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Quali relazioni industriali in Italia dopo Mirafiori

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Maddalena Forlivesi*

Quello della rappresentanza é un tema prioritario per la tutela delle imprese e dei lavoratori. Indubbiamente, con la vittoria del “sì” al referendum di Mira-fiori il baricentro del sistema italiano della contrattazione collettiva si avvia a spostarsi dal centro alla periferia, nei luoghi di lavoro ed apre un nuovo percorso nelle relazioni indu-striali del nostro Paese, indi-rizzandole verso il cosidetto “modello tedesco”, che prevede un sistema di contrattazione collettiva nel quale il contratto aziendale possa essere anche alternativo a quello nazionale. I detrattori sostengono che questo comporterà una deregulation nei rapporti di lavoro, dai risvolti imprevedibili; viceversa, i sostenitori individuano questo ac-cordo come un modello di evoluzione verso un nuovo assetto di contrat-tazione e di rappresen-tanza in azienda, più moderno e consono ai tempi, in molti casi ad-dirittura indispensabile, per aprire il Paese agli investimenti stranieri. In realtà, come ben sappia-mo, le cause ostative al-l’insediamento di impre-se estere in Italia sono molte e di vario genere: la burocrazia, i lunghi tempi di attesa, l’inef-ficienza delle amministrazioni pubbliche, le carenze infrastrutturali, l’alto costo dei servizi, la mancanza di una cultura della legalità diffusa, ma sicuramente c’è anche la complessità della normativa sul lavoro e, a volte, l’in-concludenza nelle relazioni industriali. E’ però del tutto evidente che ad una maggiore libertà contrattuale – verso la quale oramai il percorso appare tracciato – dovrà corrispondere un adeguato supporto legislativo, che stabilisca regole semplici, chiare e uguali per tutti, a tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, nonché regole certe sulla rappresentanza. Il contratto collettivo nazionale sarà quindi destinato ad andare in soffitta? Non lo credo affatto e non lo ritengo nemmeno auspicabile. Infatti, le novità introdotte dalle intese Fiat per Pomigliano e Mirafiori rappresentano un modello che risponde però alle sole esigenze della grande industria. Non è pensabile che le PMI siano lasciate sole nel confronto sindacale, così come non é pensabile che la capacità di risposta ai problemi del costo del lavoro e della produttività possa essere relegata alla contrattazione aziendale. La produttività é un tema fondamentale per mantenere gli spazi di mercato e le PMI spesso non hanno, singolarmente, la forza per garantire gli investimenti che le grandi aziende mettono in campo. Per questo occorre guardare al sindacato come ad un alleato e non come ad un nemico dell’impresa. Occorre però che anche le Organizzazioni Sindacali sappiano rinnovarsi e indirizzarsi verso un nuovo modello di relazioni industriali, più moderno, consapevole e costruttivo, abbandonando obsoleti schemi di contrattazione e scontro. In questo contesto, il modello contrattuale che prevede regole di tutela dei diritti del lavoro mediante il richiamo allo statuto dei lavoratori, peraltro oggi in fase di rivisitazione per un suo adeguamento, appare come lo strumento di garanzia che deve tradursi poi nel secondo livello contrattuale che le PMI devono poter individuare alternativamente su scala aziendale, terri-toriale o di filiera. Il per-corso in questa direzione é avviato e deve guardare al confronto sindacale in questa prospettiva; una prospettiva che deve saper coinvolgere tutte le realtà del sindacato. Questo si ritiene possa essere un modello per-corribile per le PMI, non la giungla contrattuale dove chi é forte diventa sempre più forte e chi é debole soccombe. Quindi, per le piccole e medie imprese bisogna pensare a strumenti che si adattino alle loro peculiarità. Gli investimenti necessari riguardano le risorse umane oltre che strumentali e il Governo dovrebbe fare molto per sostenere questo processo di ammodernamento e di qualificazione delle PMI. Infatti, il cambiamento e l’innovazione si fanno non solo con investimenti economici, che pure sono necessari, ma anche con strategie di contenimento del costo del lavoro, a cui si può concorrere significativamente con la detassazione e la decontribuzione dei salari di produttività. Concludendo, al di là dei diversi punti di vista, la vicenda Fiat Mirafiori-Marchionne sicuramente ha avuto e avrà ripercussioni rilevanti per tutto il sistema delle relazioni industriali: è noto che in Italia i cambiamenti sono sempre difficili e contrastati, ma questa volta si è messo in moto un processo che deve farci inevitabilmente riflettere sui gravi difetti del nostro sistema e spronarci verso il rinnovamento.
*Direttore Confapi Forlì-Cesena

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:28 am
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