. Il Comune, con anche il coinvolgimento degli Istituti di credito e della Fondazione Crc, deve promuovere proposte progettuali e iniziative private volte alla valorizzazione e gestione del patrimonio artistico e museale cittadino. Una risorsa che può fare crescita, dare lavoro e occupazione, invece che rimanere,  per gran parte, inutilizzata. Anche questo in tempi ravvicinati e con scadenze certe.

Cinque. Un monitoraggio, del concerto delle forze economiche e sociali, sulla qualità del lavoro nel nostro territorio, anche per evitare atteggiamenti di aziende che “sfruttando” la particolare congiuntura di crisi, non rispettano o derogano da certo rispetto delle norme in tema di garanzie contrattuali e sicurezza lavorativa.

Questi obiettivi sono facilmente misurabili nel loro grado di attuabilità. Chiediamo insieme un incontro con il Sindaco per poter proporre con precisa concretezza i contenuti e il modo di attuazione di questo Patto. È una politica concreta e valida per la quale siamo disposti ad un impegno diretto e corresponsabile.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:50 am
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