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Sulle primarie di domenica per il Presidente della Regione

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Denis Ugolini

Il fondo dell’ultimo numero di Energie Nuove (qui di fianco)“Renzi alla prova Emilia-Romagna” è una puntuale messa a fuoco delle centrali questioni in campo anche per queste importanti elezioni regionali, anticipate in seguito alle dimissioni di Errani da presidente. Il “partito dei quadri e del potere locale”, la “ditta” (di bersaniana espressione), è massicciamente impegnato e mobilitato per mantenere salde le proprie posizioni che variamente hanno subito e stanno subendo un crescendo di scricchiolii e smottamenti. Lastruttura del sistema di potere di questa regione non vuole perdere ulteriori pezzi della sovrastruttura politica che è sempre stata con essa integrata estrettamente connessa. L’una prospicenza ed emanazione dell’altra, e viceversa. Essa gioca in difesa anche con l’arma congeniale dell’attacco, la migliore per lo scopo. Tutta la “ditta” è in battaglia con dispiego di tutte le batterie a disposizione. È in corso un processo di mutamento ad ampio raggio nel paese ed anche in questa regione. Questo mutamento non deve intaccare ancora e ancor più il “sistema”. Intaccato è stato intaccato. Ma il sistema ha fatto resistenza e resiste ancora. Solo che adesso ha compreso che occorre cavalcarlo al meglio perché non sia tale che confliggano. Il sistema si deve adattare al mutamento così che il mutamento sia da esso guidato e volto a farlo più resistente e più solido invece che rischiare il procedere di uno sgretolamento per quanto non poderoso però in corso e che potrebbe, sassolini con sassolini, farsi valanga. Il lato debole è la sovrastruttura politica. Non più quella del Pci, Pds, Ds. Fin qui un surfismo non male. Poi Ds e Margherita (ex sistema Dc), un connubio non difficile in quanto integrazione ed allargamento del sistema di potere. Di struttura, soprattutto, e di sovrastruttura. Ma qui non è stato altrettanto uguale. Qui soprattutto il mutamento profondo sociale e culturale ha cominciato a stridere con l’arretratezza, il conservatorismo vien più facile dire oggi, culturale, ideologico e politico. Una profonda e vasta inadeguatezza di gran parte di quella sovrastruttura politica e quindi anche amministrativa ed istituzionale ha cominciato a manifestarsi. Sono saltati i “modelli” i “miti”(compreso quello della superiorità morale che non c’è mai stata, semplicementese la raccontavano). Arretratezza e conservatorismo da una parte, in grande e marcata evidenza anche per la crescente pochezza e mediocrità di gran parte della classe politica, dall’altra. Una occhiata dentro le nostre amministrazioni toglie ogni dubbio al riguardo. In questo affannoso e peraltro non semplice e facile attrezzarsi alla bisogna son diventati tutti renziani (ilrenzismo è ciò che più sta intaccando la tenuta della sovrastruttura politica del “sistema” emiliano romagnolo). Anche la “ditta” s’è fatta renziana. Una fiera dell’ipocrisia. Così tanto vasta ed alimentata che è più facile che passicome normalità invece che per la sua particolarità. Se i più sono ipocriti, la particolarità finisce epiteto per chi ipocrita non è. E questi ultimi sono davvero una schiera minima nella politica. Oggi, e soprattutto da queste parti. Renzi sta più assecondando questa ipocrisia invece che denunciarla. Ma lo si deve anche capire. Certo renzismo ha fatto breccia ed è in corso. Battaglie da fare parecchie, e ancora per molto. Una esaustiva di tutte è roba da stolti. Meglio vedere le battaglie da fare e quali sono le migliori. Speriamo ce ne siano e siano buone e in crescendo. Vedremo. Intanto da notare che nel generale e variegato renzismo in campo in emilia-romagna non è che non si veda dove è la“ditta” e dove no. È già qualcosa. Poco, ma qualcosa. E anche dentro la ditta c’è da guardare con attenzione. Il massimo della ottusità sarebbe pensarla un monolite in tutto e per tutto. E poi, lì, soprattutto, va detto, insieme a quel crescendo di pochezza che dicevamo sopra, c’è anche e ancora della caratura di classe dirigente, che in quanto tale non si può negare che sia di rilievo e una interlocuzione di rilievo. Sta roba va tenuta in conto in vista delle regionali di novembre. E anche delle primarie di domenica. Le elezioni regionali di novembre si giocano in una solametà del campo. Non un gioco politico a tutto campo. Solo nella parte di sinistra. Questo dovrebbe dare ancor più valore alle primarie. Nello stesso tempo queste stanno esaltando la peculiarità delle questioni dette sopra. Il livello della contesa è tipico dei tempi attuali. Dopo domenica si saprà se a guidare il centrosinistra sarà Bonaccini o Balzani. Il