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Nessun aiuto alle imprese. Il rischio che vadano altrove

     Giugno 28, 2017   No Comments

Incontro con Gianluca Salcini

“Si parla di aiutare le imprese. Che occorrono attive politiche per l’occupazione e per le imprese. La realtà è ben diversa. Almeno a Cesena. Io l’ho potuto constatare in modo diretto. Sindaco e Amministrazione comunale non hanno operato per aiutare le imprese, semmai il contrario. E in un modo decisamente discutibile e criticabile. Così si fa tutto fuorché aiutare le imprese, anzi si creano ad esse difficoltà e contrasti. Il caso della Jolly Service è emblematico ed esplicativo”. È il giudizio netto di Gianluca Salcini titolare dell’azienda “Jolly service” (è il logo più conosciuto della sua attività imprenditoriale che è costituito da un gruppo di aziende). Effettivamente si può ben parlare di caso emblematico, anche per il lungo tempo (cinque anni) che si è inconcludentemente trascinato. Lo conosciamo. Perché nel pieno della crisi drammatica economica e sociale che è andata crescendo e ancora perdura, non ci era sfuggito che c’è anche “L’impresa che reagisce e investe”. In Energie Nuove di Ottobre 2012 titolava così l’approfondimento di questa realtà aziendale che dava segno di certo impegno imprenditoriale, pur nel difficile contesto della crisi più generale. Ci ritornammo sopra, sempre qui, ancora nel Giugno 2013: “Un caso. Alla prova la volontà politica”. Espressione di una realtà e di una intraprendenza nel mondo delle imprese che possono farci intravvedere prospettive migliori. Sempre che ad esse si accompagnino “Le collaborazioni che occorrono”. Che altro non sono che “quelle politiche attive per l’occupazione e per le imprese” che gli amministratori richiamano ad ogni piè sospinto. Durante la campagna elettorale del maggio scorso è sorto un comitato con l’obiettivo di impedire l’insediamento dell’azienda in un terreno di sua proprietà. “La richiesta di effettuare questo insediamento – dice Salcini – è stata concordata con il Comune ed è questione in campo da ormai oltre cinque anni”. Con la recente variante urbanistica di questi mesi erano due i problemi aziendali specifici che si mettevano a soluzione delle loro esigenze: quello, appunto, della Jolly service, e quello dell’azienda Gobbi. “Solo per la Jolly c’è stato l’inaspettato, sorprendente, contrasto da parte dell’ Amministrazione. Molto stranamente, peraltro”. Dal Sindaco fu chiesto all’azienda di intervenire sulle posizioni del comitato. E l’azienda non ha avuto alcun problema a farlo motivando le ragioni della propria richiesta di insediamento ed evidenziando tutte le condizioni che lo rendevano possibile e correttamente fattibile. “Ci si aspettava che fosse soprattutto l’Amministrazione comunale – continua Salcini – a difendere una scelta che essa stessa aveva condiviso e per la quale si erano definite tutte le condizioni necessarie per renderla possibile. Che difendesse una soluzione che era stata posta e proposta così come essa aveva richiesto e sollecitato. Dopo cinque anni di lavoro congiunto in tal senso è ovvio ritenere che la condivisione fosse ampiamente maturata e che il Sindaco avesse la coerenza e la fermezza di sostenere una scelta così condivisa”. È successo invece che dopo cinque anni di lavoro e di messa a punto di tutte le condizioni necessarie perché la proposta di insediamento fosse compatibile e possibile sotto ogni aspetto normativo e di fattibilità, il Sindaco ha dichiarato che se ci fosse stato qualche parere contrario (quello dell’Asl, ad esempio) l’Amministrazione comunale non avrebbe dato corso alla richiesta dell’azienda, anzi l’avrebbe bocciata. Più che una dichiarazione quella del sindaco è parsa un’esplicita “sollecitazione” perché fosse espressa qualche contrarietà così da cogliere pretesto strumentale per bloccare la soluzione. Una precisa volontà politica contro l’insediamento. “Tutto il lavoro di questi anni cosa altro può dimostrare?” si chiede Salcini. E vuole spiegare perché è un caso che merita di essere conosciuto senza che se ne parli a vanvera. “È una vicenda –ci tiene a sottolineare Salcini – che va guardata oltre ogni nominalismo (in questo caso la mia azienda), che potrebbe riguardare altre attività imprenditoriali, altre situazioni aziendali come questa”. “Altro che l’Amministrazione che ‘difende le scelte a favore delle aziende’!” Cinque anni di lavoro congiunto con l’Amministrazione per arrivare a questo insediamento “che ci avevano detto possibile e che ci hanno anche sollecitato. Adesso non se ne può fare niente”. E questo spalanca una enormità di problemi all’azienda compromettendone l’attività attuale e la prospettiva di sviluppo e di crescita. “Adesso – dice l’imprenditore – mi trovo costretto a dover valutare la necessità di trovare altrove una soluzione alle esigenze delle nostre attività.”
