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Salvati in extremis. Tornare alla politica come servizio

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Marco Casali

Una spolverata alla sedia potrebbe non bastare per salvare il centro destra. Fare la disamina della situazione del centrodestra non spetta certo a me, immaturo praticante (o praticone) della politica, anche se qualche ri-flessione mi sento di fornirla pur nella consapevolezza che il quadro d’insieme appaia nebuloso e a dir poco compli-cato. Ci sono e si notano, nono-stante tutto, alcuni elementi indiscutibili; gli italiani non amano il centro-sinistra soprattutto quando questo é declinato e inclinato in modo così levogiro. L’esempio d’attualità è il travaglio del povero Bersani, il primo leader ad essere arrivato primo ma a non aver vinto, il primo leader che forse aveva l’oro colato in casa ma che se lo è lasciato sfuggire nelle sabbie mobili delle segreterie di partito. Tutto da rifare, diceva quel noto ciclista e allora via con il rompicapo matematico fra alleanze, in-trecci, appoggi di tutti i tipi,interni, esterni, diretti, indiretti, insom-ma la solita Ca-poretto della po-litica che non ri-sulta peraltro es-sere una novità.

E’ un po’ di anni che ce lo diciamo in tutte le salse di ritornare neces-sariamente alla politica come servizio, che la politica deve a-vere una inter-pretazione so-bria, che alla po-litica si deve ac-cedere attraverso un percorso che ognuno di noi può decidere volontariamente di fare ma che nel contempo deve necessariamente praticare. Il “grillismo” all’attualità rap-presenta la scorciatoia che talvolta si cerca di prendere pensando di farla franca. L’immobilismo al cambiamento degli altri schieramenti tradizionali è l’altra faccia della povera medaglia. Insomma, in questo momento chi è senza peccato scagli la prima pietra. Se questo è il contesto, è necessario che qualcuno batta un colpo e il centro-destra italiano ha il diritto e il dovere di farlo. Ci siamo salvati in extremis, grazie all’intuito e alle capacità elettorali del nostro leader che manifesta lo spunto del fuoriclasse nel momento cogente della campagna; poi, all’acuto, segue spesso una specie di oblio nel fare politica che allarma gli animi di chi crede nel centro destra. Lo capisco, è molto difficile radunare tutte le forme presenti nella nostra area; genesi, culture, approcci diversi, stabiliscono delle rotture, delle fram-mentazioni che nessuno è fino ad ora riuscito a ricucire in modo definitivo e stabile. Qui sta il problema e qui sta il futuro. Oggi i nuovi movimenti politici si radunano spesso sotto un’unica icona luminosa, come i cartelloni della pubblicità; chi fa dell’ambientalismo l’unico approccio, chi conduce battaglie iper-giustizialiste, chi affronta solo ed esclusivamente i temi dell’economia, chi tutela un territorio in una visione pseudo-autarchica; tutti temi, per carità, spesso giusti e consistenti ma sui quali però si assiste ad un ar-roccamento delle posizioni, con conseguente decadimento del fare politica. Manca la matrice, mancano i fondamentali sui quali poi interpretare le diverse tematiche che ogni attualità impone, o meglio, si finge di non vederli! Si spera, in altre parole, di poterne fare a meno badando al sodo del momento elettorale di turno. Il percorso invece deve essere ine-vitabilmente più lungo, più importante. Il PDL nasce da una fusione a freddo, e questo può anche starci, ma qualcuno mi spieghi perché dopo oltre un lustro di esistenza nessuno ha provato a riscaldarlo con i grandi temi comuni del centro-destra. Non voglio speculare sull’improvvisazione di certi movimenti o sull’ottusità di certi partiti, voglio guardare dentro la mia casa e cercare di capire dove stiamo sbagliando. Il nostro Presidente, lo ripeto per franchezza, si è immolato nel tentativo di non farci inabis-sare; ci è riusci-to ed ora la barca galleggia; adesso è necessario in-dicare la rotta, rinvigorire, rin-giovanire.

Circolarità delle idee, partecipa-zione e tangenza alla società civile sono i punti ne-vralgici sui quali lavorare, sulle basi di una ma-trice cattolica che non manca di certo nel nostro genotipo d’area. Il leader è stato da sempre importante e alcuni sociologhi ci dicono che lo sarà ancora di più nel futuro; ma ad ogni leader deve però corrispondere una squadra, dotata di strategia e non di tattica, capace di interpretare, sulla base di quella matrice, i grandi temi che si assalgono. Etica, sussidiarietà, famiglia, impresa libera ma responsabile, economia reale, governo della finanza, il pubblico al servizio della società, sono solo una parte dei temi che ci appartengono. Dobbiamo solo organizzarli, dobbiamo organizzarci. La politica ha fallito, non è fallita. Il germe, di questa arte un tempo nobilissima, è ancora lì, pronto per rinascere. Poco ci importa di chi pubblicizzava un tempo, in modo quasi paranormale, lo yogurt, poco ci interessa di chi è ancora avvezzo a schemi e prototipi ideologici del secolo scorso. Quel gesto che il nostro Presidente ha fatto alla sedia del travagliato Travaglio, è stato un colpo di genio, una di quelle cose che non ti aspetti; come dire … stabiliamo le differenze.

E’ questo il momento di farlo!

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:28 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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