primo proviene dalla ditta e poi è diventato un dirigente nazionale del Pd di Renzi. Era prima ed è ancora il segretario regionale del Pd. Le turbolenze nella e della sovrastruttura politica del “sistema”, dopo le dimissioni di Errani, hanno dato un proprio panorama con la vicenda delle primarie sì, primarie no, e con quella delle candidature alle primarie. Il confronto fra ditta e non ditta che sarebbe stato molto netto e schematico se passava la candidatura dell’attuale Sindaco di Imola espressione evidente di per sé e per sponsorizzazione della prima, si è venuto edulcorando, ma solo appunto edulcorando, con l’attuale confronto econ Bonaccini in campo. Non la discontinuità, ma “la discontinuità dellacontinuità”. Però nemmeno solo la continuità. Comunque lo si spera. Discontinuo di sicuro è Balzani. Non foss’altro per la sua provenienza culturale. Da questo punto di vista la differenza fra i due salta subito agli occhi. Questo non vuol dire che nel merito e nello specifico delle varie questioni che attengono le politiche regionali attuali e future non siano apprezzabili maggiormente le posizioni e proposizioni dell’uno invece che dell’altro ben a prescindere da questo schematismo discontinuo continuo. Inoltre, ed è positivo, questo confronto delle primarie non si esaurisce né dovrebbe e potrebbe esaurirsi conil voto delle primarie e con il suo risultato qualunque sarà. Altrimenti, peraltro, non sarebbe più una forza politica e nemmeno quello che dicono sia il Pd come forza politica. Il dibattito politico è solo quello del confronto dei candidati alle primarie. Due soli a confronto. Tutto il resto a guardare,tifosi e simpatizzanti. Da una parte soprattutto gran numero di soldatini in azione e gran batteria di polli in starnazzamento. A volte anche decisamente antipatico: quando si fa vasto dispiego di cattiverie e di disprezzamento di tipo personale per contrastare l’”altro” contendente. Vecchio sistema di tipo staliniano incrostato nella scarsa e ristretta “materia” anche di molti che all’anagrafe non sarebbero vecchi. Purtroppo si deve ancora constatare. Il confronto in corso è parte di un dibattito vero, più ampio e coinvolgente che si svilupperà anche oltre le primarie di domenica? Se sì, sarebbe un fatto positivo che merita di essere seguito e partecipato. Comunque sia il risultato circa il candidato a presidente per le elezioni di novembre. Peraltro anche cone da queste primarie si dispiega un fronte di problematiche politiche culturali ed amministrative che meritano un confronto ed un approfondimento che solo stupidamente si potrebbe ritenere chiuso e risolto con il voto di domenica o anche con quello di novembre. Fra le questioni che meritano approfondimento, insieme a quelle più attinenti il governo regionale (vedere la sanità ad esempio) ce ne sono e ce ne stanno anche altre di non minore rilievo, anche culturali e politiche, anche riguardo al processo in corso a sinistra e volto alla definizione di un nuovo “verso” di sinistra. Una cosa ad esempio che non pare si voglia porre in attenzione neppure da parte e nella stampa, nella libera stampa, segmento fondamentale della vita democratica è questa: in campo per le tifoserie delle primarie (da una parte inmodo massiccio e con scientifica organizzata determinazione) sono scesi e si sono impegnati i sindaci e al loro seguito le giunte da essi nominate (poche eccezioni sono la conferma di questa regola). Capi partito a tutto tondo. L’idea di uno che presiede le istituzioni non ci riesce quasi mai di essere associata ad un ruolo smaccato di capo-partito. Si diceva e si dice “sindaci ditutti”, ma appunto pare solo un “dire” e non un “essere”. Ben inteso anche chi è sindaco fa bene ad essere attivo e di parte nelle scelte che compie. Ma ilruolo e la responsabilità istituzionali, pensiamo, non farebbero piegare all’identificazione di “capi partito”. Una certa circospezione metodologica e di stile non ce la possiamo togliere dalle nostre attese, per quanto purtroppo restino inevase. Quell’identificazione induce un sapore amaro: la cosa pubblica, l’istituzione, l’amministrazione, come cosa propria, come cosa nostra(cioè loro). Non è proprio la visone democratica e istituzionale che abbiamo eche vorremmo condividere con i più (sarebbe auspicabile e ci amareggia e ci preoccupa che non lo sia). L’amorfa politica non si pone certo questa questione. Ma neppure la libera stampa, che manco ne fa un quesito. E dire chesi fanno discussioni intorno a categorie quali “cittadinanza” e “sudditanza”.Tant’è! Speriamo che il dibattito che deve continuare non sfugga anche da queste questioni. Intanto: buone primarie.

D.U.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:10 am
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