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Muovere lo stagno. Riformare

     Giugno 27, 2017   No Comments

Il Pd di Renzi ha ottenuto il grande risultato del 40,8%, alle europee. Il Pd soltanto o quello bersaniano sarebbe stato perfino sotto il risultato deludente delle elezioni politiche dell’anno scorso. Verso il Pd di Renzi si è espressa una speranza anche contro la paura dei vaffa rabbiosamente minacciati. E perché qualche reale rinnovamento si muova davvero. Per vedere se gli annunci e le promesse fatte (molte) diventano soluzioni. Sarà stata, per alcuni, anche un’opzione del “meno peggio” nel panorama di sconcerto e sfiducia di cui fa testo lo stesso vasto astensionismo. Renzi si è conquistato quel consenso; e si è caricato di una responsabilità e di un onere, grandi e pesanti. Come Presidente del Consiglio e come Segretario del Pd. Adesso tocca alle prove concrete e ai fatti. La reiterata comunicazione di annunci diverrebbe aria fritta. Di cattivo odore. E il tempo per le prove non è lungo, men che meno illimitato. Le une e l’altro danno forma al paradigma spartiacque fra lo “statista” o il “bullo”. Auspichiamo di valutare il primo, non il secondo. Ancora una qualche, non acritica, fiducia. Non partecipiamo, infatti, l’estesa schiera dei “gattopardi” (maggiore quella interna al Pd). Il percorso del governo è irto ed in salita. Gli obiettivi indicati corrispondono ad esigenze vere e necessità urgenti. Sul lavoro, la pubblica amministrazione, la riduzione del debito, della pressione fiscale; le privatizzazioni, la crescita e l’occupazione; i “compiti a casa” e un mutamento europeo; la riforma della giustizia, quella costituzionale (Senato e Titolo v°) e quella elettorale. Obiettivi che hanno una condivisione vasta. Assai minore, invece, sarà l’appoggio alle azioni ed ai percorsi utili per raggiungerli. Si metteranno di traverso in tanti. Come si vede ai piani alti della burocrazia. Qui, una avveduta “rottamazione” sarebbe salutare. A cominciare dalle responsabilità che stanno impantanando 812 provvedimenti attuativi di scelte governative e legislative già approvate. Una vergogna. Resistenze anche da certe strutture sociali ed economiche. Paludi stagnanti che sfruttano ed anche alimentano la impaludata condizione degli “squilibri” politici e parlamentari. Ben si vede intorno alla riforma costituzionale ed elettorale. È perfino irritante assistere, alla disinvoltura di altalenanti contraddittorie considerazioni sull’importanza di queste riforme: gli stessi (politici, opinionisti, commentatori) che ad una ora ne sottolineano l’urgenza e tengono sotto tiro se si procede o si rallenta; e un’ora dopo sottolineano che ci sono altre cose ben più importanti di quelle. Che queste non sono le cose di cui si parla a tavola in famiglia. Che nella gerarchia “del fare” esse non sono primarie, bensì secondarie se non oltre. Il Governo deve portare avanti le battaglie intraprese. Le forze politiche e parlamentari devono portare a compimento anche queste riforme. Renzi è capo del governo ed è segretario del Pd. Regole e funzionamento delle istituzioni e della democrazia sono fondamentali anche per affrontare, con impegni chiari in tempi certi, i problemi sociali, economici e finanziari. L’azione di governo, quella parlamentare e il funzionamento istituzionale, se impossibilitati e impaludati mancheranno di adeguatezza e ritarderanno le scelte concrete, ed anche radicali (e ne occorrono), sui problemi che abbiamo. Quelle altalenanti e contraddittorie posizioni use a spostare sempre oltre un qualsiasi innovativo risultato stanno nel gattopardismo che nulla vuole cambiare. Lo abbiamo scritto ancora e lo ribadiamo: sia a proposito del Senato, sia della legge elettorale, le proposte in campo non sono proprio, per gran parte, nelle nostre corde. Ciò che è possibile, nella condizione politico-parlamentare attuale, negli spazi strettissimi di una certa agibilità, proceda comunque. Dalla palude non si passerà di colpo ad acque fresche e limpide. Ma almeno si smuova lo stagno. Per favorire situazioni prossime che più e meglio consentano di affrontare davvero la Riforma istituzionale di cui il Paese ha bisogno. Da molto tempo. Meglio sarebbe la strada che indica Giacalone in queste pagine: il voto per una Costituente già l’anno prossimo in concomitanza con le elezioni regionali. O in questo modo, o procedendo verso un risultato nell’altro. Ne venga fuori qualcosa, anche se poco, che sia serio e di migliore democrazia. Il prossimo anno, le elezioni regionali. Indiscusso rilievo politico. Cosa succede se il Pd di Renzi avesse un risultato minore che alle europee? Il solo calo anche se di poco sarebbe sconfitta? Come entrerebbe in ebollizione l’”instabilità” italica, politica ed istituzionale? Un risultato elettorale come quello in Francia, alle europee, in Italia avrebbe significato crisi di governo e non solo. Sono molti i carboni che ardono sotto la cenere pronti per rosolare Renzi. Fuochisti in attesa. Nel suo partito il maggior numero ed il più agguerrito. Il conservatorismo ed il sistema di potere sinistresi (siamo nell’osservatorio in cui meglio si vede) contrastano con tenacia l’innovazione ed il cambiamento che li possono intaccare; mal sopportano perfino di essere lambiti. Laddove il tatticismo di scuola, l’ipocrisia di maniera sono elevati a scienza del comportamento politico non poteva stupire che fossero tutti renziani. È dove tutto appare cambiato che tutto resta uguale. Ha un bel da fare, Renzi. Così pure chi vuole rinnovare il Pd e le sue politiche. Anche in vista delle regionali e anche qui, localmente. Adesso (ultimissima ora) per la regione Emilia-Romagna si deve votare prima, in seguito alle dimissioni del Presidente Errani. La regione “rossa” per definizione. Per le cose di cui sopra è campo di prova e di verifica di non secondaria importanza.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 27, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 27, 2017 @ 9:49 am
  •   In The Categories Of : Politica Nazionale

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