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Perché “Fare” ce la possa fare

     Giugno 27, 2017   No Comments

di Denis Ugolini

Nell’ultimo numero di Energie Nuove indicavamo nel fondo di prima pagina “il nostro impegno politico” rivolto alle imminenti elezioni. Siamo al voto. Quell’”impegno politico”, costituisce un parametro di valutazione delle proposte che sono in campo. Abbiamo guardato con favore il tentativo di Renzi, per la “rottamazione culturale” indirizzato a quella sinistra liberale che ancora non c’è. Molte delle innovazioni apprezzabili intorno alle quali si è dibattuto nelle primarie del centrosinistra non sono nell’impegno di quella forza politica. Il Pd, peraltro, non ha voluto nemmeno cambiare lo stesso pessimo sistema elettorale: il “porcellum”. Faceva schifo al Pd se poteva dare ampia maggioranza ad altri, ma dal momento che i sondaggi attribuiscono più voti al centrosinistra, allora va bene. Così da beneficiare dell’anacronistico premio di maggioranza che il porcellum prevede, e così da beneficiare anche delle liste bloccate che consentono a pochi (invece che agli elettori) di decidere chi saranno i parlamentari eletti. Dicono che con le primarie di fine anno relative ai candidati di lista hanno annullato la catapulta verticistica dei nominati previsti dal porcellum.  Le primarie per le liste dei candidati, invece, hanno ampiamente evidenziato l’influenza dell’apparato e della nomenclatura sul risultato finale. Il centrosinistra può anche vincere le elezioni, ma in quanto a capacità di governare alimenta dubbi numerosi. A proposito dei contenuti di nostro riferimento sono prevalenti le carenze e le timidezze. Il centrodestra ha dato prove decisamente poco apprezzabili, oltre che di sconquasso interno. Ha deluso enormemente. Quella rivoluzione liberale che molto aveva decantato è rimasta al palo. Senza dire dei lazzi di contorno del suo leader che certo non fanno credibilità politica. È ritornato in piena attività Berlusconi. Che pure ha desiderato il mantenimento di questo sistema elettorale. L’avveduto comunicatore si è messo all’opera. Recuperando terreno, riaccendendo lo scontro elettorale. PD e PDL, ci ripropongono, peggiorato, lo scontro bipolare di questa brutta “seconda repubblica”. Avremmo desiderato l’inizio di una fase radicalmente rinnovata. Monti si è fatto politico nel modo meno atteso. Non mancando di deludere. Nella varietà di questa campagna elettorale non deve essere trascurato il fenomeno Grillo. I suoi vaffa raccoglieranno voti. E saranno tanti. Tuttavia non è da lì che si ricaveranno risorse per le future capacità di governo e di riforma che occorrono al Paese. Non è male però constatare che così tanta esasperata protesta si sta, al momento, incanalando per vie elettorali e non in altro modo. Cosa che in futuro potrebbe anche non potersi più constatare se non si arriverà a mutamenti profondi dei questa sempre più degenerata situazione politica e di stallo istituzionale. In questa poco digeribile panna montata non poteva mancare una ciliegina: Ingroia e il suo moralistico giustizialismo. Espressione di formidabili problemi cui è improcrastinabile una radicale messa a punto. Questa è l’offerta di massima (tralascio le sigle abbinate alle locomotive) di coloro che si contendono la presenza nel Parlamento, stante questa porcata di sistema elettorale. Contesa fatta di insulti, di sparate alzo zero, di cose biascicate, di promesse improbabili e chi più ne ha più ne metta. Il più gettonato convitato in questo zibaldone è il proposito relativo alla diminuzione della pressione fiscale, il vociare sulla ripresa e sullo sviluppo che ci vorrebbero. Ma il nodo di fondo che si deve aggredire, perché diversamente anche tutto il resto è solo chiacchericcio, è l’enorme debito pubblico. Come ridurre la spesa pubblica, come riorganizzare la complessa macchina che la genera e la spreca. Su tutto questo nessuno manca di fare riferimento, ma con spreco di poca chiarezza e di generico approccio e ancor più generiche proposizioni. Da questo panorama si staglia in modo positivo, per concretezza e chiarezza di soluzioni e proposte  “Fare, per fermare il declino”. Muovendo dal raffronto con gli indirizzi del “nostro impegno politico” che ho richiamato è possibile qui trovare riscontri che altrove non sono. È una buona ragione perché il voto non sia buttato in nulla o nella panna montata di cui sopra. Peraltro “Fare”, a differenza di tante altre liste presenti nella competizione elettorale, può riuscire sul serio ad avere una rappresentanza alla Camera dei deputati. Si presenta senza alcun abbinamento. Occorre, quindi, che abbia almeno il 4% di consenso elettorale. È possibile. E spero che a quel risultato concorra anche il nostro contributo. È sol che utile che nel Parlamento che ci sarà, con gli equilibri difficili e complessi che ne scaturiranno, ci sia una voce e un impegno che spronano doverose concrete soluzioni, riforme, anche costituzionali, non più rinviabili e necessarie.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:39 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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