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Rottamare l’autoreferenzialità

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Federico Bracci

Il PD che da solo supera il 40% dei consensi ( e sottolineo “da solo” ) ha lasciato increduli tanti, persino al suo interno.
Non ha però lasciato incredulo chi da anni si batte per il recupero dello spirito originario con cui questo partito era nato nel 2007. La vocazione maggioritaria, tanto bistrattata dopo l’esperienza veltroniana, che nasceva dall’idea di conquistare anche i voti altrui parlando direttamente alle persone senza passare da alleanze improbabili, esce trionfante da queste elezioni e lo fa attraverso la forza e la credibilità di un leader giovane che ha saputo ridare entusiasmo e un po’ di speranza ad una più che consistente fetta di italiani.
La sinistra italiana ha finalmente capito quanto conta oggi, in un epoca in cui è naturale e fisiologico un minimo di personalizzazione della politica , l’avere un vero leader: un leader che solo con la sua presenza ha saputo far recuperare ad un PD arrivato al fondo del barile dei consensi ( 25%) non più tardi di un anno fa, circa 16 punti percentuali.
E lo ha fatto andando a pescare anche negli elettorati tradizionalmente altrui, o meglio, che un tempo erano altrui, perché piaccia o non piaccia nessuno oggi è custode dei voti che riceve. Le persone, com’è giusto che sia, ragionano in modo libero e non si fanno problemi di natura ideologica negli anni 2000 a cambiare, anche radicalmente, le proprie scelte da un’elezione all’altra.
Gli elettori confrontano, più che i programmi ( sfido a trovare qualcuno che si sia letto anche solo una riga dei programmi dei socialisti o dei popolari per queste elezioni europee) la credibilità degli individui che si presentano dinnanzi a loro.
Ripeto che può piacere o meno questa situazione, ma è la fotografia della realtà: come ho avuto modo di scrivere altre volte su questa rivista, le persone tendono oggi a non etichettarsi più e a ragionare di volta in volta su chi riporre la loro fiducia. Se tutto ciò può piacere meno a quei politici che sperano di campare di rendita eterno, in realtà questa situazione offre spazi sconfinati e praterie immense per quei politici che hanno il coraggio di mettersi in gioco e di giocare a viso aperto.
Se c’è un dato che emerge come inconfutabile dopo l’ultima tornata di elezioni, un dato che rende più evidente che mai quella che era una realtà già da tanto tempo, è il fatto che sia saltato qualsiasi tipo di confine.
Oltre al dato di Renzi che ha sottratto voti all’astensione, al centro-destra e al Movimento Cinque Stelle, è analizzando anche i risultati amministrativi che abbiamo una riprova di quanto detto sopra, col PD che vince a Bergamo e perde a Livorno tanto per citare due casi emblematici.
L’Italia non è più divisa in “zone rosse, verdi o bianche” ma, al verificarsi di determinate condizioni, possiamo affermare che la partita sia aperta ovunque.
Una situazione che muta il quadro politico, ma che consegna allo stesso tempo a chi ha vinto una responsabilità enorme, nel dover riuscire a rispondere a bisogni che sono variegati e che collegano tutte le categorie.
Il rischio da evitare però, a tutti i livelli, è quello antico dell’autoreferenzialità: chi ha raccolto consensi da così tanti mondi, anche eterogenei tra loro, deve sapere dialogare sempre con tutti.
Quando si hanno maggioranze così importanti, è facile cadere nel vizio di pensare di poter fare tutto in maniera svincolata dal contesto che opera attorno, mentre la sfida vera è quella di essere sempre in sintonia col mondo e con i problemi veri e quotidiani di tutti.
Per farlo è indispensabile avere una mente aperta e dinamica capace, quando serve, anche di rivedere e modificare le proprie idee senza paura.
Matteo Renzi ha sicuramente salvato il PD; probabilmente ha salvato un’Italia dipinta da molti come ingovernabile e irresponsabile, e che invece (ed è proprio il caso di sottolinearlo) con questo voto ha dimostrato di poter tornare ad essere leader in Europa, dove ora è la Merkel ad avere bisogno di noi. Speriamo quindi che riesca a cambiare verso in qualche modo anche al nostro continente, consapevoli tutti del fatto che questa è l’ultima grande occasione che viene data alla politica nel nostro paese per riscattarsi e per offrire un’immagine di sé molto diversa da quella che abbiamo visto fino ad ora. Certo si sarebbe fatto volentieri a meno degli scandali veneziani che hanno scosso le ultime settimane, ma questi ci ricordano che c’è ancora tanto da cambiare soprattutto nelle prassi della politica italiana. In ogni caso, la sinistra che esce da queste elezioni è sicuramente una sinistra nuova e di governo, che può ragionare finalmente in prospettiva forte dello splendido risultato ottenuto. La via è quella tracciata dal premier, e sicuramente tutti quelli che apprezzano il Matteo Renzi battagliero avranno goduto nel sentirgli dire, nella conferenza stampa successiva alla nottata elettorale, che “la rottamazione è appena iniziata”.
Si fa un gran parlare di renziani di prima e seconda ora, di renziani dell’ultimo minuto ecc…e dopo l’incredibile risultato è partita una rincorsa al carro decisamente notevole. Ma, come dice il mio amico Benedetto Zacchiroli che da sempre ha portato avanti a gran voce le tesi di Matteo Renzi nel Pd bolognese anche quando aveva contro tutto l’apparato, la vera sfida non sta nel cucirsi addosso l’abito del renziano perché ormai è divenuto di moda, o d’altra parte di rimanere fermi al fatto di averlo sostenuto sin dall’inizio (anche perché la gente lo sa come sono andate le cose ed è già storia nota), la sfida adesso sta nell’essere davvero e sinceramente i renziani della prossima ora. Mi permetto di aggiungere che l’aggettivo più bello resterà sempre “rottamatori”.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:48 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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