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Mentre Sagunto brucia a Roma si continua a discutere

     Giugno 28, 2017   No Comments

di Franco Pedrelli

Probabilmente lo stato complessivo dell’Italia odierna lo si può sintetizzare nella famosa frase “mentre Sagunto brucia a Roma si continua a discutere”, dove Sagunto è appunto la nostra Italia. Non importa che il tema del momento sia l’immondizia di Napoli, il declino economico perdurante, il disagio sociale che avanza anno dopo anno. L’unico dato consolante ci viene dal ritardo con cui l’Istat fotografa le singole fasi socio-economiche, che in tal modo risultano meno peggio in apparenza di quel che sono nella realtà.

A nulla valgono gli schiaffi internazionali che puntualmente la stampa estera ci affibbia, vedi quando Time Magazine ci dedicò un copertina più di un anno fa sul nostro stato di degrado e di sfiducia. Incassammo in silenzio. Diversa è stata invece la musica di ritorno allorché lo stesso Time Magazine un paio di settimane fa ha dedicato la copertina alla “morte della cultura francese”. Un Paese, la Francia, si è rivoltato, e i protagonisti di quella cultura “morta” si son fatti sentire, tanto che il settimanale ha poi dovuto lasciare loro alcune pagine per controbattere le affermazioni.

La Francia, un paese molto simile al nostro, tanto che di solito si parla di cugini francesi. Simile anche nella problematica socio-economica, anche se non ha un governo che impiega una manovra finanziaria per deprimere lo sviluppo economico, così come ha fatto il governo Prodi, attento a distribuire un contentino a tutti ma non incidendo sui fattori strutturali. Per certi versi le azioni dei nostri governi italiani si assomigliano agli aiuti al Terzo Mondo di antica memoria, dove si pensava di risolverne la fame inviando derrate alimentari e basta. Il risultato è stata la distruzione delle economie dei paesi del terzo mondo, perché nessuno pensava più a coltivare alcunchè, perché qualsiasi prodotto non poteva entrare in concorrenza con ciò che veniva fornito loro gratuitamente. Poi le cose sono iniziate a cambiare ed abbiamo aiutato il Terzo Mondo nel coltivare efficacemente il proprio territorio, rendendo le popolazioni più autonome (multinazionali permettendo!).

Visto che al mondo c’è sempre da imparare, adesso guardiamo con attenzione ciò che sta accadendo oltralpe con le proposte della commissione Attali, che potrebbero essere viste come una seconda rivoluzione francese, magari con la speranza poi che un nuovo Napoleone (Sarkozy?) si affacci anche sull’Italia e ci sproni un po’.

Le proposte della commisione Attali sono centinaia, di seguito si riporta la sintesi ANSA del 7 gennaio scorso.

“La Commissione Attali, chiamata ad individuare le strettoie che rallentano lo sviluppo economico della Francia e ad avanzare proposte per eliminarle, ha concluso i suoi lavori con una revisione generale di quanto fatto due giorni fa nelle sale del Senato a Parigi.
Il rapporto, che sarà consegnato al presidente Nicolas Sarkozy tra due settimane, individua una ventina di misure principali, anche se le proposte inserite nel testo sono molte di più.
Un impegno di riservatezza e’ stato imposto a tutti i membri della commissione (una quarantina tra i quali gli italiani Mario Monti e Franco Bassanini), che hanno tutti dovuto apportare le ultimi correzioni su testi numerati e non asportabili.
Tra i punti centrali già emersi figurano l’abbattimento delle barriere nella distribuzione e nel commercio, il rafforzamento della concorrenza a beneficio dei consumatori, l’istituzione di un’Authority simile a quella esistente in Italia, l’applicazione di una politica del territorio e della casa al servizio della crescita con 500 mila nuove abitazioni l’anno fino al 2010 e 350 mila nel decennio successivo, la creazione di nuove aree urbanizzate, piccole città di circa 50 mila abitanti, ipertecnologiche e con un equilibrio finanziario, ecologico, tecnologico e sociale.
Il quotidiano economico Les Echos sottolinea il ruolo avuto da Franco Bassanini nella elaborazione di una delle aree centrali, quella della evoluzione della ‘governance’ dello Stato, della soppressione progressiva dei dipartimenti, della valutazione dei livelli e funzionalità dei servizi pubblici da parte di autorità esterne e indipendenti. All’interno della riorganizzazione dell’area pubblica va registrata anche la proposta di raggruppare le grandi scuole e le università in una decina di poli.
Altri temi riguardano la competitivita’ con la connessa liberalizzazione di professioni, trasporti, energia e del mercato del lavoro. Vengono analizzati anche i settori portanti della crescita, dalle biotecnologie al turismo; la mentalità e il modo per aiutare a cambiarla per agevolare l’applicazione delle riforme. La sanità viene tra l’altro valutata come un’area di potenziale sviluppo del sistema paese e non un elemento che penalizza le finanze pubbliche, ha detto un membro della commissione al giornale, che ricorda come venga suggerita una forte dinamica nelle nuove tecnologie, la possibilità per tutti i francesi di accedere ad almeno un megabit per secondo, l’energia fotovoltaica e lo stoccaggio dell’anidride carbonica come la generalizzazione della motorizzazione ibrida per tutti i veicoli pubblici”.

Bello vedere che abbiamo teste pensanti da esportazione (Bassanini e Monti), peccato che per loro viga il detto “nemo propheta in patria”.

Comunque sia, l’applicazione di ogni proposta richiederà anni, per esempio per eliminare i dipartimenti, le nostre province, sono preventivati 10 anni e forse non basteranno, mentre i problemi d’oggi richiedono orizzonti temporali molto più stretti. Ma allora Sarkozy getta solo del fumo per nascondere l’inconcludenza di governo, come diversi suoi detrattori annunciano? Forse, i fatti ce lo sapranno dire. Quel che è certo che Sarkozy cerca di far sognare e rivivere un paese, di dargli una spinta d’orgoglio. Non lascia “bruciare Sagunto” come sta facendo la nostra classe politica.

  •   Published On : 3 anni ago on Giugno 28, 2017
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  •   Last Updated : Giugno 28, 2017 @ 11:08 am
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