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Scuola. Il margine di manovra di un insegnante

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Andrea Alessandrini*

La scuola è ricominciata nell’abituale turbinio di voci assordanti e disorientanti, con riforma Gelmini nel mirino di insegnanti, personale scolastico e studenti, blocchi delle attività extradidattiche (fra cui gite, certificazioni linguistiche, progetti per gli studenti stranieri) già deliberati dal collegio docenti di alcuni istituti cesenati, mobilitazioni dei partiti d’opposizione contro il Governo reo – dicono – di smantellare l’offerta formativa e di tagliare i precari. Il ministro dal canto suo replica che gli attuali 220.000 precari, piaga sociale aggravatasi in più lustri, potranno essere assorbiti dal sistema di istruzione in sette-otto anni.
Gli stessi studenti sono in fibrillazione e annunciano cortei e mobilitazioni contro provvedimenti della riforma, inclusa l’entrata in vigore delle ore con effettivi 60 minuti che, nelle mattinate a orario pieno, comportano la con-clusione delle lezioni dopo le 14.
Intanto si registra l’entrata in funzione alle superiori dei nuovi corsi e indirizzi sanciti dalla riforma che rinnovano l’offerta formativa, con nuovi quadri orari, decantati dalla maggioranza e deprecati dall’opposizione.
E teniamo a parte scuola primaria e media inferiore, oltre naturalmente l’Università.
Questo è solo un bignamino dello scenario. In mezzo alla tempesta dialettica meglio ancorarsi a qualcosa di solido per non finire sballot-tati chissà dove. E così vorrei scrivere non da analista ma da insegnante di Italiano e Storia alle scuole superiori, attività che conduco part time insieme a quella di giornalista.
Stop, per favore, allo swing melenso e ipocrita delle dichiarazioni di rito sulla centralità della scuola per un paese che voglia costruire il suo futuro bla bla bla. Ogni settembre piovono a cascata: in troppi casi, solo petizioni di principio. Sino a diventare irricevibili.
Nel pensare come nel fare meglio attenersi all’aureo principio cartesiano di distinguere ciò che è possibile e fattibile da ciò che non è possibile e fattibile e ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi.
Bene: ci sono questioni che non dipendono, purtroppo, da noi insegnanti.
Alludo a riforme serie della scuola che le assegnino, le restituiscano veramente il luogo di centralità nella vita del paese facendola essere – cito le parole inattuali di Giuliano Ferrara – “un’istituzione collegiale tendenzialmente severa, che tende a distinguere e a delineare un percorso privilegiato, quello della conoscenza, delle idee che si strutturano e prendono forma, dell’esperienza teorica e pratica utile alla costruzione di un profilo professionale in un contesto di crescita della personalità libera che è la nostra radice umanistica”.
In una scuola tagliata, scalcagnata e vilipesa questo obiettivo è imperseguibile. Tante altre cose non dipendono dagli insegnanti, ma parliamo invece di quello che dipende da noi.
Qualche margine di manovra esiste ancora: ad esempio assicurare la più ampia disponibilità agli studenti, avere cura di loro, non sprecare il tempo, valutare con rigore il profitto, preparare con cura le lezioni, educare alla precisione non solo nei contenuti disci-plinari ma nel metodo e nella stessa espressione linguistica: parlare bene, oltre ad essere bello in sé, fa star bene anche l’anima.
Dipende da noi combattere lo spettro sempre più incombente della Babele linguistica, debellando vocaboli vuoti e vacui e utilizzando parole con un’ anima, che aderiscano alla realtà.
Luca Ricolfi ha scritto che i giovani non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto, ma anche l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. E hanno perso anche la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili.
Se sia esattamente del tutto così, io non lo so e ho qualche dubbio. Ma in buona parte, di certo, è così.
E so che dipende anche da me – ed è cartesianamente e concretamente nella mia disponibilità – provare a condurre i ragazzi in un percorso serio di istruzione che li metta in grado di padroneggiare materie, discipline, campi del sapere salvandosi così dal baratro cognitivo.
*Giornalista del Resto del Carlino

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:23 am
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