Torniamo allora a meglio comprendere l’ attività aziendale (di cui Jolly service è il logo più conosciuto). Si è avviata nel 2000 per offrire servizi logistici di varie tipologie. Punto di partenza è stato l’esclusivo accordo con il gruppo IFCO (gestore di un parco mondiale di contenitori riutilizzabili per l’ortofrutta). L’ attività comprende il ritiro dei contenitori usati dalle piattaforme della GDO, il loro lavaggio e la distribuzione delle casse pulite in tutta l’Italia. Questa attività è cresciuta, ampliando da un lato la collaborazione con il gruppo IFCO e offrendo sempre più servizi aggiuntivi ed ulteriori, acquisendo anche nuovi clienti, soprattutto nel settore ortofrutta, in Italia e all’estero. Oggi il gruppo aziendale, con queste attività, annovera anche quella di casa di spedizioni disponendo di oltre 100 camion a marchio dando molto lavoro a vari padroncini con servizio dedicato; si è altresì avvalsa di servizi di altre aziende per movimentare le merci di oltre 430 clienti. Questo oltre i servizi svolti a favore della IFCO. Le evoluzioni di quest’ultima, a partire dal 2011, hanno significato per l’ attività aziendale un ulteriore aumento di lavoro. È stato necessario aggiungere un ulteriore nuovo impianto di lavaggio, più potente e moderno. “Si cominciò a porre fin dall’inizio della nostra crescita aziendale una questione di spazi operativi”. Da alcuni anni la questione è divenuta di crescente onerosa complessità. Per far luogo agli impianti di lavaggio, dopo il primo in via Tortona, si è dovuto provvedere ad altro spazio in via della Cooperazione. L’aumento di attività ha implicato anche un secondo turno per il lavaggio. Gli spazi sono sempre più ridotti e sacrificati anche a fronte delle esigenze di un magazzino crescente, di crescenti depositi e maggiori attività di carico e scarico. Progressivamente si è dovuto fronteggiare, con sempre maggiore difficoltà, la questione decisiva degli spazi dislocando l’attività in diversi luoghi e magazzini. Cinque per la precisione. Questo crea ovviamente aggravi di costi ( spostamento del personale, più carrelli elevatori, più autorizzazioni, più HACCP, più antincendio, più affitti, e altro ancora). Aumento di oneri logistici, organizzativi, di costi di vario genere. “Già dal 2010 la nostra sparsa e inadeguata sistemazione ci pregiudica parecchio la possibilità di un’ulteriore crescita dei servizi già offerti e l’aggiunta di nuovi”. E, continua Salcini: “Per questa difficoltà di spazi, abbiamo dovuto provvedere, nel corso di questi ultimi tre anni, ad insediare una ulteriore sede operativa della nostra attività ad Alfianello in provincia di Brescia. L’azienda ha dovuto aprire un altro centro di lavaggio e spostare parte della produzione. Ad Alfianello lavorano quaranta persone. Potevano essere assunzioni qui del cesenate. Ad Alfianello abbiamo trovato una Amministrazione davvero volonterosa di ‘aiutare le imprese’”. Nel corso di questi anni l’azienda, con ulteriore impegno organizzativo, con innovazioni e relativi oneri finanziari, ha puntato a rendere sempre più qualificato il suo servizio. E ne ha aggiunti: la riparazione dei contenitori in plastica danneggiati, ad esempio. “Abbiamo creato l’ambiente di lavoro allo scopo e acquistato i macchinari necessari – precisa Salcini – e ci si è mossi anche sulla quarta gamma, il cosi detto ‘convenience’”. Per tutto questo da oltre cinque anni, e oggi ancor di più, è pressante il problema di trovare una