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Quale crescita per la nostra città?

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Maicol Mercuriali*

Ma siamo sicuri che a Cesena la modernità, il futuro, stia in alto, nel costruire palazzoni e grattacieli? Magari non sarebbe male, almeno qualche volta, guardare un po’ più in giù, in basso e magari scavare dalle parti di piazza della Libertà o del Serraglio per fare quel bene-detto parcheggio sotterraneo per il centro storico. Ma a parte que-sto inciso, dopo aver partecipato al convegno organizzato dalla Fondazione Radici della Sinistra, quello sulla qualità urbana, sulla sostenibilità e sullo sviluppo di Cesena, qualche interrogativo sul futuro della città è quantomai legittimo. Sì, perché se il think tank del principale partito di governo della città parla di consumo di territorio e della necessità di aumentare la densità abitativa di Cesena, e lo fa seriamente e non per riempire un pomeriggio di settembre con i due ex sindaci e architetti Preger e Conti che intervistano i professori Gabrielli e Sangiorgi, non è certo un aspetto da sottovalutare. In primis bi-sognerebbe capire che cre-scita si vuole per la nostra città: qual è l’obiettivo di chi amministra? Arrivare a centomila abitanti? Centocinquantamila? Entro quando? E che target di popolazione vogliamo attrarre nel nostro territorio, ma soprattutto quali imprese, che tipo di lavoro? E’ rispondendo a queste domande che si può già dare un volto alla Cesena del futuro. Preoccuparsi del consumo del territorio a Cesena può sembrare un tantino esa-gerato. Non siamo una me-tropoli, nemmeno una grande città. Il centro ur-bano è facilmente percorribile in bici. Sarebbe meglio discutere del come, e non del quanto, si consuma il territorio. Mi spiego meglio. Le nuove soluzioni abitative che si sono adottate, soprattutto nelle frazioni in periferia, somigliano molto a delle piccionaie. Perché perdere la tradizione di case singole? Ovvio che non tutti possono permettersi una villa, ma perché un trilocale non può essere una piccola casina invece di un pezzetto di condominio? Parlando di ambiente e sostenibilità, personalmente mi vengono in mente quartieri ordinati, piccoli lotti uno a fianco all’altro con singole abitazioni, nuove, fatte con i criteri della bioedilizia, e tutto attorno strade sicure, pista ciclabile, marciapiedi larghi, verde, tanto verde. In campagna capita ancora di vedere quelle piccole case un tempo abitate dai braccianti. Ecco, quella tipologia abitativa, inserita in un nuovo contesto urbano, potrebbe essere recuperata. Perché se ho bisogno di tre stanze devo per forza andare a vivere in un condominio? Perché non posso avere la mia casina, magari col posto auto e un piccolo giardino. Pensare a quartieri fatti in questo modo è scandaloso? Perché costringere i cesenati in condomini da sviluppare sempre di più in altezza e non dar loro la possibilità di avere una casa di proprietà, magari con una formula che – lontano dagli standard della villa – renda il tutto economicamente fattibile per la classe media? Non abbiamo una storia fatta di grandi condomini e palazzi di trenta piani. E questo, probabilmente, è una fortuna. Non ha senso imboccare adesso questo modo di costruire, di essere. Non fa parte del dna di Cesena e non vedo perché omologare la nostra città a tante altre.Dopo aver ascoltato gli interventi al convegno della Fondazione Radici della Sinistra, mi è venuto in mente quel film di Renato Pozzetto, “Il ragazzo di campagna”, in cui lui andava a Milano, affittava un monolocale fatto di un solo corridoio, con tutti gli elementi (cucina, camera da letto, bagno…) a scomparsa nel muro. Non sarà mica quello l’obiettivo da raggiungere? Speriamo proprio di no. Perché Cesena può regalare un’edilizia di qualità e soluzioni abitative umane. Su queste – e qui ha ragione la Fondazione Radici della Sinistra – introdurre misure di sostenibilità ambientale. Ma non ci si deve concen-trare solo sul fotovoltaico, come sta facendo il Comu-ne. Siamo sicuri che Ener-gie per la città stia facendo il massimo con le consi-stenti risorse con cui è stata foraggiata dal Comune? Abbiamo mai pensato a quanto pesano i consumi dell’ente pubblico su quelli dell’intera città? L’uno per cento, il due, il tre? Ebbene, diciamo pure che il Comune deve dare il buon esempio, ma quei sette otto milioni di euro che vuole investire attraverso questa nuova società pubblica serviranno a diminuire del 10% le emissioni degli edifici comunali che valgono il 2% di quelle cittadine. Avete capito la proporzione? Una goccia nel mare. Forse sarebbe stato meglio usare quei soldi per incentivare i privati – e con un piano energetico fatto come si deve si vede qual è il settore più energivoro presente nel nostro comune – a investire sulla riqualificazione energetica e nuovi impianti, fotovoltaici e non. Se si vuole il bene dell’ambiente cesenate, e non una soluzione parziale e di facciata, questa poteva essere una pista decisamente migliore.

*Giornalista La Voce di Romagna

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:38 pm
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