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Uguaglianza Responsabilità Meritocrazia

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Sanzio Scarpellini

Quest’articolo non vuole avere nulla di polemico (certamente non nei confronti di una persona che stimo) desidera solo aggiungere alcune considerazioni sul tema “la sinistra, cioè l’uguaglianza”, apparso nel numero 2 di maggio-giugno a cura del professore Riccardo Caporali. Mi chied l’uguaglianza è ancora oggi il discrimine fra destra e sinistra? E’ ancora e solo l’uguaglianza a distinguere la destra dalla sinistra? Oggi, pur nella assoluta diffe-renziazione, sono convinto esista un naturale accordo fra tutti gli stati (convegno della F.A.O. a Roma, G 20, G 8. risoluzione O.N.U.)….. sul fatto che servono radicali cambiamenti per diminuire l’ingiustizia nel mondo. Voglio essere ottimista , ma penso che soltanto un numero piuttosto esiguo di persone oggi metta in dubbio il valore universale e paradigmatico dell’uguaglianza. Certo tutti gli uomini, per quanto diversi, sono sostanzialmente eguali e lo sforzo di far prevalere la diseguaglianza sull’eguaglianza è errato e va sconfitto. Tuttavia misurarsi e combattere contro la disuguaglianza non significa eliminare la razionalità e il buon senso. I giacobini per l’uguaglianza hanno creato il terrore, una storia cupa e assai deplorevole per la Francia; i comunisti leninisti-stalinisti hanno creato il gulag, storia tragica per la Russia, i maoisti cinesi la rivoluzione culturale, i cambogiani con POL POT…e potrei continuare; purtroppo per l’uguaglianza, sono stati commessi anche tanti crimini. Amartya Sen, premio nobel per l’economia nel 1998, nel suo volume “la diseguaglianza: un riesame critico” si chiede “eguaglianza di che cosa?” e risponde:”Quando sono in competizione con considerazioni di natura aggregata, le esigenze dell’uguaglianza possono essere oggetto di sostanziali compromessi nelle situazioni che di fatto si vengono a realizzare. Ammettere questo non significa contraddire la rilevanza e la portata, che permangono comunque, dei valori egualitari. Invero, il perseguimento dell’uguaglianza può essere valutato correttamente soltanto all’interno di un contesto più ampio in cui altre esigenze non siano arbitrariamente ignorate”. Non è quindi solo e soltanto una migliore ridistribuzione del reddito e delle risorse che dobbiamo analizzare, ma anche altre variabili come la libertà che può essere in contrasto con lo spirito libertario del singolo individuo, la capacità personale, il merito, l’efficienza, il talento e come scrive il premio nobel A. Sen ” la sostanziale eterogeneità degli esseri umani, e la molteplicità delle variabili in base alle quali l’uguaglianza può essere valutata”. E nel volume “Idea di Giustizia” affronta il problema sul come raggiungerla. “E’ forse meglio partire da cosa occorre fare per rimuovere le ingiustizie piuttosto che ragionare delle teorie e dell’ideale di una giustizia perfetta”. Kant ci aiuta con la ragion pratica mentre a me sembra che una parte della sinistra si affidi più alla ragion pura. Cosa fare? Quali modifiche strutturali individuare e quindi ottenere per almeno limitare le ingiustizie che sono nel nostro paese e nel mondo? A mio parere è la risposta sul cosa fare e su quali obiettivi operare il vero discrimine fra destra e sinistra e non sul mero concetto di uguaglianza. Invece di analizzare l’ingiustizia in astratto dobbiamo sforzarci di capire come limitarla per avere una società più eguale e quindi più giusta. Sono d’accordo col professore Riccardo Caporali quando scrive che è proprio “intorno ai problemi cruciali del nostro tempo che sussiste ancora la distinzione” ed enumera diverse tematiche: rapporti fra politica ed economia ed io aggiungo finanza economia e politica; problemi dì immigrazione ed integrazione, scuola, cultura, sanità, sicurezza, sviluppo sostenibile, e non ultimo la legalità. E se nella risoluzione di questi problemi non possiamo più aggrapparci a tradizionali