soluzione unica di insediamento per l’ attività aziendale. “Un insediamento – dice Salcini – adeguato e pertanto capace di una soluzione ordinata e ben organizzata per tutto: impianti, macchinari, lavorazione, magazzino, deposito, movimentazione, ecc. Un progetto adeguato. Un investimento di particolare onerosità di impegno finanziario. Ci siamo posti il problema di cercare una simile adeguata soluzione per le nostre attività, qui a Cesena, dove la nostra intrapresa è cominciata e si è andata sviluppando”. Ma qui, subito, si pose e si pone all’azienda un ostacolo non da poco: il costo delle aree di previsione produttiva. Impossibile su quella esorbitante iniziale base di costo intraprendere un investimento della portata necessaria alla realizzazione di quel progetto. Da qui, quindi, la presa in esame di una eventuale possibilità in un terreno, da tempo, di proprietà del gruppo. Che può consentire un adeguato insediamento corrispondente alle esigenze e problematiche aziendali. Possibile? “Ce lo siamo chiesto e lo abbiamo chiesto – dice Salcini. Consapevoli che difficilmente si potrebbe chiedere e dare corso ad un insediamento che si volesse in un’area isolata e slegata da altri insediamenti”. Ma l’area di cui si parla è tutt’altro. L’area infatti si trova in stretta adiacenza e contigua ad aree produttive di previsto insediamento e già insediate. In adiacenza con l’area soggetta ad accordo di programma della ex Calcestruzzi e l’area Ati, già insediata. “Tuttavia non abbiamo ritenuto di procedere semplicemente ad una formale richiesta. Ci è parso, sensato e corretto verificare con l’Amministrazione comunale, se tale possibilità sussisteva e se poteva essere praticata”. Si sono susseguiti, quindi diversi incontri con i massimi livelli amministrativi. Si è esplicitato tutto in relazione alla realtà aziendale ed imprenditoriale, alla prospettiva di sviluppo dell’ attività aziendale e degli impieghi lavorativi, e all’unicità di un insediamento che sarebbe andato incontro alle molteplici esigenze. “Si è esaminata la specificità del terreno di nostra proprietà, la sua contiguità con aree di previsto insediamento e già insediate. Si è messo a fuoco che non si trattava di una richiesta di semplice variante della destinazione d’uso del nostro terreno, da agricolo a produttivo, ma per un preciso progetto industriale”. E ancora ribadisce Salcini “si è parlato di una variante di destinazione d’uso del terreno solo in funzione di un preciso progetto. Non un cambiamento d’uso in funzione di chissà quale altra destinazione”. Diversi incontri per definire con assoluta chiarezza tutti i termini di un preciso progetto industriale. Con già affermate tutte le esigenze alle quali far fronte perché il progetto corrispondesse alle condizioni e alle normative che possono renderlo fattibile. “Una fattibilità possibile ‘purché’ fossero predisposte e realizzate dall’impresa tutte le soluzioni necessarie a tale fattibilità. Solo espletati questi diversi incontri e questi vari preliminari approfondimenti e a fronte della esplicita favorevole posizione espressa dall’Amministrazione comunale perché questo percorso potesse essere avviato, si è formulata la richiesta per il nostro progetto insediativo”. “Una predisposizione su tutto, su ogni cosa – insiste l’imprenditore – che anche di volta in volta veniva richiesta perché ritenuta doverosa o utile a rendere pienamente a regola il progetto e la possibilità insediativa (dalla VAS, a