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Socialismo municipale e nuove nomenclature

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Luigi Tivelli*

Siamo alla fiera del ?socialismo municipale?, ma per un verso gli interessati, ovviamente fingono di non accorgersene, per altro verso gli osservatori, presi dalla ?rincorsa alle farfalle?, favorita dalle ripetitive cronache quotidiane, non se ne sono accorti proprio. A dire il vero tra i pochissimi che hanno colto il fenomeno c?è Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera (che non a caso insieme a Giannantonio Stella già aveva intercettato per tempo il fenomeno della ?Casta?), che ha dedicato al tema un suo libro recente.

Ma in cosa consiste il socialismo municipale? Nell?ultimo quin-dicennio la società politica ed economica italiana è stata percorsa da una tendenza chiara e precisa. Man mano che si smantellavano alcune casematte del “socialismo di stato” tramite privatizzazioni (ma ben poche liberalizzazioni!) di enti ed imprese pubbliche a livello centrale, si è innescata una vera e propria progressione geometrica di nuovi enti, imprese e società pubbliche a livello regionale, provinciale e soprattutto comunale.

Gli effetti principali di questo fenomeno sono due. Secondo il primo, si è moltiplicata una nomenclatura di ?partitanti? o para-partitanti accuratamente lottizzati e collocati nelle decine di migliaia di poltrone e poltroncine dei pletorici consigli di amministrazione, di migliaia di municipalizzate, provin- cializzate o regionalizzate varie e di imprese pubbliche locali in genere, che hanno assunto le vesti più svariate. Ovviamente poi la lottizzazione è ?discesa per li rami?, coinvolgendo anche molti dirigenti, funzionari, impiegati, fino agli uscieri delle migliaia di imprese interessate. Si tratta di una nomenclatura che si abbevera a sempre maggiori rivoli di spesa pubblica, che in definitiva siamo noi cittadini, con le tasse o con i titoli del debito pubblico, a foraggiare e mantenere.

Il secondo effetto è che, grazie a questo perverso modello di governo dei servizi pubblici locali, per l?acqua, o per i rifiuti solidi urbani, o per il gas, o per quantaltro paghiamo bollette tra le più care del mondo.

Non si tratta pertanto di un fenomeno che riguarda solo Loro, cioè la moltitudine di appartenenti ad un ceto politico, specie al livello regionale, provinciale e locale, spesso inefficiente e parassitario, ma di una questione che pesa sulla nostra vita quotidiana e incide pesantemente sulle nostre tasche.

Né siamo di fronte ad un fenomeno a macchia di leopardo. E? vero che le regioni rosse sono state e sono ?maestre? nella moltiplicazione dei settori pubblici dell?economia e nell?infiltrazione di soggetti imprenditoriali e dirigenti pubblici nell?economia privata e nella società civile, ma si tratta di un modello ormai altrettanto diffuso anche nelle altre regioni, a Nord come al centro ed al Sud. Il gioco di connivenze tipico fra gli aderenti al socialismo locale (anche fra quelli che si dichiarano liberali) ha favorito una ben scarsa illuminazione, anche da parte degli organi di stampa, di una questione su cui è più urgente che mai accendere i fari.

La prova al contrario del fondamento della tesi che vado sostenendo è che per tutta la pur breve ed inci-dentata legislatura del Go-verno Prodi, un pur timido progetto di legge di libera-lizzazione dei servizi pubblici locali ha ballato a lungo in Senato, senza però mai appro-dare neanche in aula. Analogo è il discorso per questa legi-slatura, in cui un Governo pur guidato da chi aveva promesso la ?rivoluzione liberale?, solo nei giorni in cui sto scrivendo sta tentando di varare qualche timido aggiustamento che potrebbe fungere da pallida premessa per qualche ini-ziativa di liberalizzazione in questa area cruciale.

Eppure ci sarebbe una ricetta molto semplice, prevista dalla Costituzione, che prende il nome di sussidiarietà e più precisamente di sussidiarietà orizzontale. Essa significa restituire ai privati, in forma individuale, o associata o cooperativa, o societaria tutto quello che essi sanno e possono fare meglio di quanto fanno oggi i soggetti pubblici, con minori spese e migliore qualità dei servizi resi. Non sarebbe il caso, come associazioni, come gruppi, come singoli cittadini di prendere in mano la bandiera della sussidiarietà: ciò che fra l?altro converrebbe molto anche agli imprenditori privati!

* Consigliere parlamentare, politologo e scrittore.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:12 am
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