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Primarie: devono continuare ad essere fatte

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Federico Bracci

Le primarie per la scelta del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione hanno visto una scarsa partecipazione questa volta, e subito questo sistema di coinvolgimento popolare alle scelte strategiche della vita di un partito è stato preso di mira dai diversi detrattori interni.

Un sistema che negli anni ha permesso a questo partito di aprirsi molto più di tanti altri, e pur con tutti i difetti che gli si possono trovare, ha contribuito alla crescita stessa del soggetto politico.

Di fatto, però, all’interno del Pd è partita subito la critica di chi ritiene che sia meglio che un partito, nelle vesti dei suoi dirigenti, si assuma la responsabilità delle proprie scelte senza delegare ad altri il delicato compito; ma la faccenda della Regione in realtà è molto più complessa, e additare le primarie come la causa è alquanto ingiusto e non veritiero di una situazione che merita un’analisi più approfondita.

Molto infatti hanno pesato nell’opinione pubblica le indagini che hanno fatto da sottofondo in queste settimane, e sicuramente il venir meno dalla competizione del renziano Matteo Richetti ha creato un po’ di smarrimento tra i suoi sostenitori (me compreso), facendo perdere al dibattito una voce di peso molto importante.

Mi sento poi di aggiungere che gli elettori emiliano-romagnoli forse non sempre si sono sentiti coinvolti emotivamente da dirigenti regionali che, come se nulla fosse, recitano a giorni alterni il ruolo di esponenti della maggioranza ma anche della minoranza: che ostentano vicinanza al capo Renzi tacendo quando sono in contrasto con lui, ma che al contempo prendono parte alle riunioni della minoranza: per cui abbiamo situazioni paradossali di persone di cui non sappiamo cosa pensano per esempio del Job Act appena discusso in Parlamento, che tergiversano quando gli viene posta questa domanda, non perché non abbiano un’idea loro (voglio sperare), ma perché da una parte risulta troppo conveniente in questo momento passare per innovatori, dall’altra però non si possono nemmeno deludere i vecchi compagni.

Tutto ciò aldilà della discussione nel merito del provvedimento, voglio parlare di chiarezza, trasparenza e libertà nell’esprimere le proprie idee senza ragionamenti di convenienza.

Forse anche questi dettagli sono da aggiungere alla discussione.

Lungi da me fare ragionamenti ideologici a priori sullo strumento delle primarie a tutti i costi, mi limito a sottolineare come la filosofia di fondo che vi sta dietro, e cioè che è sempre meglio quando un candidato ad una carica monocratica viene individuato da centinaia/migliaia di cittadini piuttosto che da un ristretto gruppo di persone nel chiuso di una stanza, risulti ancora premiante agli occhi dell’elettore che in larga parte apprezza questo sforzo di apertura.

Non si può poi dimenticare come di fatto, da quando esistono le primarie, la battaglia (quando vera) si sia sempre spostata in una ed una sola metà campo, quella del centrosinistra. Una pubblicità incredibile che oscura tutte le altre forze politiche in ogni occasione, mettendo per settimane e mesi i riflettori puntati esclusivamente su questa parte; e anche questa volta il centrodestra e il Movimento 5 stelle non risultano pervenuti.

La verità è che siamo ad un punto di svolta, e quella “stagione di perestrojka dopo anni di stagnazione brezneviana” per dirla con le parole di Roberto Balzani prima o poi toccherà anche la nostra Regione, e succederà perché il tessuto sociale è profondamente cambiato, perché l’elettore medio è oggi  più mobile che mai e si sposta di volta in volta e perché gli stessi militanti da sempre fedeli al partito implorano nelle varie sedi discussioni e dibattiti che spesso e volentieri vengono fatti esclusivamente sulla scelta di nomi e mai su progetti o temi concreti, creando frustrazione.

Chi è al potere in tutti i territori oggi come oggi non può a mio avviso non condividere le scelte amministrative con la popolazione e se questo in molti casi non avviene nemmeno tra gli iscritti allo stesso partito, dove si tende solo a delegare ai dirigenti il da farsi, ecco che  il quadro rappresenta una situazione che dietro ai vecchi richiami all’unità si mostra in tutta la sua debolezza.

Ecco quindi come queste critiche allo strumento con cui il Partito Democratico nacque, sembrano in certi casi la voce di un vecchio ceto dirigente, ancorato ancora disperatamente ad un modello di governo che ha fatto il suo tempo, che con aperture solo di facciata non risulterà mai pienamente credibile.

Questo è lo stesso distacco che poi porta la politica a invocare, quando in difficoltà, i cosiddetti “candidati della società civile”, creando già a livello terminologico prima che reale una differenza sostanziale tra due mondi, come a voler marcare una presunta superiorità e primogenitura della stessa rispetto al resto del mondo.

Sarebbe invece auspicabile che gli amministratori ogni tanto si spogliassero della maglietta da tifosi, immergendosi pienamente in una realtà dove di tifo non se ne vede più.

Lo stesso Renzi, arrivato a Palazzo Chigi con la successione al Governo Letta, si trova ancora oggi ostaggio di questi giochi di potere perché la situazione che si è trovato in Parlamento non è di certo quella a lui più congeniale ed io, come penso tutti coloro che lo hanno votato, mi auguro che possa portare le tante promesse alla prova dei fatti presto, perché fra la gente, specialmente tra le nuove generazioni, ormai non si ritiene più la politica in grado di rispondere ai problemi, ma la si tende ad evitare perché si è stufi di rodersi il fegato inutilmente.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:53 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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