tutte le altre condizioni poste da Hera, da Arpa, dall’Ausl, dalle esigenze di mitigazione, ai rapporti dell’utilizzo della superficie, ecc)”. Tutto: impegnando incontri, predisposizioni progettuali, sistemazioni, adeguamenti, soluzioni da adottare. Il necessario, doveroso confacente adeguamento infrastrutturale, in relazione alla viabilità interna del comparto più ampio (oltre l’area della Calcestruzzi e di Ati, già in essere) con l’aggiunta della nuova area. “L’adeguamento infrastrutturale – dice Salcini – anche in relazione alla viabilità esterna e di approccio al più ampio comparto che si sarebbe definito. In accordo con le autorità e gli uffici dell’Amministrazione, sulla base delle loro esplicite richieste ed indicazioni si sono predisposti gli adeguamenti richiamati. Si è proceduto all’accordo fra le imprese interessate per le realizzazioni infrastrutturali comuni”. Insomma ci si è adeguati in tutto alle richieste ( i vari “purché” del caso); al percorso e alle esigenze di percorso dell’Amministrazione. “Non sono mancati – insiste ancora -incontri che hanno coinvolto i vertici e gli uffici preposti della Provincia. E anche con questi unitamente a quelli comunali si sono messi a punto i diversi requisiti che si dovevano soddisfare, i “purché” che andavano affrontati e risolti. E solo sulla base di tutto questo si è proceduto”. Poi la “Variante di salvaguardia”, il suo iter istituzionale, i casi Gobbi e Jolly Service. Il Sindaco che dice che aiuta le imprese, quelle, il cui insediamento consente anche di dare aumento ai livelli occupazionali. “Per parte nostra – afferma Salcini – sappiamo di corrispondere appieno a questi criteri, in particolare se ci sarà consentito di fronteggiare meglio le difficoltà di cui abbiamo parlato. Poi, però, è arrivato l’inaspettato ribaltone del Sindaco”. La sensazione è che una inaspettata nuova repentina volontà politica abbia disinvoltamente sollecitato un parere avverso (quello dell’Asl). Un parere da leggere per meglio constatare che le osservazioni che in esso si richiamano sono cose e “riguardano condizioni che sono state affrontate discusse e messe a punto proprio per mettere a regola e a fattibilità il progetto”. Questa impresa dà lavoro diretto a diverse decine di dipendenti e ne fornisce molto indirettamente. Cosa succede adesso, di fronte alle molte problematiche che in questo modo rimangono irrisolte e complicate? “Non escludo – risponde Gianluca Salcini – che saremo costretti a trovare altrove, fuori Cesena, quello che ci è stato impedito qui”. Per parte nostra vogliamo sperare che non sia vero. “Ma noi dobbiamo trovare una soluzione adeguata. Se qui non ci è reso possibile, non possiamo compromettere l’azienda e la sua attività”. Le forze sociali, quelle sindacali, parlano tutte di lavoro, di crisi, di occupazione. Un caso come questo non dovrebbe essere irrilevante nemmeno per loro. Dopo cinque anni, è possibile? “Che modo di amministrare volto a favorire sviluppo è questo? Quale certezza di riferimento è data agli operatori economici, agli imprenditori, alle aziende, da un simile modo di amministrare? Una amministrazione deve dire sì o no, in modo chiaro. Almeno si sa e si saprebbe con chi si ha a che fare e con che cosa. E ognuno potrebbe trarre le proprie conseguenze”. È il rilievo non da poco di Salcini che termina l’incontro.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 9:13 am
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