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Renzi e il semipresidenzialismo alla francese.

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Denis Ugolini

Con i se, non si fa storia. Ci aiutano a riproporre considerazioni ed idee sulle quali ci siamo però soffermati. Per esempio. Se Matteo Renzi fosse prevalso alle primarie del Pd del 2012, e se fosse stato lui il candidato premier del centrosinistra alle successive elezioni del febbraio scorso, lo avremmo votato. Ripeto quanto dissi allora. Ci sono cose di Matteo Renzi che non condivido ed altre che mi lasciano perplesso. Ci siamo soffermati anche su queste. E continuiamo ad interessarci delle sue posizioni e della sua azione politica. Nel complesso lo consideriamo una risorsa molto positiva. Ne condividiamo molti obiettivi di rinnovamento. Adesso ha scritto “Oltre la rottamazione”. Una buona lettura. Ribadiamo l’interesse e la condivisione per la rottamazione lungi dall’essersi compiuta (semmai è solo appena avviata ed ancora ha proceduto assai poco) di carattere culturale. L’altra rottamazione (più anagrafica che altro) gli è certo servita a lanciarsi, ma è niente, se non anche un fatto negativo, se rimane solo così. L’ho detto ancora. Persone come i D’Alema, i Veltroni mi guarderei bene dal rottamarli. Quelle sono intelligenze, non rami secchi. Si sono emarginate le prime sostituendole con delle pochezze impressionanti. Si sono confermati  molti di quei rami secchi che ben si appaiano al molto mediocre “nuovismo” che si è imposto. La rottamazione culturale volta a fare una sinistra moderna, democratica e liberale, invece è quella che ci fa apprezzare Renzi. Ce lo fa considerare una risorsa importante. Da seguire nella sua azione e da sostenere, per quanto ci è possibile.

