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Open Fiber, la rivoluzione anche a Cesena

     Dicembre 26, 2018   No Comments

Energie Nuove – NUMERO 2 – novembre 2018

Open Fiber, la rivoluzione anche a Cesena

di Franco Pedrelli

Dopo l’annuncio del febbraio scorso, ad ottobre è stata sottoscritta la convenzione tra Comune e Open Fiber per portare, in questa prima fase, la fibra ottica in ben 35 mila abitazioni del territorio cesenate. La tecnologia impiegata, del tipo FTTH (Fiber To The Home), porta la fibra proprio nelle singole abitazioni, negli edifici, permettendo il raggiungimento di velocità di 1 Gbps effettive.

Cesena fa parte delle 10 città dell’Emilia Romagna che Open Fiber si è offerta di cablare gratuitamente, come  Ravenna, Rimini, Forlì, Imola. Una volta realizzata la rete, questa verrà resa disponibile agli operatori di telecomunicazioni che vogliano offrire i propri servizi agli utenti del territorio, siano essi residenziali, aziende, pubblica amministrazione.

Avere la banda ultralarga è importante non tanto perché lo chiede la UE, quanto perché la competitività dell’Europa continentale, a cui l’Italia geograficamente appartiene, è strettamente connessa alla capacità di stare al passo con l’innovazione legata a temi quali Industria 4.0, formazione, mobilità, e-government, gestione digitalizzata della Pubblica Amministrazione, oltre ai servizi internet più avanzati per l’utenza residenziale. La UE ha fornito generosi contributi per la riduzione del digital divide in ultrabanda, pensiamo solo che in Emilia Romagna sono previsti oltre 250 milioni di euro per la riduzione delle sole aree bianche, quelle dove gli operatori commerciali non ritengono di investire perché non remunerative. A questi si aggiungono gli investimenti privati degli stessi operatori nelle altre aree, tra cui la stessa Open Fiber con l’obiettivo di “…sviluppo della rete in 6 anni su oltre 270 città italiane per circa 9 milioni e mezzo di unità immobiliari servite”.

Si dirà che questo parlare di tecnologia alla fine stanca, ma è guardando il futuro che se ne comprende l’importanza, perché il domani ci vedrà immersi, volenti o dolenti, nella smart city, con il mondo intero collegato in rete costantemente tramite la rete wireless 5G, quella che collegherà la miriade di sensori che renderanno intelligenti edifici, automobili, impianti, dispositivi in genere. E avere connessioni wireless che viaggiano a velocità di 100 Mbps (pensate di vedervi un film in streaming mentre…andate in auto) richiede l’avere una rete di base in fibra ottica efficace, quale quella che sta realizzando Open Fiber.

Open Fiber ha due azionisti, la CDP e Enel. La prima consegue la missione di fornire al paese soluzioni infrastrutturali, la seconda ha cambiato la propria missione da anni, guarda al futuro come deve fare ogni grande azienda multinazionale, una delle poche che ancora abbiamo. Enel ha un rapporto con internet “illuminante”: “Non ci basta generare energia carbon-neutral. Stiamo anche lavorando alla creazione di modalità più intelligenti, e basate su dati, per analizzare i consumi in tempo reale, distribuire l’energia in modo più efficiente e abilitare servizi totalmente nuovi per le persone. È come costruire l’Internet dell’energia. Le nostre smart grid, ad esempio, forniscono elettricità soltanto dove necessario, riducendo costi e sprechi e aiutando nello stesso tempo a proteggere l’ambiente”. Ovvio che si rendeva necessario avere l’infrastruttura di rete in fibra ottica, in tutto il paese, da qui l’investimento in Open Fiber, una rete in cui viene separato il gestore della stessa dal fornitore di servizi, il modello principe per sviluppare il mercato con benefici di tutti quanti, compreso Enel.

Il progetto portato avanti da Open Fiber porta con sé tanta potenzialità di creare lavoro, quello a valore aggiunto, grazie all’autostrada informatica su cui può correre il paese intero. Il merito di questa opportunità infrastrutturale va riconosciuto a Renzi, molto più del suo Jobs Act basato sui classici sussidi. Spieghiamolo meglio, Renzi col bando Infratel, società in house del MISE, ha lanciato la corsa alla riduzione del digital divide, rompendo il monopolio dell’allora Telecom, che si (auto)riteneva l’unica azienda in grado di parteciparvi. Telecom, forte del fatto di possedere la rete nazionale in rame, sino ad allora procedeva alla stesura della fibra ottica secondo i suoi parametri economici e con tecnologia FTTC (Fiber To The Cabinet), utile per riutilizzare l’ultimo miglio in rame della sua rete, ma con velocità nettamente minore. Appena Open Fiber vinse il primo lotto di gara, Telecom annunciò dopo pochi giorni investimenti in infrastruttura in fibra ottica per ben 11 miliardi di euro. Troppo tardi, troppi soldi, troppo tutto, difatti stiamo assistendo quanto sia mutata la politica di quel che ora si chiama Tim, dove la rete in rame, tra l’altro vetusta, ha perduto il suo valore strategico e che qualcuno oggi cerca di rifilare al solito tonto di turno ad un prezzo elevato.

Sì, stiamo assistendo alla costruzione dell’autostrada dell’informazione, un evento che può essere paragonato per l’Italia a quello che fu la costruzione delle autostrade negli anni Sessanta. Allora, ricordiamoci, fu il boom delle auto, delle vacanze al mare, della logistica, dello sviluppo delle imprese e del commercio, oggi non sarà di meno, anzi, auguriamoci sia molto di più perché queste autostrade non si fermano al Belpaese, ma collegano il mondo intero.

Qualche cittadino di Cesena potrà a questo punto constatare la presenza sul territorio di due reti estese in fibra ottica, quella di Open Fiber e la Man (Metropolitan Area Network) cittadina, questa ultima realizzata principalmente per collegare il sistema di videosorveglianza. Sì, in effetti è così, con la differenza che la prima è a costo zero, la seconda, la rete dei cittadini, costa agli stessi ben 10 milioni di euro, di cui circa 8 di sola infrastruttura per la fibra ottica. Quanto siano interfunzionali le due reti lo dimostrano i 50 punti di accesso che il Comune di Cesena ha chiesto, e ottenuto gratuitamente, ad Open Fiber per poter usufruire dei suoi segmenti di rete, che ridurranno la necessità di creare parte della futura rete Man. Facile dire che nel 2015 non si aveva visibilità di tutto questo, in parte è vero, come è vero che le grida di attenzione furono per oltre un anno lanciate da un comune cittadino, conscio di quel che stava maturando nel panorama italiano. Ben altre possibilità di indagine sono disponibili a chi governa un comune di quasi 100 mila abitanti. Oggi avremo realizzata sicuramente prima la rete Open Fiber della Man, la quale, detto per inciso, è stata realizzata decine e decine di volte nelle città della regione e a costi di un ordine di grandezza inferiore. Per non scomodare la fantasia, guardiamo Forlì, col suo progetto di rete cittadina di videosorveglianza di 300 telecamere a 2 milioni di euro. Ma se il problema è la “grandezza”, allora questa è stata pienamente raggiunta e la Man risulta giustificata.

  •   Published On : 2 anni ago on Dicembre 26, 2018
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  •   Last Updated : Dicembre 26, 2018 @ 7:50 pm
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