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Nonc’è il partito. Ci sono i repubblicani

     Giugno 26, 2017   No Comments

di Stelio De Carolis*

  “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo ciò che non vogliamo”.
Un verso del grande Montale di grande attualità, quasi un prologo ad un atto di indentità perduta.
Un verso che, se calato a quanti si richiamano alle tradizioni laiche e risorgimentali, accresce e non lenisce i momenti di incertezza e di solitudine che ognuno di noi incontra nella quotidianità.
Nelle analisi spesso impietose della situazione in cui versa il territorio romagnolo, ricorrenti sui più diffusi quotidiani, i rimpianti per le cose che potevano essere e non sono state sovrastano di gran lunga una attenta meditazione del quadro d’insieme che agli inizi degli anni 80 consentì ad una classe politica di creare le condizioni politiche e programmatiche per il rilancio del nostro territorio.
Ai piagnistei sul riequilibrio socio-economico, alle lamentazioni reiterate sull’arretratezza della Romagna rispetto alle città dell’Emilia, alle critiche più o meno gratuite al Governo regionale per l’eccessiva attenzione alla vetrina sempre più lucida di alcuni territori e, forse, volutamente distratto alle tante opacità della Roma-gna, si contrappose un nuovo modo di far politica.
Erano tempi in cui il novismo attuale veniva relegato non in panchina, ma ad-dirittura fuori dallo stadio e la crescita di una classe dirigente non veniva program-mata a tavolino, ben lungi da pericolose scorciatoie.
Artefice del riscatto sul piano socio-economico e garanzia per l’opinione pub-blica, un partito si evidenziava fra tutti: il Partito Repub-blicano Italiano, fortemente radicato sul territorio, con presenze autorevoli nelle organizzazioni sociali ed imprenditoriali, protagonista indiscusso dell’articolato sistema creditizio.
Sul piano politico le alleanze seguivano e non precedevano un serrato confronto programmatico alla costante ricerca di quelle necessarie convergenze programmatiche indispensabili per il buon governo degli enti locali.
A quanti ritenevano che l’acqua del Canale Emiliano Romagnolo fosse il toccasana per vincere la cronica siccità dei nostri territori, contrapponemmo la difesa della Diga di Ridracoli che a Bologna avrebbero certamente fermato al pulvino.
E’ di fronte agli occhi di tutti che, senza quest’opera monumentale, oggi vivremmo momenti drammatici e quindi rivolgiamo un pensiero di gratitudine a quanti la pensarono (i sindaci repubblicani degli anni 60) ed a coloro che la realizzarono (i sindaci del PCI degli anni 70 e 80).
Alle richieste allora non ricevibili di un Ateneo autonomo per la Romagna, operammo d’intesa con il Magnifico Rettore dell’Università di Bologna per ottenere quella felice intuizione della “gemmazione” in grado di soddisfare le esigenze dei centri più rappresentativi della Romagna.
A quanti fantasticavano su infrastrutture viarie irrealizzabili, concentrammo i nostri sforzi per il completamento della E45 e per la costruzione degli assi viari di Cesena e Forlì.
Sul piano socio sanitario, la scelta senza indugi del “pubblico”, ma senza la demonizzazione del sistema di case di cura private, ha fatto sì che tutt’ora il nostro territorio rappresenti una sorta di isola felice dove la centralità dell’ammalato viene quasi sempre valorizzata dalla professionalità, competenza ed umanità del personale curante.
Rispetto a tanto del passato, che nessuno può mettere in discussione, il poco dei giorni nostri, anche perché il PRI non esiste più e dove fa registrare una sparuta presenza non riesce più a determinare la convocazione di un’assemblea di condominio.
Del resto, di recente, lo stesso segretario nazionale del PRI è stato costretto a dichiarare che, in Romagna, i circoli o case del Popolo, per le quali tanto abbiamo operato, sono più numerose degli iscritti. Velleitari, fuori dalla realtà quanti ne prefigurano un rilancio.
Il PRI non c’è più ma ci sono i repubblicani, tanti come una volta, alla ricerca di uno strumento nuovo di aggregazione che faccia giustizia delle tante lacerazioni e divisioni del passato anche recente.
Importante la funzione svolta dalle tante sezioni dell’Associa-zione Mazziniana Italiana che va sostenuta da un grande movimento che faccia perno sui modelli per una nuova società:il ruolo della ragione come libera scelta; la tolleranza appannaggio dell’umanità
Un obiettivo difficile da perseguire ma da privilegiare nell’agenda dei nostri lavori.
A quanti trovassero poco gradevoli le nostre considerazioni vorremmo ricordare che è bene dire ciò che si pensa ma è soprattutto necessario pensare ciò che si dice.
* Senatore

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 26, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 26, 2017 @ 10:01 pm
  •   In The Categories Of : Opinioni

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