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Non esenti da mafia

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Paolo Montesi

Pericolo di infiltrazioni mafiose anche aCesena. Alziamo la guardia!

“La mafia è come i pidocchi, cresce dovec’è lo sporco”.

Tutti noi romagnoli abbiamo conservato perdecenni l’illusione che il nostro sistema economico fosse profondamente “sano”,amalgamato da un forte collante di “coesione sociale” e innervato su unbrulicare di associazionismo e volontariato, in sostanza immune ai pericoli diinfiltrazioni mafiose.

Molti di noi sarebbero pronti a giurareancora che il nostro tessuto imprenditoriale sia sostanzialmente estraneo alegami con le cosche mafiose, costituito com’è di tanti esempi di industriali eartigiani romagnoli che “si sono fatti da soli”, partendo dalla loro bottega ogarage e che negli anni hanno creato imperi produttivo-finanziari.

Beh… a dire il vero negli ultimi anni leindagini delle varie Procure antimafia e i numerosi episodi di cronaca locale,dicono il contrario.

Anche a Cesena é ora di svegliarsi e alzarela guardia.

Non tutti sanno che l’Emilia-Romagna(secondo i dati del Ministero degli Interni) é la prima regione del Centro-Nordper valore di beni immobili confiscati ai clan malavitosi.

È probabile che la crisi economica, inveceche disincentivare il pericolo di infiltrazioni, abbia acuito la fame dei clan,che cercano nuove vie per riciclare il denaro sporco ed entrare in affari nellenostre zone ancora altamente produttive: offrono liquidità alle imprese indifficoltà del territorio (che il sistema bancario non eroga più), crescono adismisura i “poveracci” che cadono nella rete dell’usura e delle scommesseclandestine. Tanti sono gli imprenditori costretti a scendere in affari con iboss per sfruttare i costi di manodopera nettamente inferiori, ma frutto dievasione, sfruttamento, corruzione ed estorsione.

Ad un’analisi più attenta, magari con lelenti di un osservatore informato sulle dinamiche con cui usano muoversi le’ndrine o le cosche mafiose, anche a Cesena si potrebbero leggere tanti piccoliepisodi, che nell’insieme potrebbero disegnare un quadro preoccupante: incendidolosi “appicciati” a capannoni, autovetture e sedi di partito (scambiati permeri incidenti o episodi di violenza politica) che in realtà potrebbero esseresintomo di nuove minacce di estorsione o di intimidazione; episodi dicriminalità, catalogabili anche come scontri per la difesa di zone per lospaccio di droga in Riviera, che ha sempre avuto in Cesena un fulcro dellosmercio; le violenze accadute in estate all’ippodromo di Cesena; arresti econdanne per maxi evasioni o riciclo di denaro sporco.

La speranza che i boss mandati al “confino”in Emilia-Romagna, una volta allontanati dalle loro regioni di mafia, potesserosmettere di delinquere é miseramente fallita. Al contrario si é rivelato unefficacissimo modo per facilitare il trapianto del cancro mafioso anche nellanostra realtà, che probabilmente si sta mostrando molto più permeabile delprevisto, proprio per l’impreparazione culturale a questi fenomeni. Non abbiamogli anticorpi giusti. L’Emilia-Romagna “esente da mafia” non esiste più.

Le indagini più recenti, che hanno lambitoo interessato direttamente Cesena, provano che esistono anche qui aderenze traimprenditori collegati alla malavita con il ceto politico locale.

Nel 2012 furono arrestati esponenti dellafamiglia Ionetti, considerato “l’Amministratore giudiziario per conto dellacosca Condello di Reggio Calabria”. Avevano affari nel settore dei trasportiper l’edilizia e la gestione dei rifiuti.

