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Riformare la Costituzione

     Giugno 27, 2017   No Comments

La Corte costituzionale, come avevamo previsto, non ha ammesso il referendum per abrogare la legge elettorale, il “porcellum”. Non si abroga un’intera legge, perché così rimane solo un vuoto legislativo. La legge attuale va cambiata perché è una porcata, lesiva di ampi spazi di democrazia. Questa è consapevolezza diffusa. Anche fra i cittadini come dimostra il milione e passa di firme raccolte che ne chiedevano l’abolizione. Al cambiamento devono provvedere il Parlamento e le forze politiche. Visto il livello della attuale classe politica italiana è comprensibile un certo scetticismo. Per alcune ragioni: il “porcellum” non è stato imposto da una parte contro l’altra, ma è stato voluto da ambedue le maggiori parti politiche di entrambi gli schieramenti. Ognuna gradiva poter avere il premio di maggioranza per essere al governo. Alle oligarchie di ognuna, i “capataz”, piaceva decidere chi dovevano essere – in quanto da loro nominati nelle liste bloccate – gli eletti delle proprie file. Sapendo di potere contare su una vasta popolazione irrigimentata a “gregge” che li avrebbe seguiti nel dar corso alla mirabile porcata. I fautori della porcata, adesso, sono coloro che dovrebbero provvedere a una nuova legge elettorale. La nuova legge per la quale cimentarsi – per loro – non deve essere la più democratica, ma la più congeniale ai loro interessi elettorali di parte. Non è un caso che il massimo che abbiano proposto, fino a poco fa, per sostituire la porcata sia stato il ritorno al “mattarellum”: una porcatina. Quest’ultimo, già provato in precedenti elezioni, aveva sortito poca difformità sostanziale rispetto al “porcellum”. Ecco perché riscuote ancora molto gradimento presso le oligarchie partitiche. Infatti nei collegi uninominali previsti dal mattarellum (il 75% degli eletti) sono designati, catapultati (quasi una nomina in molti casi), dei candidati che devono essere graditi e decisi dall’alto. Non sarebbe male un sistema fondato su collegi uninominali se fosse supportato da una legge dello Stato (non da arbitrarie regolamentazioni volontaristiche di qualche partito) che regola e prevede le primarie per determinare le scelte dei candidati nei vari collegi. E ad ogni modo sia il “porcellum” da un lato, sia il “mattarellum” dall’altro, hanno dato prova di non avere improntato un buon bipolarismo e solide e coerenti maggioranze e opposizioni. Oltre ad avere l’uno e l’altro consentito che si ingenerasse di fatto una anacronistica situazione prossima anche a rischi di conflitti istituzionali.

Ambedue sono regimi elettorali che mal si conciliano con l’impalcatura costituzionale improntata a parlamentarismo e con la quale era coerente il sistema elettorale proporzionale valso fin dall’esordio della Repubblica. Negli anni sono cambiate molte cose. I cittadini vogliono un più diretto protagonismo decisionale su chi e come deve governare e rappresentarli in Parlamento. Ci vogliono maggioranze più coese e stabili. Una forte possibilità di alternanza. Maggiore governabilità. Maggiore e più rapido funzionamento dei processi decisionali. E anche possibilità reale di scegliere i propri rappresentanti. Guardando a questi obiettivi, in primo luogo, si dovrebbe mettere mano alla Costituzione. Rinnovando forma di governo, sistema parla-mentare, rapporti istituzionali. E dare forma ad una legge elettorale coerente e non confliggente con l’impalcatura costitu-zionale.

Una classe politica che volesse essere capace e cercasse di sollevarsi dalla crisi di credibilità che la circonda dovrebbe cimentarsi intorno a questi obiettivi. Anche guardandosi intorno, alle esperienze di altri paesi democratici e non meno sviluppati del nostro, e facendo bagaglio delle esperienze deludenti fin qui fatte, in casa nostra, sia per quanto riguarda le riforme istituzionali sia per quanto riguarda le leggi elettorali. E invece siamo ancora al chiacchericcio inconcludente.

Sono due i riferimenti a cui vorremmo si guardasse: quello francese di semipresidenzialismo con uninominale di doppio turno; quello tedesco di cancellierato, con proporzionale e soglia minima per poter entrare in parlamento. Ambedue sono sistemi bipolari assai più funzionanti del nostro reso bastardo e mal funzionante sia con il “mattarellum” sia con il “porcellum”. Quello tedesco, alla luce di questi anni e di quanto in essi avvenuto, pensiamo possa essere ancor più indicato per il nostro paese. Possibile che i maggiori partiti non debbano muovere in questa direzione?

In questa fase drammatica della condizione del paese nella quale non c’è solo la crisi economica e finanziaria da cui sollevarsi, ma c’è anche la profonda crisi della politica dalla quale riscattarsi.

Speriamo non sia l’ennesimo appello al senso di responsabilità e per risultati seri e validi che rimane ancora inascoltato ed inevaso.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:36 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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