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Quale scenario per il futuro di Cesena?

     Luglio 23, 2019   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 1 – luglio 2019

Quale scenario per il futuro di Cesena

di Graziano Gozi – Direttore Confesercenti cesenate

I giochi sono fatti, gli elettori hanno deciso chi li governerà per i prossimi 5 anni. Adesso speriamo che la campagna elettorale permanente che affligge il nostro Paese possa essere momentaneamente accantonata per lasciare spazio alla realizzazione dei programmi elettorali da parte di chi ha vinto e ad un rigoroso controllo con tanto di proposte alternative da parte di chi siede nei banchi della minoranza. Sarebbe importante che questo avvenisse in modo non precostituito ma nel merito delle idee e progetti per il futuro della città. In realtà sono poco fiducioso che questo accada: la politica oggi è poco ragionata, molto “urlata” e “da tastiera”, con giudizi sommari, molta approssimazione e tanti “condividi” senza sapere – in molti casi – cosa si sta facendo. Ma quale scenario si trova ad affrontare la nuova amministrazione? Diverse cause stanno portando modifiche radicali nel mondo del commercio, tali da cambiare il volto delle nostre città. I centri storici, fino agli anni ’90 contraddistinti per una pluralità di offerta commerciale (alimentare e non alimentare) e artigianato di servizio hanno cambiato aspetto, perdendo le piccole attività alimentari, le piccole botteghe artigiane e diverse tipologie di attività commerciali. Poi sono arrivati gli Ipermercati, che hanno modificato le abitudini dei consumatori; di seguito la liberalizzazione delle giornate e orari di apertura che hanno penalizzato soprattutto le piccole imprese. Più recentemente, l’esplosione delle vendite on line ha portato (e porterà) un ulteriore colpo alla già fragile situazione delle piccole attività nei centri storici e nei quartieri. Stiamo perdendo velocemente e definitivamente numerose attività commerciali. Le città svuotate di negozi, sia nei centri storici che nei quartieri, sono città più povere e tristi. Lo scenario descritto non è una prerogativa di Cesena ma una cornice di carattere nazionale ed internazionale. Devono far riflettere le scelte di Comuni come Firenze o Bologna, che cercano di arginare la proliferazione di pubblici esercizi in sostituzione delle attività commerciali tradizionali. La città – il centro storico in particolare – cambia la sua funzione: da luogo di shopping a luogo di incontro, aperitivo e cena. Serve equilibrio: troppi bar e ristoranti e pochi negozi, rendono ancora più deboli questi ultimi. Chi afferma – il più delle volte con presunzione e come se fosse portatore di verità accertata – che “basta fare un grande parcheggio” o “guarda come è bella Forlì, loro sì che sono bravi”, a mio avviso semplifica questioni molto complesse che necessitano di analisi profonde. Per iniziare suggerirei alla nuova amministrazione comunale di partire dall’ascolto e dal dialogo. A Cesena, alcune scelte amministrative hanno portato in centro storico ad una contrapposizione molto rigida. Il clima di scontro durato diversi anni ha prodotto effetti negativi sulla capacità attrattiva della città ed in particolare del centro storico che pur con tutte le difficoltà è bello e piacevole da visitare. La città rappresentata pubblicamente e continuamente come degradata non stimola la sua frequentazione ma allontana il potenziale ospite. In centro storico serve un ripristino del dialogo e di un “normale” confronto, anche conflittuale ma non astioso. È la premessa per contrastare la crisi di carattere generale sopra esposta. L’amministrazione di Paolo Lucchi ha compiuto diverse scelte che abbiamo condiviso e apprezzato, per esempio la creazione degli info point diffusi, che ha avuto un impatto straordinariamente positivo e corrisponde all’idea di città che abbiamo: che si apre al visitatore, con sedie e tavoli all’aperto. Oppure gli incentivi per neo imprese e No tax area: in una fase storica in cui fare impresa è un impegno gravoso, il segnale dato dal Comune di Cesena è di stimolo per le giovani generazioni che scelgono di scommettere su sé stessi e sulla città. Ora servono nuove misure ed iniziative. Ne elenco alcune. L’obiettivo della città turistica andrebbe sostenuto con un miglioramento dell’arredo urbano e della manutenzione più puntuale di giardini, Piazze e strade. Sull’affermazione e crescita turistica si deve puntare sulle vocazioni di Cesena (libro e cinema) e su quelle lavorare sistematicamente con manifestazioni di qualità. In tema di sosta, la chiusura del parcheggio in Piazza della Libertà va ripresa in termini di recupero di posti auto. Da tempo abbiamo proposto una soluzione economica e veloce da realizzare: il raddoppio del parcheggio “Leandro Marconi” (Osservanza) attraverso la elevazione di un piano. Sostegno va garantito anche alle attività commerciali nei quartieri: le imprese commerciali periferiche rappresentano un punto di riferimento per la vivacità di aree che in assenza di negozi diventerebbero rapidamente dei “dormitori”. Ricordiamo che i negozi, spesso, rappresentano un presidio sociale. Ribadiamo la necessità di un particolare impegno in materia di sicurezza sia in centro che nei quartieri. È un problema non solo percepito ma concreto e attuale in tutta la città. Positivo ma non risolutivo il progetto che prevede la dotazione diffusa di telecamere. Proponiamo incentivi per la dotazione di sistemi di sicurezza nei negozi, una collaborazione sinergica delle varie Forze dell’Ordine e l’istituzione del numero telefonico unico e centralizzato per tutte le segnalazioni, come già avviene in altre realtà italiane.Segnaliamo il costante aumento di “economia sommersa”, che sfugge alle regole tributarie a cui devono sottostare tutte le imprese “ordinarie e regolari”, generando differenze, disparità e forme di concorrenza non sopportabili in momenti di gravi difficoltà generalizzate come quelle che attraversiamo da anni. Accade in più settori a partire da quello della somministrazione di alimenti e bevande (attraverso circoli e agriturismi) per passare a quello dei trasporti, dalla vendita di prodotti ortofrutticoli, alle palestre ed altro ancora. Non è in discussione la funzione sociale di un luogo o di un servizio, quando si tratta effettivamente di questo. Chiediamo di avere regole chiare e soprattutto di farle rispettare.Riproponiamo, infine, la richiesta di un’azione tesa alla semplificazione amministrativa, cercando anche di rendere omogenee le regole fra i Comuni del territorio. In particolare occorre agire sul metodo e sull’approccio nella gestione delle normative. Gli uffici, a nostro avviso, dovrebbero essere a disposizione degli utenti ed offrire le modalità migliori per risolvere i problemi nel rispetto della Legge. Talvolta sembra di dover affrontare relazioni fra controparti che faticano a trovare il necessario equilibrio per superare le difficoltà. 

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