A fine 2014 viene rivelato un legame fortetra la Romagna e la galassia cooperativa al centro dello scandalo romano di“mafia capitale”. Tra gli arrestati ci sono anche alcuni componenti del cda diFormula Ambiente e il socio Salvatore Buzzi, presidente della “29 GiugnoServizi-Società Cooperativa di produzione e Lavoro”: tra le controllate della “29Giugno” c’è infatti il “Consorzio Formula Ambiente”, partecipato, tra glialtri, da Formula Servizi (Forlì), Ciclat Trasporti (Ravenna), e Cils (Cesena).Buzzi, uomo chiave dell’inchiesta che aveva forti collegamenti con Forlì eCesena, è accusato di numerosi episodi di corruzione e nella corposa ordinanzadi custodia cautelare si raccontano svariate vicende di appalti truccati e dipubblici ufficiali corrotti. La coop di Buzzi ha tra le controllate ilConsorzio Formula Ambiente. Questa con 80 milioni di fatturato e 650 dipendentiha sede a Cesena e riunisce altre 23 coop, 20 delle quali a carattere sociale.Buzzi ne è stato il fondatore insieme a Formula Servizi di Forlì e fino al 2012presidente, essendone socio al 49%”.

La corruzione, sostiene l’accusa, era lavia facile per arrivare ad acquisire posizioni dominanti e a drenare denaropubblico che poi finiva in mille rivoli. Buzzi, braccio destro di MassimoCarminati (già banda della Magliana e “intoccabile perché avrebbe portato soldia tutti” grazie ai legami con Finmeccanica) non era solo.

Infine, l’operazione antimafia denominata“AEmilia” che ha portato in carcere 117 persone collegate al clan del GrandeAracri di Cutro, e altre 46 sono agli arresti domiciliari, svelando una retefittissima, di infiltrazioni mafiose, molto pervasiva e che coinvolgevaimprenditori, molti politici (molti esponenti del centro-destra), carabinieri,giudici, carabinieri, giornalisti, preti della nostra regione. Una mafia cheanche in Emilia cercava di rendersi autonoma, controllando direttamente leimprese che evadevano il fisco e contemporaneamente vincevano appalti per laricostruzione post-sisma, controllando o influenzando anche l’informazione e leassociazioni di contrasto alla mafia.

Ricordiamo che il Comune di Cesena ha tra isuoi fornitori principali “Formula Ambiente” (per appalti per la spazzaturadelle strade e la cura del verde pubblico), quindi una riflessione profondaandrebbe sollevata in città e non ci si può accontentare del comunicato stampadi chiarimenti inviato dal Sindaco.

Non é mia intenzione sollevare accusemirate contro chicchessia o fare banale dietrologia per attaccare una partepolitica (si sa che la mafia sta con il potere). Tutt’altro. Propongo unragionamento più ampio, perché sono profondamente preoccupato che il nostrotessuto imprenditoriale, piegato da una drammatica crisi (di cui non si vede ilbecco di ripresa), possa ritrovarsi, tra qualche anno al centro di un sistema,in cui sono i boss a dettare le regole del gioco e non il mercato o la liberainiziativa.

Mi rivolgo agli attori principali delterritorio (amministratori e esponenti politici, associazioni di categoria eculturali, banche e Fondazione) che nella crisi non hanno certo brillato percoesione e sono stati spesso incapaci di alleviare gli effetti dellarecessione, perchè in questa fase promuovano seriamente una riflessione su comedebellare da subito il cancro della mafia.

Non auspico certo una caccia alle streghe,ma mi piacerebbe che per una volta si parlasse chiaro agli imprenditori e aicittadini.

Lotta senza confini alla mafia anche aCesena, soprattutto nei settori più esposti al pericolo: imprese dell’edilizia,società sportive e il settore del divertimento.

Questo significa pretendere massimatrasparenza negli incarichi e negli appalti pubblici, maggiore controllo sullaspesa pubblica, “liste nere” di imprese in odor di mafia, rispetto certosinodelle regole sul conflitto di interesse per gli amministratori e i dipendentipubblici, costituire subito uno “Sportello legalità” per imprese e cittadini,un ampio programma di iniziative per sostenere le Associazioni che promuovonoiniziative per educare consumatori e giovani imprenditori al rispetto delleregole.

Cambiamo strada finchè siamo in tempo.Alziamo la guardia e facciamo vedere che a Cesena lavorare eticamente è laregola, anzi è l’unico modo che vogliamo utilizzare per fare impresa.

Debellare la mafia, significa salvaguardarele imprese sane, i lavoratori, dare un futuro e una speranza ai giovani, epretendere comportamenti moralmente irreprensibili dai politici.

Teniamo lontano la mafia da Cesena: “lamafia è come i pidocchi, cresce dove c’è lo sporco”.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 12:11 pm
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