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Perchè andare a votare

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Davide Giacalone

L’Emilia Romagnasegnò la via, ora imboccata da tutte le altre elezioni regionali. Peccato sitratti della via che allontana gli elettori dalle urne a fa crescere gliastenuti. Per noi, di vecchia scuola democratica, educati in un’Italia cheassaporava la riconquista della libertà, il voto non è solo un diritto, maanche un dovere. Però, insomma, non è poi così irrazionale, rinunciarci.

Prima di venire achi non ha votato, due parole sui risultati del voto: era da tempo che non sivedevano così tanti vincitori. Singolare, visto che sono tutti sconfitti. Sì,tutti. Lo è Forza Italia, che perde voti a rotta di collo e perde una Regioneche non aveva amministrato male. Ha vinto in Liguria, dimostrando che quandogli avversari si sparano nelle gambe anche gli sciancati possono vincere unacorsa. Ha perso il Partito Democratico, per la stessa ragione: milioni di votiche se ne vanno. Si sono giocati la Liguria, e ancora non hanno capito comehanno fatto. Si sono affondati in Veneto, non perché hanno perso, ma perchésono riusciti a non gareggiare nemmeno. Hanno vinto in Campania, ficcandosi inun inferno di cui ancora non assaporano la calura. Anche il Movimento 5 Stelleha perso voti, sicché consolarsi con le percentuali somiglia sputato a quellapolitica che dicevano di detestare. Ma la Lega ha vinto! Sicuri? Per funzionareha bisogno di un partner serio di centro destra, che compensi l’inaffidabilitàeconomica e internazionale. Non lo ha, è nella peggiore posizione e quel chec’è lo ha elettoralmente cannibalizzato. Sì, la Lega guadagna voti. Ma soloquelli.

Torniamo aglielettori. Ma perché mai dovrebbe andare a votare, una persona seria? Per sensodel dovere? Viviamo in una bolla irreale. Ci raccontiamo che c’è la ripresa, cisono i segni positivi, che abbiamo svoltato, ma quel che consente di farcambiare direzione a certi indicatori economici non lo abbiamo né scelto, nérealizzato noi. Le sole politiche espansioniste le ha messe in atto la Bancacentrale europea. Il calo del prezzo del petrolio dipende da una sceltapolitica dei produttori, per spingere fuori mercato le fonti alternative di gase oil. Al netto di questi elementi noi siamo ancora in recessione. Tanto è veroche, al contrario di quel che avviene in Spagna, non si vedono apprezzabiliriflessi della ripresa sull’occupazione. Perché non è generata all’interno.Allora, perché dovrebbe andare a votare, una persona seria?

Perché interessatoalla vita delle Regioni e alla qualità e tipologia di chi le amministra? Ipartiti hanno aderito ad un codice di autodisciplina (demenziale) che nonrispettano e hanno passato settimane a darsi e dirsi dell’impresentabile. Cisono candidati fascisti nelle liste della sinistra, candidati bandieruola nelleliste di tutti, trasformisti e profittatori che si spacciano per riflessividemocratici. E poi, a che servono le Regioni? Sono l’istituzione territorialepeggiore, a confronto delle quali le province brillano per nitidezza edefficacia. E hanno anche in programma di portarne gli eletti al Senato! Megliochiuderlo, se non altro per non offendere i cavalli.

Difficile che sifaccia avvincere da campagne elettorali tutte incentrate sul “volto nuovo”,manco fosse un concorso per estetisti. O che voglia prendere parte ad una garafra simboli e bandiere, a meno che non faccia lo sbandieratore di professione.Che si getti nell’agone per assicurare redditi e prebende agli impresentabili.O che, per protestare avverso quella genia, intenda portare il voto agliinutili, ai bercianti, alla rendita antisistemica di chi viene eletto e va aprendersi i soldi del sistema. Difficile che una persona seria possa provareempatia per gli esibizionisti del piccolo schermo, che decantino l’avvenutaripresa produttiva o intonino la marcia funebre dell’uscita dall’euro,dall’Europa, dal Mondo e dalla testa. E’ tutta gente che parla a sé stessa ealle proprie truppe. Alle pance e non alle teste. Guardate i numeri: toglietedai votanti l’elettorato militante (rispettabile, ma non mobile), come anchequelli delle liste personali e di sostegno (voto clientelare, nel migliore deicasi), sottraete i voti andati ai professionisti dell’urlo antipolitico (la cuivita dipende dai soldi presi grazie alla politica), tirate le somme e viaccorgerete che le persone serie, le persone normali non sono rimaste per lametà a casa: ci sono rimasti quasi tutti.

Si facciano i conticon l’occasione sprecata. Ai tempi del Nazareno dicevamo: passi per le riformeistituzionali, ma il Paese ha bisogno urgente di misure economiche, si allarghil’accordo a questa vitale materia. Invece s’è adottata la linea laurina deibonus. Alle scorse europee un pezzo dell’elettorato serio fece un’apertura dicredito, che ora ha ritirato: perché i candidati non erano seri e perché ilgoverno s’è tradotto nella declamazione fanfaronica e nella logorreaautocelebrativa. Renzi rifletta sull’errore catastrofico della riforma dellascuola, la cui unica sostanza è l’assunzione di 160mila persone, il che dice achi sa fare di conto che chi governa non ne è capace, e dice a chi ha a cuorel’istruzione che al governo considerano la scuola un assumificio. Poi ci sonoquelli per cui se ne dovrebbero assumere 600mila. Renzi pensava di scegliere lavia di mezzo, ma ha imboccato quella del nulla.

Quando si va algoverno senza mandato popolare (cosa costituzionalmente possibile e ripetutanella prassi) si può essere determinati e procedere speditamente, ma non si puòdire che le elezioni europee sono il suffragio mancante e che quelle regionalisono una vittoria, perché prima di sembrare imbroglioni si dà l’impressioned’essersi imbrogliati. Più volte abbiamo indicato la possibile via delleelezioni anticipate, che ora s’è occlusa. Non ci sono più scorciatoie: metteresubito mano alle riforme economiche, farle e non solo raccontarle, altrimentisi continuerà a perdere il solo elettorato che regge le democrazie.

  •   Published On : 4 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:45 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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