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Un museo della città altrimenti città senza memoria

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Giovanni Poletti

L’abitudine e l’educazione a visitare musei si prende da bambini, da giovanissimi, esattamente come l’abitudine a leggere o la stessa necessità di conoscenza culturale. Come nell’Antichità i valori culturali vengono trasmessi attraverso la mediazione individuale, non mutuabile con alcun sistema digitalizzato e informatico: da genitori a figli, da maestri ad allievi, da persona a persona, secondo un metodo che ancora oggi possiamo definire socratico. Come ha detto Pierre Rosenberg: «A scuola si impara a leggere. Ma non si impara a guardare un quadro. E, se non lo si insegna, il futuro dei musei sarà di grande tristezza» («La Repubblica», 18 marzo 2003).
I musei non possono restare immobili e uguali a se stessi per sempre. Un museo è come un organismo vivente, costituito da tre componenti che interagiscono continuamente tra loro: il contenitore, il contenuto, il pubblico. Il pubblico ogni giorno entra nel museo e coi propri sguardi, con le proprie emozioni, con il proprio caotico affollarsi davanti a loro, cambia il segno ed il significato delle opere esposte e quindi del contenuto e del contenitore, ma ne è anche, profondamente, modificato. Le opere d’arte conservate nei musei – e con esse i musei stessi – possono morire, anche i più grandi capolavori. Morire di dimenticanza, di cattive abitudini, di trascuratezza, di presentazioni ed allestimenti sciatti ed invecchiati. Morire perché scompaiono agli occhi di un pubblico che – per non morire esso stesso – può prendere altre strade, cercare altre opere, innamorarsi ed interessarsi di altre forme, di altri segni.
Per far vivere i musei nel futuro non bastano le attività educative, dai laboratori per i ragazzi alle visite guidate, alle animazioni e agli eventi teatrali e musicali. Per corrispondere alle attese dell’attuale società e delle future generazioni i musei devono sapere reinterpretare le loro collezioni (contenuti) e se stessi (contenitori) ritrovarsi e riconoscersi continuamente. Ma come? Studiando le opere e proponendole in mostre per spiegarle; acquisendo nuove opere e collezioni; promuovendo restauri e ricerche; riallestendo le proprie opere e le proprie sale; rinnovando le proprie strutture per l’accoglienza.
I musei dovranno inoltre rispettare standard qualitativi reali e non semplici atti di autocertificazione. Pensiamo alla situazione dei musei cesenati; innanzi tutto si dovrebbe porre l’attenzione su una questione di fondo: il contenitore. Etimologicamente il termine MUSEO, di origine latina e di matrice greca, sta ad indicare il luogo sacro alle Muse; nell’antica Alessandria d’Egitto individuava un edificio dedicato al culto delle Muse eretto per volere di Tolomeo I, fondatore della dinastia tolemaica e primo re dell’Egitto ellenistico. Di fatto il museo è un edificio, un’architettura. Ora ci si potrà interrogare sul senso delle tante – forse troppe – collezioni che Cesena possiede disperse, secondo una visione che mai – nemmeno nel passato – ha fatto riferimento all’idea di un Museo Civico o della Città, in luoghi non sempre pertinenti, in spazi non sempre congrui, il cui adattamento ed il cui aggiornamento non può certo reggere il confronto con una qualsiasi istituzione che possa dirsi, in senso compiuto ed appropriato, museale.
In Italia, già da circa un decennio, sono molti i musei civici che si sono dotati di una carta dei servizi nella quale sono contemplate informazioni significative quali: direttore e curatori di provata qualità scientifica e capacità gestionale; orari di apertura; offerta di occasioni educative e di svago per tutti i tipi di pubblico; spiegazioni divulgative in due o più lingue e per tutti i tipi di utenti; disponibilità alla visita – su richiesta – dei depositi; ecc.
Oggi i musei cesenati sono prevalentemente chiusi ed aperti su richiesta e prenotazione. La città tutta è privata della libera fruizione e dell’apprezzamento delle proprie memorie: una città ed un territorio che rinuncia alla propria memoria culturale priva se stessa ed i propri cittadini della propria crescita e del proprio futuro.
Troppo lontana è ancora l’ipotesi della realizzazione – nel complesso del Sant’Agostino – di un Museo della Città, eppure in questi anni molto si è fatto a livello di indagini preliminari e di fattibilità in tal senso, ma, si sa, Cesena è una città che dimentica facilmente e l’attenzione per la cultura, per le collezioni, per i musei è andata via via affievolendosi esattamente come la memoria, la nostra memoria, che da troppi anni si sta spegnendo dietro quelle porte sbarrate, in quei luoghi dove la frequentazione quotidiana ha ceduto il passo ad una periodicità che si è fatta eccezionalità nel corso delle sempre più rare occasioni di aperture straordinarie.
Il contatto col nostro patrimonio storico e culturale non deve essere soggetto ad eventi straordinari, ma deve tornare a fare parte di una frequentazione quotidiana per recuperare, nella memoria di noi stessi e delle nostre origini, un senso per il nostro futuro. La morte delle nostre memorie e dei luoghi che le conservano è anche e soprattutto una nostra precisa responsabilità.
Già nel Costituto senese del 1309 – lo statuto della città, il più esteso documento in lingua volgare del XIV secolo insieme alla Commedia di Dante – si legge che chi governa deve avere a cuore «massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini». Dobbiamo quindi tornare ad essere “antichi” per poter essere compiutamente contemporanei e moderni in maniera piena e consapevole.
La città dovrà tornare a discutere i temi della cultura nella loro giusta prospettiva, si dovrà richiedere a più voci quella attenzione e quella cura che gli antichi riservavano alla bellezza e alla cultura stessa, ma che oramai da tempo hanno perso ed il tema del Museo della Città dovrà tornare ad occupare non tanto il dibattito cittadino, ma anche e soprattutto le scadenze programmatiche e non solo elettorali.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:00 pm
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