Il “fenomeno Renzi” vissuto nei mesi scorsi, non è più, però, il “fenomeno Renzi” di adesso e delle settimane che seguiranno. Nulla rimane come allo stadio iniziale, men che meno queste cose. È ovvio. Ma il primo per il quale deve esserlo è proprio Matteo Renzi. Troppo intelligente, perché egli non lo sappia meglio di noi. Tuttavia, proprio per l’interesse che su lui riversiamo, ci consentiamo qualche considerazione che siamo sicuri lui stesso ha già preso ampiamente in esame. E se non l’ha fatto, sarebbe bene lo facesse. A nostro modesto avviso. Deve tenersi lontano, estraneo, da qualsiasi espediente e/o motivo che possa muovere nella direzione di far saltare questo governo e interromperne l’azione. Nulla surclasserebbe la ragione di risulta (sarebbe la valutazione dei più) che sarebbe quella di volersi liberare di un temibile concorrente (l’attuale Presidente del consiglio Enrico Letta) per la guida del centrosinistra in nuove eventuali ravvicinate elezioni politiche. Renzi è infatti in questa condizione: deve essere fra i maggiori sostenitori di Letta che alla fine della sua esperienza governativa come premier potrebbe essere l’ovvio candidato del centrosinistra per nuove elezioni. A meno che Letta non ne esca malissimo. Il che non è augurabile da parte di alcuno. Nel suo stesso partito, il Pd, peraltro, Renzi ha più avversari e contrari che seguaci e sostenitori. Anche fra molti di coloro che sembrano siano stati folgorati sulla via di damasco dopo le ultime vicende che hanno fatto implodere il Pd fino alla momentanea elezione di Epifani a segretario protempore. Ha più avversari fra quelli non rottamati che fra i rottamati. Una certa mediocrità è più nei primi, non certo fra alcuni dei secondi. Nel Pd non è passata infatti la rottamazione culturale. C’è molto retaggio vetero, culturale e di classe dirigente (e non facciamo riferimenti anagrafici). Non solo fra le appartenenze ex comuniste, anche fra quelle ex democristiane, che Renzi dovrebbe conoscere ancora meglio. Adesso saranno in molti a cercare di risucchiarlo nel campo che potrebbe risultargli il più scomodo: quello del prossimo congresso del Pd. La questione che sarà posta è questa: si deve rinnovare il Pd. Il congresso sarà il momento culmine di arrivo e di ripartenza di questo processo rinnovatore. L’altra faccia della questione sarà: chi guida il partito è il candidato premier nelle elezioni politiche. Renzi deve conquistare la guida del partito. Ce la può fare vista la situazione in cui si trova il Pd, che non ha certo molte altre risorse eguagliabili se lo sguardo volge avanti anziché indietro. Ma Renzi non può trascurare che questa possibilità reale ed auspicabile non risolve da sola le condizioni indispensabili perché il suo processo di rinnovamento culturale e del paese come dice lui proceda al meglio. Non basta. A condizioni esterne inalterate, Renzi potrebbe vincere il congresso del Pd (comunque non facile), potrebbe essere il futuro candidato premier (anche questo non facile, c’ anche la questione Letta in mezzo), potrebbe vincere le elezioni e diventare davvero premier (anche questo non è strada spianata), ma farebbe molta fatica a governare. Non tanto per il contrasto con quella che sarebbe l’opposizione, ma soprattutto per i contrasti che smettendo di sonnecchiare si sprigionerebbero dall’interno del suo stesso partito e della sua stessa coalizione. A meno che non fosse riuscito a fare una tale “rottamazione” ed un tale repulisti al suo interno dal portarsi in Parlamento una squadra, un monolite, a sua immagine e somiglianza, che non gli creasse alcun problema (come quelli che hanno avuto i suoi predecessori). Impresa ardua. Ha di fronte a sé la scadenza di un congresso impegnativo. Di un partito imploso, diviso, non privo di rancori, conflitti e competizioni esasperati. Dopo il Congresso – stiamo dando scontato che non ci siano sconquassi del quadro politico nazionale attuale – ci saranno le elezioni amministrative che riguarderanno anche il Comune di Firenze. Ci siamo fatti l’opinione che siano molti quelli che desidererebbero un flop dell’attuale Sindaco. Non che perdesse, ma che non vincesse bene, così da svettargli la cresta. Oggi, dicevamo, l’”effetto Renzi” non è lo stesso che nel più recente passato, quello delle primarie con Bersani. Da e attraverso questi passaggi ne deriverà un altro ancora, maggiore o minore non sappiamo. Come stia ragionando di tutto questo Renzi (perché siamo sicuri che non può non ragionarci) non lo sappiamo. Se la sua battaglia sul piano dei contenuti e della proposizione culturale e politica si manterrà e sarà lineare, non abbiamo dubbi che merita di essere sostenuta. Ma non ci limiteremmo a questo, ma andremmo anche ad un ancor maggiore sostegno e ad una piena adesione se Renzi patrocinasse e assumesse esplicitamente l’obiettivo e la battaglia della riforma costituzionale. Che non si ferma solo alla riduzione dei parlamentari e al monocameralismo. Che cambia la forma di governo. Per realizzare in Italia il modello francese: il semipresidenzialismo, con annesso sistema maggioritario uninominale di doppio turno. Noi, questa preferenza e questa convinzione le abbiamo da tempo e corrispondono ad una visione del rafforzamento e dello sviluppo della nostra democrazia sulla quale ragioniamo e riflettiamo da anni. A prescindere da qualsiasi destino personale o di leadership. Nei frangenti in cui ci troviamo non possiamo non vedere, ad ogni modo, come quella prospettiva, così utile al paese, potrebbe anche ben bene attagliarsi alle aspettative di rinnovamento profondo alle quali dice di volersi dedicare Matteo Renzi.  E anche alle sue personali attese di leader di quel processo rinnovatore. Se in un auspicabile ravvicinatissimo futuro fossimo chiamati ad eleggere, come cittadini, il Presidente della Repubblica, sono persuaso che Renzi – che avesse condotto questa battaglia – avrebbe ottime changes di essere il primo presidente eletto direttamente.  Per quella candidatura sarebbe superabile anche il problema di chi fosse il Presidente del consiglio in carica. Per sette anni di sicura maggiore stabilità politica. Anche se il Parlamento fosse senza quel monolite di supporto che altrimenti gli sarebbe necessario  (a lui come a qualsiasi altro premier che nelle attuali condizioni volesse governare un minimo). Renzi ha parlato spesso del modello del “Sindaco d’Italia”. Il Pd, o almeno gran parte ed il meglio di quello, ha sostenuto spesso la proposta di un semipresidenzialismo modello francese. Oggi su queste posizioni c’è anche gran parte del centrodestra. Che si aspetta  a fare questa riforma? Che aspetta Renzi a mettersi avanti a questa proposta e a questa battaglia ancor più direttamente ed esplicitamente? A farla nel paese e nel suo partito. Ne facesse il punto di forza, dirimente della sua battaglia politica, siamo persuasi che avrebbe un ancor maggiore successo. Maggiore consenso, maggiori adesioni, maggior sostegno. Dentro cui annovereremmo la nostra modesta, attiva, partecipazione.

Denis Ugolini

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:42 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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