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Un caso. Alla prova la volontà politica

     Giugno 28, 2017   No Comments

Un’azienda, che continua la propria attività e che potrebbe svilupparla, nella situazione in cui ci troviamo, è già una notizia positiva. Il panorama, infatti, è piuttosto cupo. La crisi è drammatica. Disoccupazione e disagi sociali sono crescenti. Di fronte a tutto questo una simile attività aziendale merita attenzione. Di certo non andrebbe ostacolata. Nel numero scorso di Energie Nuove ci siamo soffermati su una esperienza aziendale ed imprenditoriale del territorio cesenate (“Jolly Service” ne è il logo, al momento, più conosciuto), colloquiando con il giovane imprenditore (Gianluca Salcini) che l’ha avviata e sviluppata. Ci torniamo sopra perché rappresenta, per alcuni versi, un caso emblematico. Pur fra le innumerevoli difficoltà dovute alla attuale prolungata condizione economica e finanziaria, questa azienda continua, seppur con onerosità crescente, a mantenere un trend positivo di attività. Impiega decine di lavoratori. Sono salvaguardati gli attuali livelli occupazionali e talvolta riesce anche ad aggiungere qualche ulteriore unità lavorativa. Da alcuni anni questa impresa deve affrontare, però, problemi logistici ed organiz-zativi non indifferenti per salva-guardare e difendere lo stadio raggiunto della propria attività. Ancor maggiori se vuole deter-minarsi in un impegno di crescita e sviluppo. Attualmente, infatti, la sua attività è costretta a svolgersi in tre luoghi e stabilimenti diversi, fra loro separati e distanti. Con oneri sul piano della organizzazione a-ziendale, della logistica, e dei costi economici e finanziari, dagli affitti a tutto il resto, che sono notevoli. Onerosità e limiti che possono pregiudicare il trend attuale e ancor più frenarne ed impedirne l’eventuale sviluppo. L’imprenditore, già alcuni mesi orsono, ha dovuto fare un nuovo insediamento in un’area di una provincia lombarda per far fronte alla domanda di clienti che necessitano di adeguato, qualificato e personalizzato riscontro per i servizi richiesti. La concorrenza è forte di per se stessa, ed è fortissima in tempi di difficoltà come gli attuali. Quell’investimento-insediamento (ulteriore rilevante onere finanziario ed organizzativo) non è stato una semplice aggiunta all’esistente, ma la condizione e l’esigenza necessarie per mantenere l’impresa salda nel proprio mercato, sviluppandosi ulteriormente. Senza quello ne avrebbe risentito anche l’attuale attività negli attuali stabilimenti cesenati, il fatturato aziendale e i livelli occupazionali. Senza sviluppo, il risultato non è che si può restare fermi allo stadio raggiunto: semplicemente si regredisce e si entra in crisi. Questa soluzione in altra località, in altra Regione, si è resa necessaria ed obbligata di fronte alla impossibilità di dare ad essa adeguato sbocco e realizzazione nel nostro ambito territoriale. Dove già l’insediamento, come detto, è, per forza, frazionato con le difficoltà organizzative che comporta e con l’onerosità maggiore che consegue. Una mancanza di spazio adeguato e di possibilità operativa che non da oggi, ma da anni, sono la motivata preoccupazione dell’impresa. Logica e migliore organizzazione aziendale vorrebbero che, già da tempo, fosse stato possibile unire in un unico insediamento produttivo le attività dell’azienda. Questa preoccupazione e l’impegno volto a questo obiettivo, come ribadito, sono in campo da alcuni anni. Su un terreno di propria proprietà, l’impresa ha riflettuto e riposto la possibilità di dare finalmente corso alla migliore soluzione impiantistica ed organizzativa della propria attività. Innumerevoli e fortissime ragioni – comprensibili per chiunque abbia anche solo un minimo di buon senso – hanno portato l’impresa a riflettere in questa direzione e in questi termini, la propria soluzione, anziché volgersi a un investimento impossibile ed insostenibile di acquisizione di un’area a destinazione polifunzionale di quelle previste in PRG. Costi rilevanti ed impraticabili, soprattutto a fronte di certi dimensionamenti ed in situazioni di tipo economico e finanziario micidiali (non ci addentriamo sulle difficoltà del credito) come quelle che da alcuni anni stiamo attraversando. Peraltro qui sarebbe bene affrontare il tema del costo delle aree, vera palla al piede per gli investimenti e gli insediamenti produttivi. Spesso, quasi sempre, quel costo è la ragione che li frena e li blocca. Così che la nostra economia locale si viene a privare di opportunità imprenditoriali e sociali; di lavoro indotto, di reddito e di occupazione. Problematica ampia che metteremo a fuoco nel suo più mirato contesto di politica urbanistica ed amministrativa. Ma torniamo al terreno di proprietà dell’impresa in discussione. Quel terreno è ubicato in stretta, immediata adiacenza e contiguità con altre aree produttive, in una delle quali è già stato effettuato un insediamento e in un’altra è già previsto. Sono aree che hanno trovato soluzione nell’ul-timo piano regolatore (Piano opera-tivo). Un comparto che già prevede necessariamente infrastrutturazioni comuni. In quell’area, pertanto, è stato richiesto di fare l’insediamento di cui c’è bisogno. Non è stato chiesto una semplice trasformazione d’uso del terreno, da agricola a polifunzionale. È stato chiesto di realizzare un preciso, specifico, progetto insediativo corrispondente alle esigenze dell’impresa e del suo sviluppo. L’Amministrazione comunale ha convenuto sulla validità del progetto aziendale e sulla necessità ed urgenza che ne costituiscono la motivazione. Riunioni tecniche e non solo, rapporti istituzionali (Comune-Provincia), messa a punto di rapporti fra imprese dell’intera area- comparto per le soluzioni infrastrutturali comuni. Un grande lavoro. Fra questioni di Prg, di variante, di ipotesi di accordo di programma, di Pua, di Vas e avanti con tutti gli innumerevoli passaggi delle complicate, e spesso tortuose normative. Sono trascorsi degli anni, ma ancora non si è a ridosso del tempo in cui poter cominciare i lavori per l’insediamento. Era da pochi giorni operativa l’attuale Amministrazione comunale quando il problema è stato posto e si è deciso di risolverlo. Il prossimo anno sono passati i cinque anni di questa attuale Ammini-strazione comunale. Un tempo lungo, troppo. I tempi delle esigenze aziendali, specialmente in contesti e situazioni tracici come quelle che viviamo da alcuni anni – anche particolarmente nella nostra realtà locale – non stanno e non possono stare in sintonia con le lungaggini e le anche eccessive tortuosità di simili decisioni amministrative. In altra parte anche di questo periodico parliamo della proposta di un ” patto sociale ” ( fra forze economiche, sociali ed Istituzioni locali) di cui un obiettivo fondamentale è lo snellimento dei tempi burocratici e amministrativi per favorire le imprese e l’occupazione. Occorre ci sia una vera volontà politica. Che si veda in concreto. Questo, nel nostro territorio, è uno dei casi che ci sono e che devono essere risolti con veloce determinazione. Altrimenti non si capisce bene di cosa si parla quando si fa riferimento agli interessi economici, sociali, occupazionali, che tutti dichiarano essere gli obiettivi principali e prioritari dell’azione politica ed amministrativa.

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  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 8:49 am
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