ideologie di destra (il liberismo col suo Dio – mercato) e di sinistra (il Dio – stato onnicomprensivo) dobbiamo allora individuare, all’interno di questa società le soluzioni per raggiungere una migliore ridistribuzione del reddito e quindi una giustizia sociale più equa ed anche più etica. In questo tempo, ove tendono sempre più a diluirsi le identità di destra e sinistra, e queste due parole appaiono a tanti giovani sempre pia obsolete, dobbiamo sforzarci, attraverso la prassi, a superare questo dualismo e comprendere che il contesto storico- sociale ove operiamo e sempre pia variabile e continuamente modificabile. Non sarà certo con la netta contrapposizione fra destra e sinistra che si risolveranno i problemi della iniqua disparità fra i diversi gruppi sociali (avrei potuto scrivere corporazioni). In questo periodo di prolungata crisi la differenza fra destra e sinistra deve evidenziarsi sì nelle scelte di politica sociale, cioè quella politica che offre ai cittadini un modello che operi per il riscatto dei più deboli, degli emarginati, dei disoccupati, ma deve rivolgersi pure e quindi dare risposte anche ad un nuovo tipo di rapporto fra imprenditori e sindacati, deve dare risposte sulla sicurezza , sulla meritocrazia, sulla produttività, sulla efficienza, sulla crescita, sul federalismo fiscale. Un percorso difficile che è in netto contrasto con vecchie abitudini e mentalità di una parte della società, sempre più opulenta e conservatrice, di una parte degli imprenditori, legati solo al profitto, di una parte del sindacato dei lavoratori, incapace di rinnovarsi alla nuova dimensione internazionale e al mutato mercato del lavoro, alla classe politica priva di strategia, sempre più dedita a coltivare il proprio orticello e sempre meno immarcescibile. Dobbiamo avere il coraggio di rivedere e modificare il nostro modo di pensare e dalla crisi economica, che colpisce il mondo intero, ricercare e ritrovare un nuovo modello di sviluppo in quanto oggi riconosciamo che la “società del benessere” in cui operiamo si sta sgretolando. Entro il 31 dicembre del 2010 deve essere presentato all’Unione Europea il piano nazionale di riforme “strategia UE 2020”. E’ qui che si programma il futuro relativo a crescita e competitività. E’ su questo documento che dobbiamo avere una visione generale e strategica, e cogliere l’occasione per ripensare al modello di sviluppo e alle sue prospettive. Ma quali sono gli obiettivi del governo? E quelli delle opposizioni? Si conoscono? Si dibatte su questo argomento? Riusciremo ad alzare lo sguardo, pensare alto ed essere finalmente una nazione? Si parla solo di Berlusconi e di anti Berlusconi e questo è diventato ormai “la metastasi della mente” degli italiani ci ricorda Piero Ostellino editorialista del Corriere della Sera. Purtroppo è la verità. Ecco allora la necessità di guardare al futuro con un certo ottimismo e pretendere una economia pia responsabile legata alla produzione e non alla finanza. Una economia che non ubbidisca solo alla logica utilitaristica o di profitto individuale ma sia anche “un ordine morale che induca gli uomini a cooperare fra loro”. Questo scriveva (A.Smith) nel 1776 il padre dell’ economia moderna, il teorico della libera concorrenza, professore di filosofia ed etica all’università di Glasgow, tanto criticato e vituperato. Se vogliamo costruire un sistema economico pia rispettoso dell’individuo, la politica deve riappropriarsi dei suoi poteri, non deve subire l’economia e men che meno la finanza. II mercato va regolamentato se non si vuole che produca danni economici e sociali; come l’ultima crisi finanziaria ha dimostrato. In democrazia non esiste libertà senza responsabilità, non esiste economia senza regole e senza diritto, ma non esiste uguaglianza reale se non privilegiamo il sapere, l’impegno e la meritocrazia.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:05 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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