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Smart cities per la crescita del territorio

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Stefano Bernacci

Nel Confartigianato day dell’11 giugno scorso Confartigianato Cesena, di fronte a una platea di oltre 200 intervenuti, fra cui numerosi amministratori, ha messo al centro della riflessione il tema della rivoluzione digitale in impresa con fablab, smart cities e nuovi scenari tecnologici, svolta epocale considerata come sfida del territorio, ripartendo da un diverso approccio al rapporto tra scuola, università e imprese e da un sistema dell’istruzione più rispondente alle esigenze del mondo del lavoro.
La sfida proposta al sistema territoriale è di innestare un nuovo cammino di sviluppo e legare a questo la riduzione del grave squilibrio generazionale sul lavoro, partendo dal fatto che i dati sulla disoccupazione giovanile sono sempre più drammatici.
Il quadro di riferimento resta penalizzante: i giovani italiani purtroppo continuano ad essere mal orientati e ciò penalizza l’impresa e il settore artigiano, ovvero quel comparto del manifatturiero e dei servizi che più mette in valore le prerogative della persona. Nei nuovi scenari dello sviluppo il digitale sta mutando il modo di produrre con un forte impatto sulle imprese e sulle persone.
Questo cambio di paradigma promuove lo spazio per un neo artigianato tecnologico (che abbiamo definito Artigeniale) che punta sulla integrazione tra nuove tecnologie e scoperte scientifiche, valorizza la progettazione condivisa e percorre la strada della produzione personalizzata.
Il punto cruciale è però questo: senza connettere l’ultimo miglio, nessuna tecnologia smart potrà funzionare. Ecco allora che questo spazio è prerogativa delle piccole imprese artigiane. Chi meglio di loro possono tradurre in opera i nuovi ritrovati digitali? Le imprese artigiane e le piccole imprese possono svolgere un ruolo fondamentale nell’innovazione del territorio e dell’economia utilizzando la tecnologia per rispondere ai bisogni della comunità. Ben vengano reti telematiche ad alta velocità e disponibili su tutto il territorio o la digitalizzazione della pubblica amministrazione per la semplificazione dei rapporti con cittadini ed imprese. Ma preliminare rispetto a questo deve essere la riflessione sul modello di sviluppo delle città, prima ancora della loro informatizzazione, con la consapevolezza – ribadiamo – che senza connettere l’ultimo miglio nessuna tecnologia smart potrà funzionare.
Per farlo, occorre coinvolgere le imprese in una pluralità di settori come l’edilizia, l’impiantistica, l’energia, la mobilità, la cultura ed i servizi socio-assistenziali, solo per citarne alcuni, per implementare le soluzioni che la tecnologia offre.
Per questo Confartigianato ha posto il tema delle smart cities fra quelli decisivi della propria agenda di accompagnamento al mercato delle imprese.
Al Confartigianato day abbiamo presentato l’esperienza maturata in questo settore e declinato attraverso l’intervento del nostro responsabile nazionale i driver che muovono la nostra azione.
Uno studio effettuato circa un anno fa ha evidenziato come in 124 comuni oggetto della ricerca le imprese artigiane attive nei settori associati alle smart cities siano ben 335.390.
Soltanto nel Cesenate le imprese artigiane per l’offerta di servizi per le “città intelligenti” erano 2563 con 6456 addetti e con il 14,9% di imprese nate negli ultimi tre anni.
I dati dell’evoluzione del mercato e delle possibilità di costruire comunità dove lo sviluppo si coniuga con la qualità della vita – ecco, tradotto, il senso dell’espressione smart city – ci spingono dunque a lavorare con maggiore intensità in questa direzione. Il territorio dispone di interi settori che si muovono su logiche innovative e che possono coniugare opportunità di crescita economica, intervenendo sull’occupazione giovanile di alta preparazione scolastica, con la qualità della vita delle nostre comunità.
Si pone anche, in questo contesto, una questione a cui in passato si è data una soluzione che oggi può essere rivista. Le nostre imprese sono state spostate in periferia da una politica urbanistica, da noi condivisa in quella fase, che relegava la produzione ai margine dei centri urbani. Oggi le nuove produzioni, il movimento dei makers che utilizzano tecnologie digitali, pongono il tema della collocazione di una parte del manifatturiero e dell’artigianalità in luoghi centrali della città.
Di fronte alla progressiva perdita di attrattività dei nostri centri urbani le botteghe artigiane possono dunque dare, attraverso la rinascita della manifattura urbana, un nuovo contributo alla forma architettonica ed all’organizzazione sociale delle nostre città.
Per favorire il processo innovativo verso la costruzione della smart city gioca un ruolo importante la cosidetta “innovazione sociale” che sta nel valore della comunità territoriale come milieu per costruire l’innovazione. Si tratta di un modello di innovazione costituito da reti informali fra le imprese da un lato e fra gli altri attori territoriali, istituzionali e non dall’altro. La rete di connessioni innervate nel territorio diventa così una piattaforma strategica per produrre innovazione, competitività, benessere e sviluppo. Attraverso progetti di comunità aperti ed inclusivi si può contribuire a creare le condizioni per una maggiore competizione del nostro territorio.
Alla politica ed alle istituzioni Confartigianato chiede di avere una visione moderna ed adeguata rispetto alle dinamiche dell’economia e di riflettere sugli obiettivi, sulle vocazioni strategiche delle città e sulle priorità d’intervento.
Per costruire le città intelligenti servono una politica e un sistema territoriale intelligenti.
         
  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:06 am
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