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Tempo perso. Generazioni perdute

     Maggio 15, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – aprile – maggio 2018

Tempo perso. Generazioni perdute

di Flavio Pasotti

Io non so mentre scrivo come andrà a finire questa opinabile gestione quirinalizia, non la prima opinabile a dire il vero, di una crisi frutto dei vizi e priva di qualsivoglia virtù. Quando le élite diventano serve della piazza mediatica, social, piattaformistica che si voglia la democrazia si inceppa e le libertà vanno in pericolo. Lo sappiamo, la storia non si ripete ma la storia insegna. Volevate i quarantenni? Eccoli, figli del maggioritario che del maggioritario poco hanno capito se non la difesa identitaria, dove lo scontro in Italia non è nemmeno tra guelfi e ghibellini ma tra IL guelfo e IL ghibellino in una logica di demonizzazione personale che è frutto diretto di una politica costruita su destini individuali e non ragionamento su interessi collettivi. Quarantenni che hanno venduto al paese la logica maggioritaria dove uno vince e gli altri fanno opposizione mentre approvavano una legge proporzionale nella quale io non voto contro un altro ma voto ciò che “sento” mio. Quarantenni maggioritari che il giorno dopo le elezioni proporzionali dichiaravano senza senso di iscriversi alla maggioranza vincente o alla opposizione a prescindere dimenticandosi che il sistema che loro hanno voluto e votato impone coalizioni per definizione. E che se sai che devi coalizzarti devi avere una idea di come possa andare a finire sin dalla campagna elettorale: devi cioè presentarti agli elettori non solo con un programma ma con una ipotesi di coalizione; e invece, ve lo ricordate? Qualsiasi ipotesi di accordo era vista come un ignobile inciucio, non come il confronto tra diversi ma come la contaminazione con impuri manco fossimo tra le caste indiane. Bene, fai la campagna elettorale così e poi però buonanotte ai suonatori perché il governo di coalizione non lo farai mai perché, diciamolo, sei un pessimo politico e hai una pessima offerta politica sul mercato elettorale. E soprattutto i tuoi elettori ti rincorrono col forcone dandoti del traditore, con alcune ragioni peraltro.
Per questo siamo in una legislatura da buttare, perché costruita sull’equivoco e sulla irresponsabilità. Dell’equivoco abbiamo parlato, la irresponsabilità sta invece nella pavida generosità dei partner europei che per paura di perdersi anche l’Italia dopo l’allegra compagnia di sovranisti che dalla Polonia all’Austria assediano il più straordinario progetto politico mai concepito in Occidente, basato sul rifiuto della guerra, sui dividendi della pace, sulla libertà di movimento e di espressione, sui valori di civile convivenza quasi a voler ripercorrere la kantiana pace perpetua, questi stessi europei francotedeschi chiudono un occhio e mezzo sugli apprendisti stregoni del bilancio pubblico. Se cinque anni fa in campagna elettorale si fosse sussurrato di flat tax e salario garantito sarebbe venuto giù il mondo. Oggi le parole in libertà e una insalata di economisti si aggirano per i talk show sostenendo cose da fare accapponare la pelle se si pensa alle condizioni del debito pubblico. Eppure è proprio responsabilità dei quarantenni essere riusciti a far cancellare le parole “riforma” e “debito pubblico” dalla narrazione della politica.
Perché ne faccio una questione generazionale? Per ripicca signori miei, per pura ripicca. Perché la abissale ignoranza politica ha portato a trasformare quelle che erano e sono responsabilità individuali di chi ci ha governato in condanne generalizzate a prescindere da storia e pensiero e a considerare l’età come fosse una scelta di essere e non una condizione indisponibile confondendo la frenesia del twit con il silenzio della riflessione. Al contrario, è proprio chi riflette sui bisogni generazionali che ha lucidamente davanti la natura della crisi italiana che non deriva dagli immigrati ma che vede nel diverso, qualunque esso sia e per qualunque motivo si aggiri intorno a noi la causa del nostro malessere e della nostra insicurezza. Dire che la sconfitta del PD o la vittoria della Lega sia vincolata alla storia tremenda degli sbarchi significa vedere l’ultimo dei sintomi pur grave ma non le origini della malattia. Noi abbiamo paura del nostro futuro. Lo temiamo perché le generazioni ancora al lavoro, tutte dai millennials ai baby boomer non sanno calcolare né l’entità della propria pensione né l’età nella quale la percepiranno. Non hanno cioè alcun riferimento certo su una posizione di rendita futura a fronte di una debolezza se non precarietà del reddito presente. Ancora, non vi è alcuna speranza concreta che il nostro reddito individuale cresca a breve negli anni e la sua eventuale crescita non pare più legata al merito, allo studio, alla scommessa su se stessi salvo immaginarla altrove dove il meccanismo ancora funziona. Ma che diavolo di società abbiamo costruito se spaventiamo i conservatori e deludiamo i progressisti? Quale è la società in grado di garantire libertà e chance se è piena di debiti, se dal 1992 non è riuscita nonostante infinite manovre, incremento della pressione fiscale, lotta alla evasione a raddrizzare la barca non manutenendo ma aggredendo il nostro debito, la nostra debolezza collettiva?
Per questo credo sia una legislatura bruciata, inutile, dannosa a prescindere dal governo se mai se ne farà uno. Per questo, se mai la consapevolezza delle paure del paese si trasformasse nella consapevolezza di una proposta politica sono convinto esistano spazi elettorali che andrebbero serviti da élite che si candidassero ad essere tali perché provano a guidare, mediare, costruire e non a inseguire la pancia per poi essere inseguiti dai forconi.
È un paese storto, lo sappiamo. È stretto e lungo e sul sud bisognerebbe fare qualche ragionamento aggiuntivo di stampo montessoriano. Ma se nessuno si mette a farlo attendiamo i sanculotti che prima o poi arriveranno seguiti come da copione dai corazzieri. E a quel punto….

  •   Published On : 2 anni ago on Maggio 15, 2018
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  •   Last Updated : Maggio 15, 2018 @ 2:12 pm
  •   In The Categories Of : Energie Nuove

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