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Testamento biologico. Una legge che rispetti tutti

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Sandro Gozi

Molto prima dei casi Welby e Englaro, più di 60 anni fa, i padri costituenti scrivevano la Costituzione, che, all’articolo 32, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Questo è il principio del rispetto della persona umana e della sua superiorità rispetto alla legge dello stato. Una pagina bellissima della nostra storia politica. In merito a questi problemi la politica deve riportare la persona umana, la sua dignità, capacità e libertà di scelta al centro della legislazione. Questo principio ha guidato le nostre proposte. Come democratici, nella Commissione affari sociali alla Camera, volte a migliorare la legge. Il testo approvato in Senato, infatti, era contrario di fatto non solo ad ogni forma di vero testamento biologico, ma al principio stesso di libertà di scelta individuale. Una posizione che priverebbe i cittadini del diritto fondamentale di decidere a quali terapie sottoporsi – o non sottoporsi, ovviamente. Scendiamo nel dettaglio. La nostra battaglia in Commissione è stata sull’articolo 3, in base al quale alimentazione e idratazione devono essere mantenute fino al termine della vita e non possono formare oggetto della Dichiarazione anticipata di trattamento.
Si tratta, con tutta evidenza di un’imposizione per legge dell’accanimento terapeutico. Un’imposizione illiberale e oscurantista che si muove contro le libertà individuali e le evidenze scientifiche.
In pochi, o forse in nessun caso come in quello della battaglia legale condotta da Beppino Englaro per il rispetto della volontà della figlia Eluana è inevitabile indignarsi. Abbiamo sentito raccontare una storia inventata di sana pianta, un racconto che, evidentemente, a qualcuno sembrava utile ed efficace a difendere le proprie tesi: c’era una persona incosciente, che avrebbe potuto tornare miracolosamente in vita e che invece veniva uccisa dalla protervia di scienziati laicisti e militanti interessati. Non era vero affatto; Eluana, come poi confermò l’autopsia, non era prigioniera di coma passeggero, il suo cervello era orami atrofizzato.
Ragionamenti illogici e fatti inesistenti, basati esclusivamente sul desiderio di piegare la realtà alle convinzioni di una parte, sono stati rilanciati incessantemente da tutte le TV nelle case degli italiani. Quando però si prescinde da solide fondamenta logiche e scientifiche i nodi finiscono per venire al pettine. Così è stato anche in questo caso. Le contraddizioni giuridiche ed etiche del governo sono risultate presto evidenti.
Sul piano giuridico infatti, se la legge italiana obbliga un paziente a firmare un consenso informato per un esame come una Tac o un’endoscopia, non si capisce perché non si possa, non si debba chiedere il consenso anche per trattamenti sanitari più invasivi e determinanti come l’alimentazione forzata.
Sul piano dell’etica è evidente come la posizione del governo calpesti il principio della libertà di scelta individuale. Io, come credo chiunque altro, voglio che mi sia riconosciuto il diritto di decidere se sottopormi o meno a cure stressanti, e dolorose, fossero pure necessarie a salvarmi la vita. Lo voglio per me come lo voglio per chiunque altro. Anche se la mia posizione fosse di sottopormi a qualsiasi trattamento, cosa che non escludo, non vorrei mai che la stessa scelta (o non scelta) fosse imposta per legge a nessun altro.
Proseguendo su questa strada si arriva dritti alla follia civile e morale. La follia di una maggioranza che sta ignorando il dibattito incorso, le evidenze scientifiche, e le posizioni dei medici che si sono espressi durante questi mesi di dibattito nelle commissioni di camera e senato.
Alla Camera, nonostante su queste premesse fosse cosa difficilissima, abbiamo cercato il dialogo. Il nostro fine, a partire dai lavori in Commissione, è quello di migliorare, per il cittadino, questo assurdo disegno di legge. Per questo abbiamo cercato innanzitutto di costruire alla Camera un “nuovo inizio” della discussione e una legge “condivisa”. Ci siamo però trovati di fronte ad un muro da parte della maggioranza, se non per singoli casi come il collega Della Vedova, che hanno difeso il testo del Senato, votando contro a tutti i nostri emendamenti. Emendamenti, i nostri, che volevano migliorare il già citato articolo 3 su alimentazione e idratazione, in cui la proibizione della sospensione della nutrizione ed idratazione riguarda “un eventuale futura perdita della capacità di intendere e di volere” e dunque, tutti gli stati di incoscienza, imponendo di fatto, per legge, l’accanimento terapeutico. I nostri emendamenti erano tesi ad affermare la possibilità di sospendere la nutrizione artificiale, quando la persona è nella fase terminale della sua vita e quando queste forme di sostegno non sono più in grado di alleviare le sofferenze del paziente divenendo interventi futili e sproporzionati. La valutazione di tali circostanze è demandata al medico curante secondo scienza e coscienza, coinvolgendo i familiari, al fine di tutelare il miglior interesse della persona. Altri emendamenti vertevano a specificare il carattere della DAT che non può essere né orientativa né vincolante ma “impegnativa”. Il valore impegnativo delle DAT è infatti una soluzione che da un lato offre al cittadino ragionevoli garanzie di rispetto della sua volontà e dall’altro non solo non mortifica ma esalta l’autonomia professionale del medico che comunque deve essere chiamato a valutare i desideri del paziente ed a comportarsi di conseguenza sulla base delle sue autonome valutazioni. Ancora, abbiamo cercato di inserire il termine di “nutrizione artificiale” che comprende anche l’idratazione, al posto di “alimentazione”. Nutrizione artificiale e alimentazione infatti non sono la stessa cosa, non sono sinonimi. La nutrizione artificiale è una forma di sostegno vitale assicurata da competenze medico – sanitarie che si riferisce all’utilizzo di nutrienti – non alimenti – che vengono preparati con procedure farmaceutiche e vengono somministrati per via artificiale senza ricorrere al normale processo di deglutizione. Per essere praticata richiede il consenso informato del paziente,e il regolare controllo e monitoraggio del medico specialista.
Nonostante la maggioranza abbia finora respinto tutti i nostri emendamenti proposti in Commissione, non ci diamo per vinti, continueremo a combattere questa battaglia perché è per la libertà di scelta di tutti. In aula, a giugno, ci impegneremo perché si ritorni alla ragione al principio costituzionale della priorità della dignità della persona umana. Il Parlamento non potrà continuare a ignorare la volontà delle persone che in più situazioni hanno dimostrato con i fatti di volere una legge che rispetti tutti e che permetta a tutti di poter scegliere quali terapie si ritengono accettabili, se un giorno ci si trovasse nella condizione di non poter più esprimere direttamente il proprio consenso informato. La maggioranza non può far finta di nulla. A giugno, noi glielo ricorderemo.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:21 am
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