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Rimediare al grande vuoto di idee

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Giampaolo Castagnoli

Inmezzo ad una politica che troppo spesso si dimena tra polemiche sterili,asfittici tatticismi e decisionismi a volte illusori e a volte affrettati, siinsinua sempre più un grande vuoto di idee. Perché gli “ismi” sonosempre da guardare con sospetto e se questo vale per l’immobilismo non èpreferibile il cambiamentismo, che mi pare sia la grande tentazione di questitempi. Il cambiamento, quello vero, necessario e sano, in un paese maturodovrebbe nascere dall’analisi dei problemi e dalle discussioni, anche accese,sulle diverse soluzioni, che corrispondono a diverse visioni dell’uomo, dellavita e della società. E invece oggi vedo la tendenza a cercare di dare l’ideadel cambiamento a prescindere, perché in una realtà dove ci sono troppe coseche non vanno se ne sente un gran bisogno e quindi il consenso passa da qui:dall’abilità nel fare vedere, come in un gioco di prestigio, un cambiamento chein realtà non c’è o magari è un cambiamento in peggio, perché non tutto quelloche hanno costruito i politici della tanto vituperata prima repubblica è dabuttare. E allora mi piacerebbe che dalla mia Cesena arrivasse un segnale incontrotendenza. Sarebbe bello che chi ci governa e chi ci rappresenta qui,tanto nelle file della maggioranza che dell’opposizione, e anche tra le forzeeconomiche e sociali, cercasse di fare tesoro di questa seconda metà dellalegislatura per aprire un confronto di idee alto seguito da svolte profonde ereali su almeno un paio di temi strategici per il futuro della città.
Ilprimo è il lavoro. Tutti dicono che deve essere la priorità assoluta e hannoragione. L’amministrazione comunale qualche misura significativa che ha datofrutti l’ha presa: dagli incentivi alle neo-imprese e alle aziende che assumonoal sostegno all’innovazione tecnologica giovane attraverso Cesena-lab. Anche leassociazioni di categoria degli imprenditori da una parte e i sindacatidall’altra hanno dato segni di risveglio promettenti cercando di aggiornare leloro risposte alle grandi sfide degli ultimi anni sul piano occupazionale. Perònon basta. Ci sono due settori chiave che andrebbero rivisti da cima a fondo eche invece sono caduti nel dimenticatoio: i centri per l’impiego e laformazione. Non sta certo aiutando il troppo lungo processo di smantellamentodelle Province (che hanno la competenza in queste materie): è stato mal gestitodall’alto lasciando vuoti pericolosi di funzioni e di risorse e creandoparalisi o tentennamenti nocivi. Ma presto la transizione si concluderà e iComuni saranno probabilmente chiamati a prendere in mano le politiche dellaformazione e dell’orientamento al lavoro e dell’incontro tra domanda edofferta. Sono terreni su cui sarebbe bene ragionare ed intervenire in scalasovracomunale, per esempio mettendo concretamente alla prova le potenzialità diquella “Romagna City” che saggiamente si sta provando a mettere alcentro del l’agenda politica. La cosa certa è che serve una rivoluzioneradicale sia dei centri per l’impiego (grandi assenti del Jobs Act o comunquemarginalizzati) sia del sistema della formazione (non è possibile sentire gliimprenditori che continuano a dire che non riescono a trovare certe figureprofessionali di cui avrebbero bisogno).
Una seconda sfida, su cui spero di vedere a Cesena pensieri, dibattiti e scelteinnovative e di spessore, è l’urbanistica. Nei prossimi mesi si inizierá adimpostare il Piano strutturale comunale, destinato a mandare in pensione ilvecchio Prg, che per la veritá ha finito per essere stravolto dalla recente variantedi salvaguardia che ha eliminato la costruzione di case e di capannoni cheerano state previste su numerose aree, per un totale di 200 ettari, e cheinvece non è riuscita a decollare, complice la crisi. Il nuovo Psc dovrádelineare il volto della Cesena dei prossimi 10-20 anni. Sarà vitale farescelte lungimiranti. A parte ipotesi stuzzicanti come lo spostamentodell’ospedale Bufalini o l’espansione-ammodernamento dello stadio, il nodoprincipale sarà la definizione di quanto, come e dove costruire e soprattuttoriqualificare insediamenti abitativi e produttivi. L’associazione”Zaccagnini” ha di recente aperto una riflessione stimolante,suggerendo di concentrarsi sulla fascia della prima periferia, quella tra ilcentro e l’area rurale, aumentando qui gli indici edificatori. Non è detto chesia la ricetta giusta (l’assessore Orazio Moretti ha già espresso qualchedubbio facendo notare che quell’area comprende situazioni molto differenti,perché quello schema può essere valido, per esempio, lungo l’asse della viaEmilia ma non a San Rocco), ma questo approccio al dibattito è quello giusto. Emi permetto di indicare un’altra questione che dovrà essere al centrodell’elaborazione del nuovo Psc: il rilancio di un’edilizia popolare per lefasce più deboli della popolazione. Il futuro quartiere Novello, su cui si statanto discutendo in queste settimane, può dare risposte importanti, ma ai cetisociali medio-bassi (in una sorta di versione 2.0 dei vecchi Peep rimpianti damolti), non alle persone più in difficoltà. Per loro bisognerà inventarequalcosa di diverso. Perché, per esempio, non rispolverare lo strumentodell’autocostruzione, timidamente sperimentata a Case Missiroli con risultatiincoraggianti e poi inceppatasi per il fallimento del Peep di S.Egidio? Valeforse la pena di rifletterci, facendo però attenzione ad evitare una trappolain cui finora Cesena non è fortunatamente caduta: la creazione di ghetti dovefare vivere masse di disagiati.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:21 am
  •   In The Categories Of : Politica Locale

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