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Riformare la Costituzione non è un tabù

     Giugno 26, 2017   No Comments

Molti lo criticano. Taluni perfino lo disprezzano. Più nel suo stesso partito che altrove. Non è certo un carattere semplice, ha un piglio talvolta indisponente ed irritante. Ma nel panorama della politica italiana è ancora uno dei pochissimi leader. Stiamo parlando di Massimo D’Alema. Spesso non lo condividiamo, ma non in questo caso. ” Sono preoccupato – intervista al Corriere della Sera del 1/5/2013 – dall’idea secondo cui la riforma della legge elettorale può avvenire solo dopo aver sciolto il nodo costituzionale della forma di governo. La mia proposta è quella di abolire immediatamente e preliminarmente il Porcellum. Dopo si potrà discutere con serenità di tutto, ma intanto daremmo ai cittadini la certezza che potranno comunque votare con un sistema diverso, scegliendo i propri parlamentari. Se c’è un’intesa, il governo può anche varare un decreto al riguardo. In questo modo, anche se la legi-slatura non dura il tempo necessario per fare tutte le riforme, si può andare lo stesso alle elezioni senza problemi.” Pure noi vediamo tutta l’incertezza e la particolarità della situazione che si è venuta a creare dopo il voto dello scorso febbraio, la riele-zione di Napolitano alla presidenza della Repub-blica, la formazione del governo di Enrico Letta.

Una scommessa sulla du-rata del governo e sulla realizzazione dei suoi propositi, così come dichiarati alle Camere, compresa la riforma costituzionale, è difficile da azzardare. Dopo il ritiro in convento di Letta e dei suoi ministri pare che la sollecitazione dalemiana abbia trovato riscontro. Da questo governo, l’unico possibile (da non dimenticare) ci aspettiamo poche, ma importanti, cose per fronteggiare la drammatica condizione economica e sociale. Una azione incisiva in Europa. E che muova, finalmente, seriamente, efficacemente, verso la riforma costituzionale. È essenziale, indispensabile, non più procrastinabile ( noi lo diciamo e scriviamo da moltissimo tempo). Senza di questa alcun governo sarà in grado di realizzare e gestire con la dovuta efficacia, determinazione e speditezza le riforme necessarie finanziarie, economiche e sociali che abbisognano al Paese. Superamento dell’attuale bica-meralismo; riduzione (almeno dimezzamento) dei par-lamentari; nuova forma di governo; coerente sistema elettorale (ma intanto, e subito, va accolta la sollecitazione dalemiana, non si sa mai); riforma della giustizia (a volte ce ne vuole a chiamarla così, l’attuale); profonda riforma del Titolo V della Costituzione; abolizione delle province; riassetto dello Stato a livello periferico. Ridefinizione del finanziamento ai partiti (che devono assumere veste giuridica). La riduzione dei costi della politica che occorre, se depurata di certo travestimento populistico, si comprende che è da questo complesso che può essere fatta e con forte rilievo, di quantità e di qualità. Da qui anche talune condizioni di fondo per arrivare, nel contesto di una più generale riforma del regime di tassazione, ad una diminuzione della pressione fiscale.

Impossibile se non si riorganizza e se non si riduce la spesa pubblica. La crisi economica e sociale così drammatica e la crisi altrettanto (se non più) drammatica, politica ed istituzionale, sono un intreccio di assoluta pericolosità per il nostro stesso sistema democratico. È oltremodo chiaro, ovvio, evidente, il bisogno, l’urgenza di questa riforma costituzionale.

Il tanto tempo trascorso da che se ne parla è motivo di pessimismo, reso ancor più acuto in presenza della molta mediocrità dell’attuale classe politica. La responsabilità che richiama il nostro Presidente della Repubblica deve trovare un coerente rigurgito di buona volontà e di impegno dalle parti migliori delle forze politiche. Dalla soprav-

venuta intelligenza che le porti a comprendere che occorre ovviare alle con-trapposizioni muscolari, allo scontro fra nemici. Che non sono ancora molte altre le spiagge, prima dell’ultima, per il confronto fra avversari che hanno in comune il pre-sente ed il futuro di questa democrazia repubblicana. Intelligenza che metta mano a incrostazioni di pseudo cultura politica quale quella inesistente, ma supposta, “superiorità morale”, che è in primis la causa che confonde gli avversari con i nemici. Che induca alla comprensione che è giusto un tabù decisamente anacronistico quello della intangibilità della Costituzione. È vero il contrario: nella assoluta salvaguardia dei suoi principi fondamentali, la riforma modernizzatrice della Costituzione consente migliore salvaguardia e sviluppo della nostra democrazia repubblicana. Ribadiamo di condividere la sollecitazione dalemiana di cui sopra.

Ma non possiamo trascurare di soffermarci sul fatto che nel corso degli anni si è modificato soltanto il sistema elettorale fino ad arrivare all’obbrobrio del porcellum. Improntando un bipolarismo politico sempre più bastardo e peraltro scardinato dalle stesse ultime elezioni, incoerente quando non addirittura conflittuale con l’attuale architettura costituzionale.

Basterebbe guardarsi intorno, in Europa, quali sono le altre esperienze costituzionali e democratiche che ci sono e che funzionano, e trarne indicazione e giovamento. Il voler ritenere che si debba per forza ricercare una soluzione originale italiana è solo un modo di tergiversare e di provare a modellare, su interessi parziali, un’architettura istituzionale che deve ricondursi agli interessi democratici generali di tutti. Si guardi al sistema semipresidenziale francese, con le elezioni parlamentari su base di collegi uninominali e di doppio turno; al sistema tedesco del cancellierato con sistema elettorale proporzionale con forte sbarramento per poter entrare in Parlamento. Se ne scelga uno. La nostra preferenza è per quello francese. Ma si faccia una riforma.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:25 pm
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